La voce umana/Il bell’indifferente - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Lunedì, 26 Maggio 2014 

Nella lunga carriera artistica di Adriana Asti è capitato, in più occasioni, che registi di fama internazionale le chiedessero di recitare nuda. Lo racconta lei stessa, con quell'ironia lieve e sottile che la contraddistingue. Ma ciò che fa di lei una grande attrice, destinata a lasciare di sé un ricordo immortale, è un altro tipo di nudità: lo “spogliarello dell'anima”, che ogni volta propone in scena con grande maestria; la capacità di mostrare nella loro trasparenza i sentimenti, le emozioni che si muovono dentro il cuore dei personaggi che interpreta.

 

 

 

 

 

Spoleto56 Festival dei 2Mondi presenta
coproduzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana /Spoleto56 Festival dei 2Mondi
con la collaborazione di Mittelfest 2013
Adriana Asti in
LA VOCE UMANA/IL BELL’INDIFFERENTE
di Jean Cocteau
traduzione René de Ceccatty
con Mauro Conte
regia Benoît Jacquot
scene Roberto Plate
costumi Nicoletta Ercole e Christian Gasc
luci Daniele Nannuzzi e Jacques Rouveyrollis

 

 

Dal 20 al 25 maggio la signora del palcoscenico - milanese di nascita, mitteleuropea di indole - ha proposto agli spettatori del Piccolo Teatro Grassi due ritratti di donna, entrambi partoriti dal genio di Jean Cocteau. Ed è, ancora una volta, la conferma di un talento unico; la riprova che lo scorrere degli anni, oltre a non segnare minimamente il suo viso da bambina curiosa, non scalfisce neppure quel candore furbo che è il riassunto della sua personalità - candore furbo è un ossimoro, ma nel suo caso diventa continuità, compresenza pacifica di elementi opposti.


La voce umana e Il bell'indifferente: due storie di donne, due storie di fragilità. Entrambe hanno problemi d'amore: la prima fa un disperato colloquio telefonico con l'ex amante, che a tutto è interessato fuorché a ricucire un rapporto ormai finito; la seconda si confronta con un compagno presente in carne e ossa, ma con la testa da tutt'altra parte, disinteressato ad ascoltare i suoi sfoghi.


Ci voleva la sensibilità del drammaturgo francese per costruire queste due figure dalla psicologia frastagliata, ma senza un'attrice brava come la Asti - oppure come la Magnani, che interpretò quella stessa parte in un film di Rossellini - ogni sforzo letterario del drammaturgo evaporerebbe.


Al Piccolo il pubblico vede muoversi davanti a sé una figurina esile, minuta, quasi eterea. Mai fidarsi delle apparenze: in realtà quelle donne sono provviste di una solidità incredibile, creature fatte di carne, ossa e cartilagini. E la rivendicano, questa corporeità. Gli affanni dell'amante che cerca di riconquistare il suo uomo e l'impazienza della donna che reclama attenzione dal proprio compagno non sono sentimenti astratti, fluidi: niente di ciò che dicono nei 75 minuti dello spettacolo si disperde nell'aria; rimane tutto impresso nelle orecchie della gente seduta in sala, che non si perde nemmeno una delle mille e più parole da loro proferite, a mo' di confessione pubblica.


La protagonista assoluta è Adriana. C'è una scenografia attorno a lei - un letto, un abat-jour, un telefono d'altri tempi - ma sono tutti elementi di corredo che, di fronte alla sua bravura travolgente, diventano un mero contorno. Poteva pure non esserci, quella scenografia. E poteva anche non esserci l'attore muto che si nasconde dietro il giornale: un manichino, sinceramente, sarebbe stata un'idea più efficace.


La Asti, che in più interviste ha dichiarato di aver sempre lasciato i suoi uomini e dunque di non aver mai conosciuto l'esperienza dell'abbandono, sul palcoscenico sa rendere alla grande la situazione opposta a quella da lei personalmente vissuta. Questo significa essere una grande interprete. Suo padre, che le disse chiaro e tondo di non recitare perché non era tagliata, aveva preso una ‘cappellata’ incredibile. Non aveva compreso che quella figlia così introversa si distingueva per il suo mondo interiore variopinto; non aveva intuito che il bisogno di fuga di quella ragazza aveva delle ragioni profonde - che lei stessa lì per lì non conosceva: solo col passare degli anni avrebbe realizzato che la sua vita doveva ruotare attorno alla recitazione. Il lavoro di attrice le ha dato molta felicità. Quella felicità che né la Winnie del beckettiano Giorni felici - altro personaggio da lei proposto al Piccolo - né le protagoniste di La voce umana e Il bell'indifferente riusciranno mai a conquistare. Perché non hanno il vigore morale di Adriana. Non hanno la sua forza.

 

 

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: 848800304
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 19.30, mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30, domenica ore 16, lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 75 minuti senza intervallo

 

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web: www.piccoloteatro.org

 

 

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