Ladro di razza - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Lunedì, 03 Gennaio 2011 
Ladro di razza

Dal 29 dicembre al 23 gennaio. Autunno 1943, in una Roma funestata dalla tragedia del rastrellamento nazista nel ghetto ebraico le vicende esistenziali di Tiberio, un truffatore impenitente appena uscito dal carcere di Regina Coeli e in costante ricerca di espedienti per sbarcare il lunario, Oreste, un onesto e combattivo operaio delle fornaci di Valle Aurelia, e Rachele, una ricca ed austera zitella ebrea, si intrecciano in un’appassionante tragicommedia che alterna spassoso divertimento a istanti di sincera commozione. Con tre protagonisti d’eccezione: Rodolfo Laganà, Francesco Pannofino e Francesca Reggiani.

Pietro Mezzasoma presenta

Rodolfo Laganà, Francesca Reggiani, Francesco Pannofino in

LADRO DI RAZZA

di Gianni Clementi

regia di Stefano Reali

scene Anna Aglietto

costumi Alfonsina Lettieri

colonna sonora a cura di Stefano Reali

(con musiche di Ennio Morricone)

direttore di scena Matteo Hintermann

foto di scena Adolfo Franzò

produzione Teatro e Società srl

direzione amministrativa Vanessa Gasbarri

 

Il Sala Umberto di Roma inaugura il nuovo anno con uno spettacolo che, sin dalla presentazione del cartellone della stagione teatrale attualmente in corso, aveva destato notevole curiosità ed aspettative sia tra gli spettatori che tra gli addetti ai lavori, almeno per tre più che convincenti motivazioni: la pièce porta la prestigiosa firma di Gianni Clementi, autore tra i più talentuosi e prolifici nell’alveo della commedia brillante italiana (tra le sue opere drammaturgiche che hanno riscosso maggior successo negli ultimi anni è possibile ad esempio annoverare “Grisù, Giuseppe e Maria, “L’ebreo”, “Ben Hur” e “Lo scopone scientifico”), la regia è stata affidata a Stefano Reali, regista e sceneggiatore tra i più apprezzati sia in ambito cinematografico che televisivo, ed i protagonisti delle vicende narrate vengono interpretati da tre attori dall’inconfondibile carisma, espressività e vis comica tali da renderli nel corso degli ultimi decenni tra i più stimati beniamini del pubblico, Rodolfo Laganà, Francesca Reggiani e Francesco Pannofino. Aspettative che possiamo dire ampiamente confermate ed anzi superate.

Tiberio (Rodolfo Laganà) è il “ladro di razza” del titolo: ha appena varcato la soglia del carcere di Regina Coeli dopo aver scontato l’ennesima condanna per i continui furti, truffe e rocamboleschi stratagemmi che costituiscono, secondo la sua personalissima visione della vita, l’unico modo per procacciarsi il pane quotidiano; il pericolo più minaccioso non è però ancora scampato, visto che il più violento ed implacabile strozzino di Roma è sulle sue tracce per riscuotere l’ingente somma di denaro che gli ha prestato prima della detenzione. Per sfuggire alle grinfie di questo terribile “cravattaro” Tiberio evita accuratamente di tornare a casa sua e cerca rifugio dall’ amico di vecchia data Oreste (Francesco Pannofino), un operaio delle fornaci di Valle Aurelia che vive in una misera catapecchia di lamiere senza cibo né comodità, ma in compenso abbondantemente provvista di spifferi e topi. Siamo difatti nell’ottobre del 1943 e il popolo romano è letteralmente in ginocchio sotto i colpi inferti dal secondo conflitto mondiale: si beve cicorione anziché caffè, a Piazza Venezia sono stati piantati gli orti di guerra e si svende l’oro in cambio di farina e derrate alimentari. Mentre i cittadini più coraggiosi ed insofferenti alla tirannia del regime nazifascista, tra cui lo stesso Oreste, si riuniscono in segrete congregazioni partigiane per organizzare una resistenza armata, l’egoista e superficiale Tiberio, tradendo completamente l’eredità ideologica di suo padre che aveva combattuto da partigiano, pensa unicamente al proprio tornaconto e a racimolare più soldi possibili per scampare l’ira del vorace usuraio alle sue calcagna. Un fortuito caso del destino gli permette però di conoscere Rachele Bises (Francesca Reggiani), zitella ebrea tanto ricca, quanto diffidente ed austera: inebriato dall’argenteria e dai preziosi che vede disseminati nel lussuoso appartamento nel cuore del ghetto in cui la donna vive da sola, dapprima pensa di derubarla a mani basse, ma soltanto qualche istante dopo intravede la possibilità di un affare di gran lunga più vantaggioso: conquistare il cuore della goffa e sgraziata “bruttina stagionata” per poi ripulirla di tutti i suoi averi, prosciugando anche il suo faraonico conto in banca.

Nel frattempo però i nazisti hanno richiesto alla popolazione ebraica di Roma il pagamento di un gravosissimo ed odioso balzello, ben cinquanta chili d’oro, per comprare la propria incolumità ed evitare la deportazione nei terrificanti campi di concentramento; in un’atroce lotta contro il tempo gli ebrei, sostenuti dalla generosità degli altri cittadini romani, riescono a racimolare e a consegnare quanto richiesto ma purtroppo questo non sarà sufficiente. All’alba del 16 ottobre 1943 le truppe naziste, non rispettando gli accordi stabiliti, invadono infatti i vicoli del ghetto dando vita a un rastrellamento degli ebrei che rimarrà impresso come una delle pagine più vergognose e lorde di sangue della storia italiana del Novecento. Proprio in quella notte Tiberio, con la complicità dell’amico Oreste, stava portando a termine il suo progetto di derubare l’inesperta ed ormai teneramente innamorata Rachele ma questi drammatici avvenimenti storici sovvertiranno completamente il corso degli eventi ed il nostro manigoldo protagonista scoverà dentro di sé il coraggio di compiere un gesto di abnegazione, sacrificio e coraggio che lascerà la spettatore con il groppo in gola e una lacrima di commozione nelle pupille.

Ispirandosi all’immortale tradizione del cinema italiano neorealista, lo spettacolo dipinge con vigore e passione un ben preciso spaccato storico del periodo del secondo conflitto mondiale, attraverso il vissuto quotidiano e le disavventure di tre personaggi nei quali lo spettatore finisce inevitabilmente per immedesimarsi, comprendendone sofferenza e disagio, emozioni e debolezze. I tre attori in scena riescono a tratteggiare con sorprendente ricchezza di sfumature e accenti l’evoluzione delle dinamiche psicologiche dei rispettivi personaggi: Francesco Pannofino si fa portatore della comicità verace, a tratti anche piuttosto sanguigna e virulenta, dell’operaio combattente Oreste, mentre Rodolfo Laganà veste alla perfezione i panni del simpaticissimo ciarlatano Tiberio, avido imbroglione che si trasforma dapprima in un improbabile seduttore per poi svelare un singolare spirito di sacrificio e una nobiltà d’animo che lo riabiliteranno da tutte le nefandezze sino ad allora compiute; veramente irresistibile infine l’interpretazione di Francesca Reggiani che regala una vastissima gamma di colori, stati d’animo e nevrosi al personaggio di Rachele, attempata zitella ebrea che finalmente schiude il proprio cuore ad un sentimento che le riscalderà l’anima nei terribili giorni della persecuzione nazista. Un sentito plauso alla Reggiani che, abbandonata la consueta satira dissacrante e spassosa, ci mostra altre affascinanti sfaccettature del suo poliedrico talento recitativo, rivelandosi senza ombra di dubbio la migliore in scena.

La regia di Stefano Reali guida sapientemente questo tris d’assi in un testo teatrale che soffre di qualche lentezza e rigidità nel primo atto per poi esplodere in un rutilante intreccio di vicende e colpi di scena nella seconda parte. La messinscena è ulteriormente impreziosita dalle sontuose scenografie minuziosamente curate nei minimi dettagli da Anna Aglietto, dall’accompagnamento delle pregiate musiche composte dal premio Oscar Ennio Morricone (peraltro presente in sala in occasione della prima rappresentazione ed, ovviamente, accolto da un applauso scrosciante dell’intera platea) e dalla proiezione durante i cambi di scena di immagini tratte dalla pellicola “L’oro di Roma” di Carlo Vizzani, anch’egli presente alla prima. Forse l’unica pecca ravvisabile nello spettacolo risiede proprio nella notevole frequenza dei cambi di scena e nella loro eccessiva macchinosità che spezza frequentemente il ritmo della narrazione rendendola meno avvincente e godibile per lo spettatore; piccolo inconveniente che sicuramente potrà essere risolto replica dopo replica, oliando con maggiore perizia gli ingranaggi di questo ricca e complessa struttura scenografica.

In definitiva uno spettacolo da non perdere per ridere di gusto e al contempo rivolgere un pensiero ad una delle pagine più dolorose e laceranti del nostro recente passato, un viaggio sull’onda dell’emozione che diverte e coinvolge lo spettatore facendolo riflettere.

 

Teatro Sala Umberto – via della Mercede 50, Roma

Per informazioni e prenotazioni: 06/6794753, 06/9727406566

Prezzi: poltronissima €30, poltrona €25, galleria €20

Orari: dal martedì al sabato ore 21, secondo mercoledì ore 17, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17,30

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Ufficio Stampa SVS

Sul web: www.salaumberto.com

 

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