La Vita inAttesa - Teatro Tordinona (Roma)

Scritto da  Giovedì, 25 Maggio 2017 

Venerdì 19 maggio “La Vita inAttesa” di e con Pino Grossi è andato in scena nell’ambito della rassegna/concorso Urgenze 2017, nata da un’idea di Francesca Romana Miceli Picardi, autrice, regista e attrice, sostenuta e coadiuvata da Ulisse Benedetti, Lara Panizzi e Marianna Stoico. Testo, regia e interpretazione di Pino Grossi per questo spettacolo autoprodotto, con Bernadetta Lucchetti all’aiuto regia. Nella sua semplicità un testo poetico, con una vena di malinconia, essenzialmente un testo musicale con i suoi ritornelli. Sono la musica e il gesto della danza il punto forte; forse manca di climax che una regia eterodiretta potrebbe aiutare o sviluppare in uno spettacolo di teatro danza.

 

LA VITA INATTESA
scritto, diretto e interpretato da Pino Grossi
aiuto regia Bernadetta Lucchetti

Il titolo, volutamente ambivalente, non ambiguo, si può leggere come una vita che resta in attesa di qualcosa che non verrà, perché forse la vita è questo, un cammino sospeso verso il sogno in attesa di raggiungere traguardi, mentre occasioni e persone si perdono; oppure, pensando ad un’unica parola, “inattesa” diventa aggettivo: il lato incerto, oscuro ma anche interessante della vita che ci sorprende sempre.

Scritto con garbo il testo è velato di malinconia e nella sua circolarità, a volte un po’ monocolore, sviluppa un lato poetico: una partitura musicale il cui refrain racconta il messaggio, la riflessione, il punto di vista esistenziale dell’autore: il bisogno di fermarsi per “far tacere i pensieri” e sentire solo la sensazione di quel “friggere” dentro, che è lo spazio di raccoglimento e silenzio per ascoltare la vita, ma che è anche l’emozione, sia pure triste, che racconta la vita. E’ il bisogno di libertà, quell’obbligo di danzare a piedi nudi, di sentire il contatto con il terreno, lo spazio sotto i piedi.

La danza diventa una metafora del vivere senza perdere il contatto con la realtà e la sua semplicità più terrestre, vitale, ma anche la voglia di volare. L’uomo solo con una valigia che contiene l’essenziale rievoca la propria esistenza di gioie e dolori, con una prevalenza di questi ultimi e, come un giocoliere, gli oggetti raccontano le tappe della sua crescita, scandiscono il tempo. In fondo non possiede nulla il protagonista, né la foto della donna amata in tenera età che sognava maliziosamente di diventare donna, né quella del padre “e perché avrei dovuto?” si chiede. In effetti sembra che le cose che restano attaccate non siano oggetti ma sentimenti, che ci abitano. Ecco perché una cornice d’argento vuota è molto più densa di una fotografia.

Raccontando la sua vita in…attesa, il protagonista con le sue poche cose, dichiara che “troppi oggetti…non sono che troppi ingombri”. Mentre vive i giorni che segnano “la sua vita in attesa” inattesi alcuni temi si affacciano alla mente e lui li percorre ritrovando i suoi giochi bambini che si interrompevano perché i corpi restavano immobili: “se ne stava lì ferma senza muoversi e aspettavo aspettavo che da un momento all’altro si alzasse…” ma quei giochi bambini si interrompevano anche perché la vita che cresceva reclamava il suo spazio. Ecco che “una giovane ragazza sempre in volo come una freccia…” appare nella sua memoria e lui tenta di trattenerla per poi lasciarla andare via perché la vita è anche questo. Lasciare essere chi si ama altro da quello che desideriamo. Guardarla mettere maliziosamente il rossetto - quel rossetto che di nascosto il protagonista bacia quasi per raggiungere le labbra di lei - e poi non poterle impedire di essere di un altro, in una fatale metafora di rosso passione e sangue.

Abbiamo chiesto a fine spettacolo al protagonista quale fosse l’ispirazione del testo e ci ha raccontato che la prima idea risale al 2008 quando, dopo un periodo personale difficile, cercò l’ispirazione in testi di vari autori per raccontare la vita di un uomo in quattro momenti, ma via via che il tempo passava e la ricerca continuava si fece “prendere dalla penna” e scelse la via di una scrittura originale. Così ci sono i temi della morte, dell’amore, della perdita del padre e in generale del distacco dalle origini; e della libertà di stare a piedi nudi e danzare, quasi un obbligo, una vocazione profonda, questa tutta autobiografica per chi ha fatto da sempre teatro, in particolare teatro sperimentale e ha cominciato proprio dal teatro danza.

 

Teatro Tordinona (Sala Starsberg) - Via degli Acquasparta 16, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.7004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: ore 21.00
Biglietti: 10 €, abbonamento a quattro spettacoli 25 €, abbonamento a dodici spettacoli 75 €

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Carla Romana Antolini, Ufficio stampa Teatro Tordinona
Sul web: www.tordinonateatro.it

Commenti   

 
#1 grazieGuest 2017-05-26 10:36
Salve sono Pino Grossi, autore e attore dello spettacolo "la vita inAttesa", volevo soltanto ringraziare Ilaria Guidantoni, per la recensione e per l'attenzione con cui ha seguito il mio spettacolo, riusciendo a percepire le sottili sfumature.

grazie
 

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