La torre d'avorio - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Lunedì, 04 Marzo 2013 

La torre d'avorioDal 26 febbraio al 24 marzo. L'insanabile conflitto tra arte e potere, la reciproca influenza ed interferenza, e la complessa determinazione dei labili confini che separano queste due entità mutuamente attrattive rappresentano questioni di intramontabile attualità, tali da assumere proporzioni e valenze drammatiche nelle più atroci contingenze storiche. La pièce di Ronald Harwood, drammaturgo sudafricano naturalizzato inglese tra i più affilati ed originali della scena contemporanea, affronta con incisività questo dualismo sullo sfondo della barbarie del secondo conflitto mondiale, dell'epurazione razziale compiuta con scientifica follia nell'orrore dei campi di concentramento, degli efferati interrogatori condotti al termine della guerra nei tribunali di denazificazione. L'avvincente testo teatrale, sapientemente orchestrato dalla direzione registica di Luca Zingaretti ed impreziosito dall'asciutta traduzione di Masolino d'Amico, viene portato in scena da un'affiatata compagnia di pregiati interpreti, all'interno della quale si stagliano le magistrali prove recitative dello stesso Zingaretti e di un superbo Massimo De Francovich.

 

 

Zocotoco / Teatro Eliseo presenta
Luca Zingaretti e Massimo De Francovich in
LA TORRE D' AVORIO
di Ronald Harwood
traduzione di Masolino d’Amico
con Peppino Mazzotta, Gianluigi Fogacci, Elena Arvigo, Caterina Gramaglia
scene Andrè Benaim
costumi Chiara Ferrantini
luci Pasquale Mari
regia Luca Zingaretti

 

 

Il serrato confronto tra due personalità che più antitetiche non si potrebbero immaginare: è proprio questo, nella Berlino post-bellica del 1946, il nucleo dell'intreccio narrativo dipanato con stringente unità spazio-temporale nell'opera di Harwood. In un'asettica ed austera sala delle udienze, immersa nella penombra, prende consistenza minuto dopo minuto un'indagine spietata con l'obiettivo ostinato di demolire le reticenze, le difese, di un personaggio di illustre brillantezza, sospettato di collaborazionismo con il brutale regime del Terzo Reich, al fine di giungere ad una condanna esemplare che dia risonanza all'inflessibile operato degli Alleati.
L'indagato in questione è nientemeno che Wilhelm Furtwängler (interpretato magnificamente da Massimo De Francovich), direttore d'orchestra e compositore tedesco osannato in patria e all'estero al pari di Arturo Toscanini: personaggio storico dallo straordinario profilo artistico ma al contempo sfuggente e difficilmente incasellabile, in particolare per quanto concerne i suoi controversi rapporti col Fuhrer e i suoi gerarchi. Sebbene avesse sempre recisamente rifiutato di assoggettarsi a prendere la tessera del partito e avesse in più occasioni speso il proprio prestigio per aiutare ebrei perseguitati a riparare all'estero, il tarlo del dubbio arrovella la mente dei suoi accusatori: per quale motivo non abbandonò la Germania nazista, espatriando come fece la maggioranza degli intellettuali dissidenti dell'epoca? Perchè intervenne frequentemente in occasione di cerimonie ufficiali, finendo per assumere il ruolo di direttore d'orchestra privilegiato dalla disumana dittatura hitleriana e godendo di tutti i privilegi assicurati dalla complicità col potere?
Inarrestabile, ostinata e completamente indifferente alla straordinaria ricercatezza dell'arte di Furtwängler si rivela l'indagine condotta dal ruvido, gretto ed insensibile maggiore Arnold (ne veste i panni Luca Zingaretti con un'interpretazione in continuo ed emozionante crescendo), un passato come modesto venditore di polizze assicurative ed un presente di aggressivo e sanguigno inquisitore, assolutamente determinato ad azzannare con decisione la sua preda senza mollare la presa fintanto che non raggiungerà il suo scopo, inchiodarla alle sue responsabilità. Le sue origini culturalmente mediocri, la sua incoercibile avversione naturale alla musica e in generale ad ogni forma di velleitaria espressione artistica, la monolitica convinzione di operare nel giusto che non si incrina neppure per un istante di fronte alla possibilità di una verità diversa, lo rendono il segugio ideale per orchestrare gli interrogatori di questo tribunale di denazificazione, che sembra rammentare da vicino la caccia alle streghe dell'inquisizione gesuita di qualche secolo prima. A poco o nulla serviranno le obiezioni inizialmente timorose, poi sempre più stentoree, dei collaboratori e testimoni che lo circondano: la remissiva e devota segretaria Emmi Straube (Caterina Gramaglia), figlia di uno dei più coraggiosi ribelli all'egemonia hitleriana, che mal digerisce la violenza verbale delle metodologie investigative del maggiore; il coraggioso tenente di origine ebraica David, nato Weill e naturalizzato Wills (ne veste i panni con sensibilità e vibrante partecipazione l'ottimo Peppino Mazzotta) che, dopo essere fuggito all'estero per scampare al massacro che ha annientato il suo intero nucleo familiare, fa ritorno in Germania tra le fila dell'esercito di liberazione e, nel corso degli interrogatori al maestro Furtwängler, si espone con sempre maggiore convinzione per garantirgli il doveroso rispetto; l'irruente ed apparentemente disturbata Tamara Sachs (Elena Arvigo), vedova di un giovane pianista ebreo a suo tempo protetto dal provvidenziale intervento dell'acclamato musicista, che cerca in tutti i modi di scagionarlo dalle infamanti accuse che gli vengono rivolte; infine Helmuth Rode (Gianluigi Fogacci), pavido ed insicuro secondo violino della Filarmonica, inizialmente fervido sostenitore dell'innocenza del suo direttore, incline al servilismo e all'esaltazione incondizionata, per poi tramutarsi, dopo un flebile alito di vento, in subdolo delatore per codardia mista a bieco opportunismo.
Lo scontro dialettico tra investigatore e imputato è incalzante e cattura senza cedimenti l'attenzione dello spettatore; non saranno offerti epiloghi chiarificatori o rassicuranti certezze, proprio come nel concitato frangente storico dell'immediato dopoguerra era estremamente complesso attribuire definizioni risolutive, discernere con precisione tra coloro che erano rimasti del tutto immacolati dal contatto col tentacolare potere nazista e coloro che invece, per comprensibile terrore o alla ricerca di uno squallido tornaconto, avevano finito per scendere a patti con esso. Il testo drammaturgico di Harwood restituisce con vigore, incisività e tagliente spirito documentario le atmosfere proprie di questa dolorosa congiuntura storica, traendo ispirazione dalle reali accuse di collaborazionismo e antisemitismo rivolte a Furtwängler e traducendole sul palcoscenico in un coinvolgente legal thriller denso di colpi di scena e capace di lanciare agli interpreti il guanto di sfida di una prova recitativa viscerale, intensa e cerebrale. Confronto che la compagnia tutta sostiene con rigore, passione e carisma, supportando in maniera egregia i due protagonisti Luca Zingaretti e Massimo De Francovich, impegnati in una prova d'attore di grande forza e pathos. Il tutto impreziosito dal costante ed armonico contrappunto musicale offerto dalle sinfonie di Beethoven e Bruckner che scaturiscono da un giradischi d'epoca e dalla scenografia sobria ed austera di Andrè Benaim che, grazie anche ai costumi di Chiara Ferrantini e al disegno luci di Pasquale Mari, fotografa con precisione uno specifico contesto storico, affondando al contempo nei desolanti scenari di solitudine che popolano la psiche dei personaggi.
Un lavoro drammaturgico di rara sottigliezza e fascino, per interrogarsi sul valore intrinseco dell'arte e sui volgari assalti a cui il potere politico ed economico inevitabilmente la sottopongono, con il quale Zingaretti oltre che interprete tra i più talentuosi e poliedrici della scena italiana, si conferma anche regista di vivace brillantezza e sorprendente lucidità. In scena al Teatro Eliseo di Roma sino al 24 marzo.

 

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono botteghino 06/4882114 – 06/48872222, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario di apertura del botteghino: dalle 9.30 alle 15.00 e dalle 15.30 alle 19.30, lunedì chiuso
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20.45; mercoledì, domenica ore 17.00; mercoledì 20 marzo ore 20.45; sabato ore 16.30 e 20.45; sabato 23 marzo solo ore 20.45
Biglietti: platea I 33 €, balconata 29 €, I galleria 18,50 €, II galleria 13 €
Durata: 2 ore e 15 minuti compreso intervallo

 


Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Benedetta Cappon, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.it

 

 

 

TOP