La vita accanto - Teatro Libero (Milano)

Scritto da  Domenica, 13 Dicembre 2015 

Il Teatro Libero di Milano ha ospitato dal 24 al 29 novembre una vera chicca teatrale, "La vita accanto" tratto da un romanzo di Mariapia Veladiano che, grazie all’adattamento di Maura Del Serra e alla magnifica e intensa prova recitativa di Monica Menchi, ha regalato allo sparuto ma fortunato pubblico presente in sala l’interpretazione di un testo capace di far aprire gli occhi a tutti su quali siano i valori davvero autentici nella vita e su come le apparenze possano invece travolgere qualità altrimenti emergenti e di superiore importanza, umiliando le persone che già si sentono in difficoltà.

 

LA VITA ACCANTO
da un romanzo di Mariapia Veladiano
adattamento teatrale Maura Del Serra
regia Cristina Pezzoli
con Monica Menchi
maschera, scene e costumi Rosanna Monti
aiuto regia Luca Orsini
produzione Progetto Teatro

 

Sullo sfondo del palco, spoglio da qualsiasi scenografia, è presente un grosso telone sul quale è proiettata una gigantesca cornice che fa sembrare un enorme quadro il telo stesso. Qui si vede una finestra aperta su un cielo azzurro con grandi tendaggi bianchi mossi dal vento. Di colpo tutto è buio e sul telo si vede una luna piena quando, dietro il telone-schermo, passa una ragazza che ne esce e avanza, per presentarsi a tutti. Sul volto la maschera creata da Rosanna Monti, autrice pure delle scene e dei costumi, rende subito l’idea che il volto della ragazza sia devastato da un qualcosa di incomprensibile. “Io sono brutta” esordisce la donna. “No, non sono storpia, mi muovo bene, sono solo brutta”.

Il monologo si articola attraverso i pensieri di questa persona che si racconta, secondo la quale una bambina brutta non fa progetti perché troppo diversa dalle altre ‘principesse’, le altre bambine della sua età. Vive in disparte e osserva, è molto intuitiva, prova emozioni forti e suppone che la madre si vergognasse di lei. Eppure il padre era bellissimo: “Mia madre non so. Dicono che fosse molto bella, angelica, ma io non so. Nessuno le ha proposto di allattarmi”. E visto che dopo la nascita di quella bambina la donna si era chiusa in camera e non ne era mai più voluta uscire, difficile conoscerla. Viene assunta Maddalena per occuparsi della bambina, a cui è stato dato il nome di Rebecca. Maddalena aveva perso il marito e due figlie in un incidente d’auto ed era venuta in casa. Lei riusciva a voler bene a quella bambina brutta.

L’attenta regia della bravissima Cristina Pezzoli permette lo scorrere del tempo fra passaggi musicali, effetti di luci e video capaci di catturare totalmente l’attenzione degli spettatori. Val la pena ricordare che il romanzo di Mariapia Veladiano è andato alla finalissima del Premio Strega classificandosi al secondo posto nel 2011, mentre nel 2010 aveva vinto il Premio Italo Calvino. Questa drammaturgia teatrale è opera di Maura Del Serra che è poetessa, traduttrice e critica letteraria oltre che comparatista all’Università di Firenze. Tutto ciò le ha permesso di rendere davvero incisiva la prosa dell’autrice, la cui fantasia però non solo trasforma il dramma in una serie di colpi di scena assolutamente imprevisti che si inseriscono l’uno nell’altro ma ci regala anche una realtà alternativa in cui il brutto anatroccolo scopre di avere un talento come musicista al punto da diventare una magnifica pianista.

Non prima che vengano a galla i misteri della famiglia, di quella zia Erminia, gemella del padre quindi pure lei molto bella e che frequentava tanto la casa, specie dopo che la legittima padrona si era rinchiusa in un esilio privato e silenzioso. Col fratello portava allegria e musica, entrambi sapevano suonare il piano, lo facevano a quattro mani ed è quello uno dei segnali che porteranno a comprendere quali abissi ha vissuto in realtà la famiglia. “Zia Erminia, gemella di mio padre, insegnava al Conservatorio e suonava il pianoforte di casa spalla a spalla con mio padre” racconta la ragazza e sarà la zia a scoprire il talento della nipote, decidendo di volerle insegnare a suonare. La piccola è un vero talento. “La bambina è un vero prodigio, dobbiamo aiutarla” spiega il padre alla moglie tentando di convincerla, ma lei vorrebbe che sua figlia non uscisse mai di casa. La vinceranno lui e la zia, eppure Rebecca dovrà molto soffrire per la crudeltà di alcuni compagni.

Solo una sua compagna, Lucilla, una bambina molto grassa, diventa la sua amica e la va a trovare. Con lei ci saranno mille storie fino a un futuro che le vede entrambe già più grandi a ritrovarsi. Rebecca, dopo i momenti più gravi subiti a scuola resta prima traumatizzata, infine reagisce e apre tutte le finestre di casa, tutte le tende e conta ben 24 finestre spalancate, mai richiuse giorno e notte per una settimana finché si ammala. I racconti intimi e però così simili a storie che potremmo scoprire attorno a noi, forse persino dentro di noi, rendono incantevole questo spettacolo che la protagonista affresca includendo le altre voci, senza alcun bisogno di cambiare tono o abbigliamento. Commovente il momento in cui la ragazza si sveglia di notte con la casa piena di gente in divisa finché scopre che sono lì perché “La mamma è scivolata nel fiume, era depressa da dieci anni”, sente dire suo padre a un poliziotto. Dieci anni: la sua età.

L’epilogo racconta ancora storie affascinanti prima di congedarsi dal pubblico in punta di piedi, regalandoci tutto sommato un sorriso poetico dopo aver provocato una presa di posizione da parte di ciascuno, dopo averci mostrato paesaggi e interni e dopo averci riproposto l’intera storia da un differente punto di vista: quello della madre, di cui Rebecca scopre il diario grazie alla signora De Lellis, una donna anziana, pianista famosa, il cui figlio ha preso la giovane brutta fra i suoi alunni di pianoforte, la riceve in casa propria e la rende finalmente colma di autostima, capace di credere in se stessa con il giusto orgoglio. Scopriremo il profumo di vaniglia e lavanda che unisce l’anziana signora con la propria madre. “L’adolescenza mi prese a tradimento” è un altro momento col quale ci si confronta, fra i tanti, e tutti sono memorabili, sebbene raccontati come sottovoce. La scoperta del diario regala il poema maggiore, tutte le pagine di una vita negata: “In questa vita morire non è una novità” scrive la madre, “ma vivere lo è ancora meno” e poi: “Ma la vita c’è, anche se ti scansi e chiudi gli occhi…”.

Lucilla ritorna dall’amica perché al cinema ha visto dei film in cui ci sono le mani di Rebecca a suonare su pianoforti di attrici varie e difatti è così, quello è il mestiere di Rebecca, prestare le mani a personaggi cinematografici dando una musica a chi non saprebbe crearla. Il suo ritorno offrirà una nuova dimensione alla vita della ragazza brutta che ha ereditato la grande casa e ci vive da sola.

Questo spettacolo, come probabilmente il romanzo da cui è tratto, sono da vedere e rivedere, da leggere e rileggere poiché si esce alla fine dello spettacolo con la sensazione che ci sia sfuggito qualcosa, ma di importante, da ricordare. Come la vita, che non ci deve sfuggire per sbaglio o per paura. Non stupisce che un testo così profondo e interessante abbia solleticato la curiosità di un importante regista cinematografico come Marco Bellocchio che ne ha acquistato i diritti, con l’intenzione di portare "La vita accanto" sul grande schermo.

 

Teatro Libero - via Savona 10, 20144 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323126, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da lunedì a sabato ore 21, domenica ore 16
Biglietti: intero € 21, under 26/over 60 € 15, allievi scuola Teatri Possibili con tessera associativa € 10 (prime rappresentazioni € 3), prevendita € 1,50

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Clarissa Mambrini, Ufficio stampa Teatro Libero
Sul web: www.teatrolibero.it

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