Ladro di razza - Teatro San Babila (Milano)

Scritto da  Giovedì, 09 Aprile 2015 

Alcuni anni fa avevo visto per pura curiosità una sua commedia interpretata da Ornella Muti, intitolata ‘L’Ebreo’, scoprendo non solo che la Muti a teatro se la cava egregiamente ma che pure il testo della commedia, ben realizzata, era eccellente e intrigante. Così è stato più facile voler vedere una nuova piéce firmata da Gianni Clementi, "Ladro di razza" al Teatro San Babila dal 20 al 29 marzo con tre bravissimi interpreti, Massimo Dapporto, Susanna Marcomeni e Blas Roca Rey. Clementi ha firmato numerose commedie di successo, è tra gli autori più rappresentati sui palcoscenici italiani e più apprezzati dal pubblico, e molti suoi testi sono stati tradotti all’estero, in spagnolo, francese, tedesco, greco, inglese e russo.

 

Produzione di Teatro San Babila e Fama Fantasma Srl presentano
LADRO DI RAZZA
di Gianni Clementi
regia Marco Mattolini
con Massimo Dapporto, Susanna Marcomeni e Blas Roca Rey

 

Massimo Dapporto, figlio d’arte e attore ben noto ai cultori di fiction televisive ma anche agli amanti del teatro, interpreta benissimo il ruolo di un ometto che, uscito dal carcere per furtarelli, borseggi e truffe, sapendo che un usuraio al quale deve troppi soldi lo sta cercando, non torna a casa propria per sfuggire alle inevitabili bastonate ma si reca da un vecchio amico che abita in una baracca vicino al suo luogo di lavoro, una fonderia romana. Ci troviamo nel 1943, siamo in piena guerra ma a Roma chi può cerca di cavarsela sempre allo stesso modo, ridendo e scherzando. Così Tito, il protagonista, finge con Oreste, il suo amico lavoratore, di sapersela cavare molto bene ma alla fine rivela la fame, la sete e il bisogno di dormire al sicuro. L’amico lo accoglie sebbene si fidi poco di lui ma in fondo si conoscono da una vita e non si lascia un uomo in mezzo alla strada neppure se si dispone solamente di una misera stanzetta umida e fredda.

Quando Oreste cerca di convincere Tito a lavorare pure lui in fonderia, l’uomo ride e dice che si guadagna troppo poco per tanto lavoro, ammettendo che tutto sommato a lui non va di lavorare. L’uso del dialetto romano porta facilmente a ricordare certi film neorealisti di De Sica e Rossellini in cui tanti italiani in difficoltà cercavano di sopravvivere in modo da sperare solo di non essere beccati, anche travestendosi per realizzare piccole truffe. Ma qui la faccenda si sviluppa attorno alla persona che tiene i conti della fornace, Rachele, socia del proprietario: abita in una bella casa di proprietà e, quando Tito le porta i libri contabili per fare un favore a Oreste che aveva un altro impegno, scopre che la vecchia signora potrebbe diventare un’occasione per un furto colossale e tenta di ingraziarsela per guadagnarsi la sua fiducia e frequentare l’appartamento, scoprendo meglio cosa rubare.

Molto bella la scenografia che presenta sul medesimo palcoscenico, suddiviso da un invisibile muro di differenza di ceto sociale e quartiere, i due spazi abitati da Oreste e da Rachele, entrambi davanti agli occhi di tutti ma illuminati solo uno alla volta. La donna è un’ebrea vissuta sempre sola, capace però di occuparsi degli affari che furono del padre, ereditandone il benessere e aumentandolo con dedizione e molto lavoro. Così da un lato il grigio della baracca spoglia, con solo patate da mangiare, dall’altro lato una casa riccamente arredata, luminosa, con tendaggi e ben decorata da tappeti, argenteria, quadri d’autore. Il bagno ha perfino la vasca, come scoprirà Tito, e la signora offre da bere un vero caffè con ottima torta fatta in casa da lei stessa. Tito prova a immaginare di fare il colpo della sua vita proprio sposando la donna e comincia a lusingarla, a farle la corte, finché decide che lei non gli piace proprio e che tutto sommato è meglio derubarla e basta. Cerca l’aiuto di Oreste che però si rifiuta, considerandosi onesto. Inoltre frequenta una cellula politica di partigiani che vorrebbe contrastare i tedeschi, ma Tito lo prende in giro e magnifica quante cose loro potrebbero fare col denaro rubato. Oreste tenta di convincerlo che è pericolosissimo, i tedeschi rubano già tutto a tutti, deve stare attento.

Pur di non lavorare, Tito però non desiste e quando la povera Rachele si innamora di lui, sente che è giunto il momento di attuare il suo piano, a cui finalmente Oreste ha aderito per poter sposare la sua fidanzatina, sapendo di non avere altro modo di procurarsi denaro in gran quantità. Tito ha saputo dei 50 chili d’oro che la comunità ebraica ha dovuto raccogliere per impedire che centinaia di ebrei fossero uccisi dai tedeschi, che appunto volevano oro. Sa pure che in casa ci sono soldi e argento, però. Ma la sera prescelta è quella del 16 ottobre, gran brutta data perché è la notte del rastrellamento dei tedeschi nel ghetto ebraico romano e mentre Oreste decide di lasciare tutta la refurtiva già messa nei sacchi per pietà verso Rachele e fuggire, Tito prima lo segue e poi torna indietro per solidarietà verso quella donna in fondo sincera e innocente. Decide di non lasciarla sola nel momento più terribile, quello della deportazione: sceglie di diventare ‘ladro di razza’ per stare con lei e chissà, magari lavorerà in Germania dopo non averlo mai fatto nel suo paese…

La commedia non concede colpi di scena per chi conosce bene la storia della seconda guerra mondiale ma ci sono moltissimi momenti comici grazie all’abilità degli attori di essere umani e umoristici, oltre all’ottimo lavoro del regista, Marco Mattolini, che conduce tutti i movimenti come fosse la direzione di un film, con tanti momenti di bel teatro.


Teatro San Babila - corso Venezia 2/A, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/798010, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.30, mercoledì e domenica ore 15.30, lunedì riposo
Biglietti: intero 27,50 euro; ridotto fino a 30 anni 22 euro (prezzi comprensivi di prevendita)

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Ufficio stampa Teatro San Babila
Sul web: www.teatrosanbabilamilano.it

Commenti   

 
#1 Ladro di razzaGuest 2015-04-24 17:18
A fine marzo ho finalmente avuto la possibilità di vedere dal vivo Massimo Dapporto al Teatro San Babila di Milano.
Ho assistito tre volte alla rappresentazion e della pièce che ho apprezzato moltissimo sia per il testo davvero divertente, con molti spunti di riflessione e una scena finale commovente e indimenticabile , interpretata in modo magistrale da Massimo Dapporto, il mio Mito Eterno che seguo con grandissima stima ed affetto da oltre vent'anni! Sicuramente è stata una scelta molto indovinata da parte mia assistere tre volte allo spettacolo, se tornassi indietro non esiterei a ripeterla! È una gioia per gli occhi e per il cuore veder recitare Massimo Dapporto dal vivo sul palcoscenico! Ogni volta supera sé stesso! E' stato un onore averlo avuto a Milano e spero ritorni prestissimo con altri lavori.
"Ladro di razza" è stato un lavoro perfetto che mi ha conquistata dai primi dialoghi! I tre attori presenti sul palco, Massimo Dapporto, Blas Roca Rey e Susanna Marcomeni impeccabili nella recitazione e persone bellissime fuori, nel momento in cui ho avuto il piacere di conoscerli: molto disponibili, umili e vicini ai loro fans.
 
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