La Vita Davanti - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Lunedì, 14 Gennaio 2013 

Un monologo che riempie la scena con una vera e propria performance e un’energia tutta interiore come il messaggio che lascia, una domanda: "Si può vivere senza amore?". E’ quello che ci chiede – in un colloquio che diventa un’interrogazione intima con il pubblico, fin troppo coinvolgente - in maniera disarmante Mohamed, detto Momo, musulmano e abbandonato dalla madre prostituta nell'appartamento-orfanatrofio di Madame Rosa, anche lei ex ragazza di vita, ebrea polacca ormai dedita ai figli delle madri che vivono di notte. Lo spettacolo è un’apologia della narrazione perché l’importante nella vita è avere una storia da raccontare – e qualcuno da amare che sappia ascoltare – pur nella storia strampalata di una casa famiglia improvvisata a Belleville. E’ anche il racconto di un insolito gruppo multietnico, involontario, storia di amicizia e solidarietà. Bravo l’interprete, assolutamente credibile. Fin dalle prime battute ho pensato: “assomiglia ai miei amici tunisini, quando parlano italiano”.

 

LA VITA DAVANTI
da Emile Ajar
di e con Tony Allotta

 

 

Un'indagine sull'amore ai tempi della crisi attraverso la strana storia di un'anziana prostituta ebrea scampata ai campi di concentramento di Auschwitz, Madame Rosa, che nella Belleville multietnica degli Anni ‘80 si occupa dei figli delle prostitute in un piccolo appartamento al sesto piano, pieno di cacca, di giocattoli inventati, di mocciosi che rubano per ottenere attenzioni. Una storia tenera pur se un po’ strampalata che il pubblico vive in modo ravvicinato dal racconto di Mohamed, un arabo cresciuto in quelle due stanze che ricorda la sua mamma adottiva, che è molto più di una semplice mamma adottiva.
Il pubblico non ha scampo incalzato com’è dal ragazzo chiamato Momo che ci coinvolge con la sua energia, gli origami in forma di animali appesi al soffitto e una serie di pupazzi che raccontano la vetrina di un giocattolaio e che per il piccolo orfano restano compagni di sogni. La scena è scarna ma l’energia del protagonista è debordante e scuote gli spettatori fin quando alla fine li trattiene con la domanda “Si può vivere senza amore?”, davanti ad uno striscione bianco con una scritta rossa.
E’ un racconto diretto, mai patetico e disperatamente vitale, crudo come lo può essere il linguaggio senza pudore di un bambino e il suo bisogno disperato di affetto; quella solitudine che l’assenza della madre naturale non riesce a colmare e a sanare, neppure la gratitudine verso chi si prende cura di noi. Ed è del prendersi cura dell’altro che parla questo spettacolo, difficilmente definibile. Uno spettacolo da vivere più che da guardare.
L’affresco di questa varia umanità parla di vecchi venditori ambulanti di tappeti e travestiti ex campioni di boxe ad Algeri, di ebrei e musulmani, neri e bianchi, uno accanto all’altro per la loro malasorte che giocano insieme – per farsi coraggio e trovare un ruolo nella vita: Mohamed che è un disastro a calcio ma per farsi accettare ci deve provare e gioca a palla con il pubblico, lanciando improbabili sacchetti che disegnano sul pavimento all’inizio dell’azione “Lov mi”; mentre Hassan era bravissimo e ne ha fatta di strada, diventando un ladro provetto. Tutti in ogni caso cercano la propria identità in una geografia del cuore. Così Mohamed vuole un cane sul quale riversa tutto il suo bisogno d’amore e lo chiama “Mio” perché è l’unica cosa che possiede, in un gioco di specchi nel quale vorrebbe qualcuno che potesse chiamarlo nello stesso modo ma poi lo vende a una signora a prezzo carissimo per essere sicuro che sia desiderabile, quindi butta i soldi nel tombino; poi rubacchia qualcosa, da niente, magari un pomodoro, giusto per attirare l’attenzione; finché crescendo non va a Pigalle a fare il buffone con il suo amico inventato, un ombrello vestito da persona, per essere coccolato dalle prostitute della zona.
Fanno da sfondo le sonorità trasgressive di Serge Gainsbourg, esotiche con la “Javanaise” all’inizio ed erotiche nel caso di “Je t’aime…moi non plus”, brano sulle cui note si chiude il sipario, contrappuntate dalla triste spensieratezza di Charles Trenet.

 

 

Tony Allotta
Attore nato a Roma dove è iniziata anche la sua formazione, tra l'Università la Sapienza e il Laboratorio di Gigi Proietti con cui sono seguiti diversi spettacoli: "Leggero Leggero", "L'opera del Mendicante"di John Gay, "Per Amore e per diletto" di Petrolini fino all'inaugurazione del Globe Theater di Roma con "Romeo e Giuletta" di William Shakespeare.
Tra gli spettacoli "Racconti Varopinti" di Cecov regia di Giovanni Anfuso, "La dame di chez Maxime" di Feydeau con Daniele Formica, "Le Baccanti" di Euripide regia di Walter Pagliaro, "Ballando ballando" di Giancarlo Sepe, "Francesco, il Musical" di Vincenzo Cerami, "Medea tracce" di Lucia Calamaro, "L'impresario delle Smirne" di Goldoni regia di Massimo Belli, "Freddo" di Noren e "Elettra" della Yourcenar entrambi diretti da Adriana Martino, "La scoperta dell'America di Pascarella" di e con Attilio Corsini, "La dodicesima notte" di William Shakespeare per la regia di Nicasio Anzelmo, "Le Fenicie" di Euripide con Giuseppe Pambieri e diretto da Giuseppe Argirò.
Nel 2006, per la regia di Duccio Forzano, interpretata la "vittima" degli "SQUALI" al Teatro Sistina di Roma e in tournée  e, l'anno successivo, il ladro imbranato del suo monologo "LETTERE RUBATE - Cercando Fernando Pessoa là dove non è mai stato". Nel film di Jean Sarto, "Dall'altra parte del mare"(2009), al fianco di Galatea Ranzi e interpreto il ruolo di Filippo. Alla Sala Uno Roma di è stato protagonista de "Il Berretto a Sonagli" di L. Pirandello per la regia di Gino Auriuso, di "Decameron" di G. Boccaccio diretto da Roberto Della Casa e de "Il Giardino dei ciliegi" di A. Cechov per la regia di Reza Keradmad tutti nel 2011 e quest'anno di "Stazipone Pirandello-Nuntereggae più" sempre a Auriuso. Sta lavorando ad un prossimo allestimento ispirato al romanzo di Romain Gary "La vita davanti a sé".
Tony Allotta durante il monologo di Danton al concerto del Primo Maggio 2012 durante l'esibizione di Caparezza http://youtu.be/hKZOWcJEhH:E

 

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma  
Per prenotazioni: telefono 06/45448982 – 06/45470031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 21, domenica e giovedì ore 18
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro; tessera associativa 2 euro.
Riduzioni per gli studenti universitari, gli over 65, tutti coloro che si presentano in teatro come lettori di Saltinaria.it e Mercuzio per gli abbonati metrobuscar e per tutti coloro che presentano un biglietto atac obliterato in giornata.
Durata dello spettacolo: 55 minuti

 
 
Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

 

 

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