La vita ferma - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Sabato, 24 Giugno 2017 

Cosa succede nella nostra vita dopo il dolore di un lutto? L’interrogativo è al centro di “La vita ferma” pièce dolceamara scritta e diretta da Lucia Calamaro, andata in scena al Teatro Franco Parenti di Milano. Dopo aver indagato il dramma della precarietà e della disoccupazione nel suo penultimo lavoro, “Diario del tempo”, Lucia Calamaro indaga con ironia e delicatezza su uno dei temi-tabù: l’elaborazione del lutto.

 

LA VITA FERMA
Sguardi sul dolore del ricordo
dramma di pensiero in tre atti
scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua
assistenza alla regia Camilla Brison
scene e costumi Lucia Calamaro
contributi pitturali Marina Haas
direttore tecnico Loic Hamelin
produzione Sardegna Teatro, Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro di Roma presenta
coproduzione Festival d’Automne à Paris / Odéon-Théâtre de l’Europe
in collaborazione con La Chartreuse - Centre national des écritures du spectacle e il sostegno di Angelo Mai e PAV

 

Un fenomeno complesso per il quale la drammaturga chiama in campo Joyce e il sentimentalismo e offre una visione articolata e profonda di quello spazio bianco che separa la fine del dolore per la perdita dei cari e il ricordo di chi non c’è più. “La vita ferma” è ambientato in una dimensione familiare, borghese e intima: una giovane insegnante di danza, moglie e madre di una bambina di undici anni, scompare prematuramente lasciando dietro di sé una scia di sentimenti contraddittori e complessi, difficili da decifrare.

La pièce è articolata in tre atti. Il primo atto vola via leggero, la drammaticità della situazione (la donna è morta da poco e il marito sta traslocando) è smorzata dai toni da sit com. In scena si parla dell’elaborazione del lutto come processo di salvaguardia dei vivi contro i morti. Una voce fuori campo ricorda che ricordare è resistere e che di fronte alla morte siamo più che mai animali. Successivamente prendono forma i personaggi: Simona e Riccardo, marito e moglie divisi dalla prematura scomparsa di lei. Simona è una morta “vitale” che non vuole essere dimenticata perché “tutto quello che è di dominio affettivo aspira all’assoluto, poi ci pensa la vita a ricordarci che è relativo”. È alla ricerca di un ricordo che le somigli mentre tormenta il marito alle prese con un trasloco. Allora sulla scena prende forma la rievocazione del primo incontro tra i due coniugi. Al planetario lui giovane e impacciato ricercatore di storia e lei stramba danzatrice. È una scena vivace, Riccardo si mostra verboso e goffo mentre lei è nervosa e permalosa ma irresistibile persino quando dice cattiverie. “Il ricordo ricuce il ponte tra passato e futuro”.

La pièce scorre leggera attraverso la comicità naturale dei due protagonisti, finchè arriva il buio nel pomeriggio, la scena si oscura e il fondo si riempie di scatoloni. Il secondo atto si apre con un buio iniziale dal quale prenderà poi forma un pareo arancione e farà la propria comparsa sul palco Alice, la figlia undicenne di Simona e Riccardo. L'atmosfera si fa più cupa e la comicità iniziale lascia spazio a momenti di disperazione: l’esaurimento di Simona, il disagio psicologico della figlia sfogato attraverso incomprensibili disegni di mostri. I toni si smorzano, ma per poco, quando Simona esprime pentimento per la sua vita da telespettatrice. Il sentimentalismo, la compassione, l’insonnia, gli hipster diventano argomenti di discussione da trattare con la soave leggerezza del primo atto, ma si fanno sempre più frequenti i cenni al malessere e alla malattia. Si materializza anche la sala d’aspetto di un medico, in cui Simona incontra una vecchia amica. Simona vorrebbe “fermare la vita” proprio nel momento in cui le sta sfuggendo via. La tensione emotiva giunge all’apice quando la scena si sposta in chiesa e i protagonisti sono Riccardo e Alice, la morte incombe come scoperta inquietante nell’immaginario dell’undicenne che dà vita ad uno sproloquio condito da un eccesso di sentimentalismo.

Il terzo atto vede uno spostamento della dimensione temporale: in un futuro non molto lontano, Alice è ormai cresciuta e ritrova Riccardo, invecchiato, sulla tomba della madre. Prende corpo un dialogo conflittuale, in cui i due ragionano su come la prematura scomparsa di Simona abbia segnato le loro vite.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì ore 20.30, venerdì ore 19.45, sabato e domenica ore 20.30
Biglietti: intero 25€, over65/under26 15€, convenzioni 18€

Articolo di: Laura Timpanaro
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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