Laika - Romaeuropa Festival, Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Domenica, 22 Novembre 2015 

Istrionico, irriverente, vero animale da palcoscenico, Ascanio Celestini debutta al Romaeuropa Festival con “Laika”, il suo nuovo spettacolo che azzarda un tema a dir poco irrequieto: come sarebbe, cosa farebbe e cosa penserebbe Gesù se tornasse sulla Terra. Con il suo sguardo critico ad alta tensione, Celestini ci porta in un monolocale di periferia, con vista sul parcheggio di un supermercato: lì troviamo Gesù, mandato tra gli uomini non per salvarli, non per redimerli, ma solo per osservarli. Proprio per questo è cieco e a raccontargli quello spicchio asfaltato di mondo che si può vedere dalla finestra è un apostolo, Pietro. A simboleggiare la cecità di chi può osservare il mondo solo attraverso gli occhi di un altro, il monolocale è del tutto spoglio e, come fosse la soggettiva di Gesù, ascolteremo solo la voce di Pietro: la mancanza della vista umana diventa così la condizione per acquisire la vera vista, come Edipo. Gesù non vuole far entrare nessuno in quel monolocale, forse per lasciarsi andare a pensieri e riflessioni: sui miracoli, sul triste destino di Giuda, sul suicidio e soprattutto su quel povero barbone che vede attraverso gli occhi di Pietro, un emigrato clandestino arrivato su un barcone a dormire coperto di cartoni nel parcheggio davanti alla finestra. Accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, capace di evocare atmosfere popolari e raffinate, con la sua carica di energia scenica Celestini narra di come il crollo delle ideologie stia erodendo anche le religioni, osservandole attraverso gli occhi senza vista di un povero Cristo.

 

LAIKA
uno spettacolo di e con Ascanio Celestini
fisarmonica Gianluca Casadei
voce Alba Rohrwacher
prodotto da Fabbrica srl
coprodotto da Romaeuropa Festival
distribuito da Associazione Culturale Lucciola

 

Quello che mi piace, più di tutto, di Ascanio Celestini, è la sua capacità di raccontare, davvero, le persone, che siano i rivoluzionari garibaldini, gli operai o i ritenuti “diversi” a qualsiasi titolo.

Riesce a farti vedere le anime dentro i corpi, dietro gli occhi, come se fossero illuminati dall'interno, la loro vitalità, la loro vulnerabilità, la loro poetica rabbia, la loro incomprensione di ingiustizia.

Riesce a srotolare storie di vite qualsiasi facendoti capire, qualora ce ne fosse bisogno, che nessuna vita è qualsiasi. In "Laika" (omaggio alla cagnetta russa, suo malgrado astronauta e fortemente anticlericale), Celestini si fa barbone, punto d'affanno da cui osservare lucidamente la frenesia inconcludente della società ed ingigantire sotto uno “sguardoscopio” la sua vera miseria; si fa prostituta, carriera nata per uso inappropriato di convenzione tradizionale e poi cristallizzata fra i fumi dei copertoni bruciati; si fa magazziniere, bistrattato, sottopagato, sopra-picchiato ma non sotto-vissuto… tutti loro, carne viva, esposta alle intemperie della solitudine, del sospetto e dell' indifferenza contemporanea.

Ci si perde, rimanendo dolentemente affascinati, fra i racconti svaniti e riapparsi della signora con il cervello “impicciato”, afflitta da una malattia neuro-degenerativa, si vive con lei il sollievo per una memoria scomparsa e la continua scoperta di piccole cose meravigliose. Osserva tutto, dall'alto della sua finestra, un cieco…

Un lavoro attento, documentato dalle realtà effettive delle esistenze precarie dei facchini dei supermercati, resi ultimi e tenuti cinicamente in basso. Repressi anche da chi dovrebbe proteggerli e sostenuti da angeli improbabili.

Sullo sfondo, un teatrino improvvisato, da “strada”, con sipario vermiglio, quasi per burattini; muovono la scena sei piccole lampade di plastica Ikea, alcune casse per le bottiglie, di plastica dura.

Una camicia rossa tiene insieme dei pantaloni neri sformati, dei capelli scarmigliati ed un cappotto nero “sfuso”. Non trattiene Ascanio, che, sostenuto dalle note della fisarmonica di Gianluca Casadei s'offre, in, con, su, per, tra, fra ogni personaggio, con la consueta, generosa, compassione che riesce a lasciar scivolare sottopelle ad ognuno degli spettatori. Platea dopo platea, speriamo si traduca in una società migliore.

 

Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06 45553050
Orario spettacoli: da martedì 10 a sabato 14 novembre ore 21, domenica 15 novembre ore 17
Biglietti: da € 23 a € 25

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Matteo Antonaci, Ufficio stampa Romaeuropa Festival
Sul web: http://romaeuropa.net - www.teatrovascello.it

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