La versione di Barney - Teatro Belli (Roma)

Scritto da  Domenica, 22 Maggio 2016 

Dal 10 al 22 maggio. “La versione di Barney”, la sua interpretazione della realtà, la sua visione della vita, noto romanzo del canadese Mordecai Richler - scomparso solo quattro anni dopo la sua pubblicazione - che incontrò un luminoso successo sul tramonto degli anni ’90, va in scena al Teatro Belli con l' intensa e delicata interpretazione di Antonio Salines, l’adattamento di Massimo Vincenzi e la regia di Carlo Emilio Lerici.

 

LA VERSIONE DI BARNEY
di Massimo Vincenzi
con Antonio Salines
e la partecipazione in video di Virgilio Zernitz, Gabriella Casali, Fabrizio Bordignon, Monica Belardinelli, Elisabetta Ventura
e con la partecipazione in voce di Carlo Emilio Lerici, Francesca Bianco, Luca Fiamenghi
musiche originali di Francesco Verdinelli
regia video di Enzo Aronica
regia di Carlo Emilio Lerici

 

Giunge sul palco Barney e ci sorprende nella sua semplicità: elegante ma decadente, indossa un giacchettino di lana e ci inizia a parlare, comodo sulla sua poltrona di pelle. Ci travolge con un monologo, preliminare ad un’eventuale autobiografia, in cui vuole dare la propria versione dei fatti che hanno delineato la sua esistenza: un’esistenza colma di vita, di amore, ma anche di tanti errori, che sta giungendo all’epilogo, stremata dal dolce ma drammatico oblio dell’Alzheimer. I ricordi sono tanti e, nella confusione che ormai si è impadronita dei tempi e dei nomi, è difficile mettere ordine: volti, momenti vissuti, realtà e immaginazione, resi attraverso immagini e video proiettati su teli invisibili che fanno da sfondo al palcoscenico, prenderanno spesso il sopravvento nel flusso di coscienza del protagonista.

E’ su questo schermo che vediamo passare in rassegna, di volta in volta, i personaggi della storia della sua vita: il padre scapestrato, morto durante un particolare servizio resogli da una massaggiatrice ed interpretato da Virgilio Zernitz, la prima moglie, alias Elisabetta Ventura, suicidatasi dopo aver concepito un figlio di colore, la seconda moglie, Monica Belardinelli, tradita il giorno stesso del matrimonio, la terza moglie, unico amore imperituro della sua vita, Gabriella Casali, ed il migliore amico, Boogie, magnificamente interpretato da Fabrizio Bordignon, tragicamente scomparso in un incidente e per la morte del quale Barney è stato accusato di omicidio.

Questi volti, questi flashback, sono frammentati in visioni sovrapposte, a simboleggiare la perdita di lucidità e fluidità della memoria di Barney, diventando l’immagine dei ricordi spezzati e confusi dall’Alzheimer. Vedremo che alcuni video sono in bianco e nero, a rappresentare le reminescenze più soggettive, rielaborate dalla mente di Barney; altri, invece, saranno a colori, a simboleggiare la realtà, l’oggettività del racconto. Queste immagini, questi frammenti di realtà, reale o immaginaria, rendono bene l’idea del tempo del ricordo che si mischia indissolubilmente con quello del presente, generando confusione e scompiglio nella mente del protagonista. L’ultimo video, che rappresenta l’accoglienza nell’al di là da parte dell’amico Boogie, che finalmente metterà pace nei sensi di colpa di Barney rivelandogli il reale svolgersi degli eventi, sarà, infine, a colori: perché nella morte non conta più la consequenzialità degli accadimenti, ma rimane un unico momento presente.

Minimalista ma quanto mai allegorica la scenografia in cui si muove Barney: sul palco soltanto una poltrona in cui si lascerà sprofondare Barney nell’ultima scena, che sarà di volta in volta tavolo e bar dove intrattenersi con gli amici, ed un attaccapanni da cui pende una giacca che non verrà indossata, simbolo delle occasioni perse, delle azioni che ormai è impossibile intraprendere.

D’effetto la regia, che calibra in modo equilibrato parole, luci e ombre e le indispensabili proiezioni video: in particolare l’ironia dell’amico Boogie, ormai completamente perso tra alcool e droghe, e la presenza fisica ma impalpabile della bionda Gabriella Casali, che ci commuove con il suo profondo e sincero dolore nell’aver dovuto lasciare l’uomo tanto amato, trasformano questo monologo in un canto polifonico, smorzandone la monotonia e trascinando lo spettatore nel centro della storia.

Perfetto Salines che, dall’alto dei suoi quasi 80 anni, incarna perfettamente Panofsky. Con ironia e delicatezza l’attore costruisce, parola dopo parola, l’immagine di un uomo che non può non conquistare la nostra empatia: imperituramente innamorato ed assetato di vita, borderline della società ma sempre positivo, sregolato ma in fondo così fragile; a fine spettacolo sarà impossibile non ritrovare un po' di lui dentro di noi.

 

Teatro Belli - Piazza Santa Apollonia 11/a, 00153 Roma (Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30
Biglietti: intero € 18, ridotto € 13

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Dalila Cirelli, Ufficio stampa Teatro Belli
Sul web: www.teatrobelli.it

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