La tragedia del vendicatore - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Sabato, 13 Ottobre 2018 

Dal 9 ottobre al 16 novembre. Il pubblico ha applaudito al Piccolo Teatro le sue geniali regie di testi shakespeariani: “Cymbeline” nel 2007, “Macbeth” nel 2010 e “Racconto d’inverno” nel 2016. Ora, con “La tragedia del vendicatore” del giacobita Thomas Middleton, Declan Donnellan, uno dei più grandi registi europei, Leone d’Oro alla carriera, dirige per la prima volta una produzione per il Piccolo, con interpreti italiani, puntando su una compagnia giovane (l’età media non supera i trent’anni), in grado di restituire l’energia dirompente e minacciosa del testo.

 

LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE
di Thomas Middleton
drammaturgia e regia Declan Donnellan
versione italiana Stefano Massini
scene e costumi Nick Ormerod
luci Judith Greenwood, Claudio De Pace
musiche Gianluca Misiti
con Ivan Alovisio (Lussurioso), Alessandro Bandini (Junior), Marco Brinzi (operatore TV/giudice/guardia), Fausto Cabra (Vindice), Martin Ilunga Chishimba (operatore TV/guardia), Christian Di Filippo (Supervacuo), Raffaele Esposito (Ippolito), Ruggero Franceschini (operatore TV/vescovo/guardia), Pia Lanciotti (Duchessa/Graziana), Errico Liguori (Spurio), Marta Malvestiti (Castiza), David Meden (Ambizioso), Massimiliano Speziani (Duca), Beatrice Vecchione (operatore TV/medico/guardia)
coproduzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, ERT - Emilia Romagna Teatro Fondazione



La tragedia del vendicatoreSeppur contemporaneo e in alcuni casi collaboratore di Shakespeare, lo stile di Thomas Middleton* non è da confondere con quello del Bardo. Benché l’utilizzo dell’ironia e la critica sociale siano elementi evidenti e di pregio nei drammi shakespeariani, infatti, questi sono mitigati dal fatto che il massimo drammaturgo inglese scriveva per una committenza, mentre Middleton rimase indipendente per tutta la sua produzione. L’autore porta così sul palco toni più vividi, un’ironia più amara, che spesso sfocia nel grottesco, una critica dura e senza filtri per una società ossessionata da denaro e posizione sociale e tormentata dall’inquietudine che ha origine nei profondi cambiamenti politici e sociali che l’Inghilterra stava subendo*.

“La Tragedia del Vendicatore” s’inserisce esattamente in questo contesto con la sua trama piena di inganni, complotti e sotterfugi. In una non meglio precisata corte rinascimentale italiana i fratelli Vindice e Ippolito si accordano per vendicarsi del Duca e di tutta la sua famiglia per la morte della promessa sposa di Vindice, Gloriana, stuprata e avvelenata dal Duca stesso. Per raggiungere questo obiettivo i due mettono in atto un piano arzigogolato: Vindice si traveste da ruffiano e si fa presentare a Lussurioso, il figlio maggiore del Duca, da Ippolito, che è il suo valletto personale, con il nome di Piato. Lussurioso necessita di un personaggio che svolga per lui un lavoro sporco: convincere una giovane vergine a sottostare alle sue voglie, corrompendo anche la madre, se necessario. Peccato che la vergine in questione sia Castizia, sorella di Vindice e Ippolito; la ragazza rifiuta categoricamente di sottostare al desiderio di Lussurioso, ma la madre, Graziana, si lascia corrompere facilmente e promette di convincere la figlia. Intanto, il figlio minore della Duchessa viene incarcerato per lo stupro della moglie di un cortigiano e i suoi fratelli Ambizioso e Supervacuo gli promettono che troveranno un modo per aiutarlo. Un escamotage viene loro offerto proprio da Vindice, che induce Lussurioso a irrompere nella camera da letto della Duchessa dicendogli che lei si sta intrattenendo con Spurio, il figlio illegittimo del Duca. La rivelazione di Vindice non è una menzogna, ma quando Lussurioso entra nella camera con la spada sguainata è il Duca a intrattenersi con la Duchessa, e non Spurio; Lussurioso viene arrestato e suo padre vuole condannarlo a morte. Ambizioso e Supervacuo appoggiano la decisione e pensano di essere riusciti ad aiutare il fratellino salendo nel contempo un gradino della scala di successione, invece accade il contrario: Lussurioso viene scarcerato per ordine del Duca e il fratello più piccolo decapitato.

La spinta per il triste finale del dramma è data ancora una volta da Vindice e Ippolito, che, sempre più rosi dall’ira e frustrati dal desiderio di vendetta e dal comportamento della loro madre, avvelenano il Duca. Lussurioso è incoronato signore della città e indice un ballo in maschera, dove tutti gli inganni saranno svelati e la vendetta di Vindice avrà luogo in un macabro carosello di morti violente e successioni di duchi, che sfortunatamente coinvolgerà anche i due fratelli.

La tragedia del vendicatoreAlla sua prima collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano l’inglese Declan Donnellan* sceglie di interfacciarsi con un cast di quattordici bravi attori italiani non conoscendo la loro lingua madre e facendosi quindi aiutare da un interprete. Non è un’esperienza nuova per il Leone d’Oro alla carriera, che ha già lavorato con gli stessi parametri al Bolshoi di Mosca e che dichiaratamente pensa che il teatro vada oltre la lingua e le parole, che ci sia, insomma, una sorta di panlinguismo nel modo in cui quest’arte veicola i messaggi. Di certo la sua rappresentazione della Tragedia del Vendicatore parla al pubblico su piani diversi, tra i quali quello del linguaggio verbale non riveste, forse, il ruolo principale. Tutti i personaggi in scena, d’altronde, dicono una cosa e ne pensano un’altra, ingannandosi consapevolmente a vicenda e mescolando ironia grottesca, gli istinti più animaleschi e la forte aggressività in un calderone da cui divampa una black comedy incredibilmente efficace.

Gli interpreti in scena si muovono in un ambiente buio, diviso in due da un separé che rimanda ai grandi portoni lignei delle case signorili e si apre di volta in volta per rivelare ambienti e pedane semovibili che trasportano gli oggetti di scena. I colori della scena stessa e dei costumi moderni sono tenebrosi, tendenti al nero con qualche sprazzo di rosso cupo, che si accorda con le luci e che risalta sullo sfondo tanto quanto le proiezioni che ritraggono filmati en direct di quello che succede ai personaggi, ma anche capolavori dei grandi pittori italiani umanisti e rinascimentali che ritraggono o rimandano al mondo delle signorie del Cinquecento. La componente musicale cozza violentemente con il contesto austero della vicenda e nel contempo esemplifica, di nuovo senza bisogno di parole, lo stile di Middleton. Il carosello finale con l’allegra canzonetta di sottofondo è particolarmente degno di nota, perché intensifica lo straniamento già presente in tutti i centodieci minuti dello spettacolo - è mai possibile per una società moderna non ravvisare delle somiglianze tra il testo di Middleton e la corrente situazione politica e sociale? - tramite un’allegrezza nella morte che appare terribilmente fuori luogo. La danza macabra finale e la briosa carneficina a corte non possono non colpire lo spettatore impreparato - che probabilmente si aspettava un finale all’Amleto di Shakespeare - lasciandolo perplesso, ma stimolandolo anche alla riflessione.

La schiettezza della direzione registica di Donnellan nella Tragedia del vendicatore è lodevole; con un testo così complicato sia dal punto di vista della trama che dei registri utilizzati, una visione più trascendentale e complessa, che erroneamente si potrebbe definire più creativa, avrebbe avuto la sola conseguenza di rendere il dramma assai poco digeribile. Mescolando la facilità di comprensione del teatro inglese con il surrealismo italiano, invece, La Tragedia del Vendicatore si rivela un grande inizio di stagione per il Piccolo Teatro Strehler, una ventata di aria fresca per le rappresentazioni milanesi e probabilmente uno dei titoli di maggiore qualità di questa stagione.

Note:
Thomas Middleton: 1580 - 1627, scrittore di pamphlet, commedie e drammaturgo inglese di 16 anni più giovane di William Shakespeare. Riedita il suo “Macbeth” e collabora con la compagnia del Bardo.
…cambiamenti dirompenti … stava subendo: Nel 1603 Elisabetta I muore e Giacomo I Stuart sale al trono d’Inghilterra, ponendo fine alla dinastia dei Tudor. Il nuovo re è cattolico, mentre Elisabetta I era protestante, e i conflitti religiosi all’interno del regno si reintensificano. La società, sfiancata anche dalle continue pestilenze, sembra perdere i suoi valori di un tempo e presto persino un re inglese (Carlo I, successore di Giacomo) verrà portato al patibolo.
La Tragedia del Vendicatore: in originale, The Revenger’s Tragedy. Fu scritta e rappresentata tra il 1606 e il 1607 e ottenne successo tra i contemporanei per poi essere dimenticata fino al XX secolo, quando fu intesa alla stregua di una black comedy. Nel 2002 ne è stato tratto un film ambientato in una Liverpool post-apocalittica, mentre del 2008 è la bella versione del Royal National Theatre di Londra.
Declan Donnellan: Registra teatrale e cinematografico inglese nato nel 1953. È fondatore della compagnia teatrale Cheek by Jowl con la cui produzione mette in scena spettacoli di teatro, opera e balletto in giro per il mondo. Nel 2016 la Biennale di Venezia gli assegna il Leone d’Oro alla carriera.

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 02/42411889, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e giovedì ore 20.30 (salvo mercoledì 7 novembre, ore 15 per le scuole); domenica ore 16. Tutti i lunedì e giovedì 1 novembre riposo.
Biglietti: platea 40 euro, balconata 32 euro
Durata spettacolo: 1 ora e 50 minuti senza intervallo

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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