Lady Oscar, François Versailles Rock Drama - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Maura Bonelli Domenica, 22 Marzo 2009 
lady oscar versailles rock drama

Dal 20 marzo al 5 aprile 2009. “Grande festa alla corte di Francia/c’è nel Regno una bimba in più…”, i nostalgici dei cartoon anni ’80 probabilmente speravano in un incipit musicale di questo tipo. Di tutt’altro respiro, invece, l’intro che apre le danze di questo atteso “rock drama”, incentrato sulle avventure di “madamigella Oscar”, costretta dal padre a vestire i panni di uomo.

 

Teatro Vascello

Dal 20 marzo al 5 aprile 2009

Produzione: Associazione “Diverbia et Cantica”

LADY OSCAR François – Versailles Rock Drama

opera in due atti liberamente ispirata al romanzo “Versailles no bara”

di Ryoko Ikeda

noto in Italia con il nome “Lady Oscar”

Regia di Andrea Palotto

Testi e musiche di Andrea Palotto

Direzione musicale e arrangiamenti di Emiliano Torquati

Con:

François – Lady Oscar: Alice Mistroni

Andrè Grandier: Danilo Brugia

Robespierre/Burattinaio: Massimilano Micheli

Augustine Jarjeyes: Alessandro Tirocchi

Fersen: Cristian Ruiz

MariaAntonietta: Emanuela Maiorani

Duca D'Orleans: Igino Massei

Marie: Anna Cetorelli

Contessa/Marguerite: Gloria Gulino

Sophie: Dominga Cozzolino

Re Luigi XVI: Filippo Dini

Re Luigi XV/ Oste: Francesco Biolchini

Bastien: Cristiano Leopardi

Dottore/Valletto: Paolo Cives

E il corpo di ballo

Coreografie di Rita Pivano, assistente Cristian Ruiz

Vocal trainer  Raffaella Misiti, maestro d’armi  Stefano Pantano

Luci di Marco Palmieri, costumi Bianca Borriello

Scene di Gianluca Amodio

 

Francia pre-rivoluzionaria. Una donna, nel dare alla luce sua figlia, muore. Il marito, austero generale dell’esercito, alleva la bimba come fosse un uomo fino a farla nominare da Re Luigi XV comandante delle guardie reali. La storia si svolge tra le contraddizioni interiori di Lady Oscar/Francois che scopre i primi istinti di donna, e gli eventi che hanno segnato la Francia e l’Europa di quei tempi: Robespierre, la miseria del popolo, l’inizio della Rivoluzione. Ad arricchire la storia c’è naturalmente l’amore in tutte le sue forme: taciuto, represso, manifesto, segreto, nascosto, non corrisposto, negato, inseguito, incompreso ed infine raggiunto nel sacrificio estremo.

“Grande festa alla corte di Francia/c’è nel Regno una bimba in più…”, i nostalgici dei cartoon anni ’80 probabilmente speravano in un incipit musicale di questo tipo. Di tutt’altro respiro, invece, l’intro che apre le danze di questo atteso “rock drama”, incentrato sulle avventure di “madamigella Oscar”, costretta dal padre a vestire i panni di uomo.

Con l’aiuto delle ingegnose e spettacolari scenografie strutturate su due livelli (in alto lo spazio scenico della corte, in basso quello del popolo), si respira fin dai primi minuti l’atmosfera che regnerà per tutta la messinscena: il contrasto tra la corte, marionette folli e imbellettate, e il popolo, sofferente e misero, ma in cui comincia già a diffondersi, come un morbo, la rivoluzione.

La Francia, le successioni reali, le feste sfarzose a corte, lo scontento crescente del popolo sono da sfondo alla storia di Lady Oscar/Francois, qui interpretata dalla brava Alice Mistroni, di cui apprezziamo la presenza scenica (malgrado un po’ di rigidità, forse per la divisa) e la voce da usignolo. Accanto a Francois il suo amico d’infanzia André interpretato da Danilo Brugia, più noto per i primissimi piani che gli dedica la soap “Cento vetrine”, che regala al pubblico una discreta performance.

Scandita dalle musiche (coinvolgenti ma senza troppi slanci, con qualche richiamo a “Notre Dame de Paris”), seguiamo con partecipazione la storia di Francois: i contrasti con il padre-padrone, gli allenamenti di scherma con André, la nomina di Capo delle Guardie, l’amore non corrisposto per il Conte Fersen e infine quello per André, compreso solo quando la rivoluzione è già scoppiata, la testa di Maria Antonietta è caduta, e la morte è vicina.

Tutto questo mentre un Robespierre/Burattinaio (Massimiliano Micheli) diverte la plebe con spettacolini satirici di marionette, in cui i bersagli sono il re, la regina, i nobili della corte. Questi spettacoli costituiscono un intelligente e originale intermezzo, sempre funzionale alla storia: la satira pian piano diventa tagliente, agita gli animi del popolo, e porterà agli eventi che conosciamo. La resa scenica delle marionette è geniale: gli stessi personaggi, vestiti con lunghi sacchi e con guanti bianchi da cucina sulle mani, interpretano i burattini di se stessi, adottando una recitazione sopra le righe che, da un lato, richiama gli schemi della Commedia dell’arte, e, dall’altro, strizza un occhio ad alcuni stilemi propri dei manga giapponesi (la ridicolizzazione dei personaggi, resi come pupazzetti dalle vocine acute, come nel cartoon “Pollon”).

Un altro aspetto degno di nota è la caratterizzazione a contrasto della corte e del popolo, grazie alla recitazione e ai costumi. I nobili sono fantocci grotteschi, con visi bianchi, sorrisi inquietanti e gote rosse come bambole – bambole dalle teste pericolanti. L’ispirazione alla Commedia dell’arte e a certe trasposizioni cinematografiche del genere (“Romeo e Giulietta” del visionario Baz Luhrmann) è più che evidente. La stessa Maria Antonietta (Emanuela Maiorani) è una bambolina capricciosa dalla chioma voluminosa e posticcia, il re Luigi XVI (Filippo Dini) un pupazzetto bambinone e tonto, con la divertente vocina da cartone animato, il Duca d’Orleans (magistralmente interpretato da Igino Massei), mellifluo e serpentino, è un altro dei fantocci di corte, vestiti di lustrini e paillettes. Il popolo è la miseria: abiti/stracci dai colori neutri tutti uguali, niente trucchi, nessuna esagerazione. La recitazione è naturale, è vera; come è vera la sofferenza e la fame.

Un plauso particolare va a tutti quegli elementi tra attori e ballerini normalmente definiti “secondari” (o “popolari”, è il caso di dire). Cristiano Leopardi (Bastien), convincente nel ruolo di sbruffone che nasconde un cuore d’oro; Dominga Cozzolino (Sophie), che non scorderemo per la sua voce; Anna Cetorelli, divertentissima nonna di André (Marie); il giovanissimo corpo di ballo, che nonostante alcune imperfezioni, ha saputo scandire con energia e grazia il corso della storia.

Uno spettacolo completo, un contenitore di ideali politici e sociali, di sentimenti, che forse meriterebbe uno spazio ancora più grande per potersi esprimere al meglio. Uno spettacolo di grande trasporto emotivo, come nella scena della rivoluzione guidata da Robespierre, sottolineata dalla musica “Uguaglianza, fraternità”, forse una delle più belle per il suo ritmo incalzante, crescente, grintoso (che ricorda alcuni versi del Marat-Sade di Peter Weiss): musica, voci, ballerini evocano immagini di tamburi, bandiere, strade polverose e volti di ribelli in cammino verso il proprio diritto alla giustizia.

 

TEATRO VASCELLO di Roma

Via Giacinto Carini 72 - Telefono  06/5881021

Orari: ore 21.00, domenica ore 17.00
Biglietti: Intero € 22,00, ridotto € 18,00, gruppi € 15,00, scuole € 10,00 solo matinée

 

Articolo di: Maura Bonelli

Grazie a: Ufficio Stampa SVS

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Sul web: www.francoisthemusical.net

 

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