La versione di Neil - Teatro di Ringhiera (Milano)

Scritto da  Caterina Paolinelli Lunedì, 07 Ottobre 2013 

Debutta al Teatro di Ringhiera ATIR di Milano l’atto unico interpretato dal giovane attore siracusano Dario Sansalone, La versione di Neil. Un percorso attraverso la storia musicale del celebre gruppo britannico “The Beatles” che più che essere il racconto delle gesta dei “Fab Four”, è la storia del gruppo presentata da un altro punto di vista.

 

 

 

 

 

 

 

 

LA VERSIONE DI NEIL
Una vita con i Beatles
uno spettacolo di Davide Verazzani
con Dario Sansalone
regia Amedeo Romeo

 

 

Il punto di vista della narrazione è quello di Neil Aspinall, che è stato assistente personale dei Beatles per tutta la durata della loro carriera. Neil, giovane amante della madre di Pete Best (batterista del gruppo dal 1960 al 1962, sostituito poi da Ringo Starr), inizia a dare una mano al complesso che suona negli scantinati e nei pub di Liverpool perché ha un furgone col quale portare in giro gli strumenti della band. Quando Pete viene rimpiazzato, Neil decide di restare comunque con il gruppo e così finisce un amore e inizia l’esperienza che determinerà la sua vita. Un’avventura mirabolante che va dagli anni delle grandi tournée mondiali, dove le ragazze piangono e svengono al ritmo di “Twist and Shout”, fino al celebre incontro della band con lo Yogi Maharishi Mahesh (mistico indiano, fondatore della meditazione trascendentale) durante il loro “periodo indiano” e il successivo straordinario album “The Beatles” (White Album, un capolavoro senza precedenti); per finire con l’incontro di John Lennon con Yoko Ono, le prime liti fra John e Paul, il desiderio di autonomia di George e lo scioglimento del gruppo avvenuto ufficialmente nel 1970.
Un bell’assolo di teatro. Un bel divertissement che ha il profumo di un vecchio album di fotografie ingiallite, una storia raccontata tanto finemente da farci percepire lieve il crepitio delle pagine indurite dalla polvere che si girano, una dopo l’altra all’indietro, e ci fanno sognare. Lo spettacolo ha il gusto soave di una favola e la stessa gelatinosa e pregiata consistenza.
Neil, che ha il volto del giovane e capace attore Dario Sansalone, è un ragazzo semplice e corruttibile che non si tira indietro di fronte alla stanchezza, le inquietudini, le sbornie, disposto addirittura a stirare camicie e fare righe di pantaloni pur di rimanere con i suoi quattro beniamini. Accade di tutto in questo viaggio di un’ora e mezza. C’è l’amore, ci sono i concerti, le groupies, le notti passate in viaggio o in bianco, l’euforia, la delusione, le liti, la crisi artistica, il bisogno di sperimentare altri linguaggi creativi, la morte di Brian Epstein (manager dei Beatles dal 1962, suicidatosi nel 1967), la ricerca sonora e musicale. E’ bello ciò che accade, bello ciò che viene raccontato specialmente per chi dei Beatles conosce poco più che “Yesterday” e “Love me Do”.
Dario Sansalone è un attore assolutamente empatico e leggero. La sua recitazione è sempre assolutamente credibile e subito siamo con lui, siamo una squadra, ci porta dentro grazie alla sua gioia. E’ bellissimo guardarlo perché si diverte e così ci divertiamo anche noi. Qui si potrebbe accennare una piccola riflessione sul teatro, sul mestiere dell’attore e su cosa vuol dire prendersi la responsabilità di stare in scena e di “rapire” altri esseri umani per un’ora dalle loro vite. Perché il pubblico dovrebbe essere interessato a guardare un attore piuttosto che un altro? A credere, sentire, vivere proprio con quell’attore sulla scena? In questo caso, ciò che ci chiama a stare qui, presenti e noi stessi e a quello che accade, non è solo l’idea di “curiosare nei cassetti” dei Beatles, ma anche giocare con Sansalone, farci complici con lui del buco sulla camicia, della birra di troppo e degli incensi indiani. E questo è un talento non distribuito a tutti, da coltivare con fede.
Lo stesso non può esser detto della regia. Poiché se è vero che il testo è abbastanza robusto, l’attore è di talento, l’argomento potentissimo, facilmente vendibile e di assoluto richiamo; dov’è l’idea registica? Cosa vuole dirci il regista in questo lavoro? Cosa pensa dei Beatles? Cosa pensa della loro ricerca musicale? Perché fa iniziare lo spettacolo con un taglio narrativo per poi spostare tutto sul racconto in prima persona per poi tornare alla narrazione esterna, per poi ancora andare nel racconto in prima persona (dove finalmente decide di restare fino alla fine!)? Mancanza di cura? Scelta mista voluta? Non è chiaro. Come non è chiaro l’utilizzo del video. Quando si utilizza il video in scena si deve stare sempre molto attenti. Il video è un mezzo potentissimo ed ha una sua identità semantica molto precisa. Accade poi che nel proiettare immagini di personaggi molto forti (in questo caso i Beatles appunto) queste diventino più attrattive di qualunque altra cosa possa essere detta o fatta dalle persone reali in scena, alle quali si sente l’impulso di dire: “abbassa la voce che non sento bene cosa dice John Lennon” oppure “spostati per favore che non vedo cosa fa Paul Mc Cartney”. Lo stesso vale per la musica. In uno spettacolo come questo la musica non è di contorno, di sottofondo o di ambientazione. Qui le canzoni sono dei personaggi fatti e finiti, quindi perché non lasciar loro il tempo di battuta, ma far parlare il povero attore sopra? Anche in questo caso, per quanto incredibile possa essere la sua capacità performativa e per quanto profondo e intenso possa essere il testo, noi vogliamo ascoltare “A Day in The Life” e se scegli di farla suonare, devi avere il coraggio di darle il suo tempo di esistere. La musica qui è un personaggio e la regia deve tenerne conto, se la drammaturgia ha scordato di farlo.
Sommariamente, tra vederlo o non vederlo, uscendo si è felici di averlo visto. Si canticchia e si sorride, ci si sente alleggeriti e se ne discute anche dopo a cena, ciò vuol dire che un po’ ci ha appassionati. Sicuramente ci ha fatto venire voglia di ascoltare di nuovo e fino a star male il White Album.

 

 

Teatro di Ringhiera - via Boifava 17, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 339/4222182, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 4 e 5 ottobre 2013, ore 21.00
Biglietti: €12 in prevendita - €15 la sera dello spettacolo

 

 

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Ufficio stampa Sara Sagrati
Sul web: www.laversionedineil.eventbrite.it

 

 

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