La Tempesta - Silvano Toti Globe Theatre (Roma)

Scritto da  Domenica, 01 Agosto 2010 
la tempesta

Dal 23 luglio all’1 agosto. Il profondo simbolismo, l’atmosfera magica e misteriosa e l’elaborata architettura metateatrale della penultima opera shakespeariana conquistano il romano Globe Theatre proiettando il pubblico in una dimensione onirica, sospesa tra passioni dirompenti e fascino fiabesco, nell’adattamento con la regia di Daniele Salvo e la traduzione di Agostino Lombardo. Protagonista d’eccezione il maestro Giorgio Albertazzi che incarna con sapiente solennità attoriale e trascinante carisma il sovrano negromante Prospero, circondato da una moltitudine di spiriti, creature sovrannaturali e sperduti avventurieri interpretati da una ricchissima compagnia di attori di sorprendente talento. Un viaggio in un affascinante universo parallelo che cattura i sensi e l’anima, lasciandovi un segno che sarà difficile dimenticare.

 

 

Produzione Politeama Srl presenta

Giorgio Albertazzi in

LA TEMPESTA

di William Shakespeare

Regia di Daniele Salvo

Traduzione di Agostino Lombardo

Scene Alessandro Chiti

Costumi Gianluca Sbicca

in collaborazione con Susanna Proietti

Musiche originali Marco Podda

Collaboratori ai movimenti Eugenio Dura, Vasco Giovanelli

Assistente alla regia Alessandro Machia

Assistente del Maestro Albertazzi Stefania Masala

Assistente scenografa Fabiana Di Marco

Interpreti (in ordine alfabetico):

Giorgio Albertazzi (Prospero)

Tommaso Cardarelli (Ferdinando)

Roberta Caronia (Miranda)

Massimo Cimaglia (Alonso, Re di Napoli)

Pasquale Di Filippo (Sebastiano, suo fratello)

Gianluigi Fogacci (Caliban)

Melania Giglio (Ariel)

Massimiliano Giovanetti (Stefano)

Alessandro Loi (Francesco/Nostromo)

Daniele Sala (Adriano/Capitano)

Marco Simeoli (Trinculo)

Carlo Valli (Antonio, fratello di Prospero)

Virgilio Zernitz (Gonzalo)

Eugenio Dura, Vasco Giovanelli, Mirco Boscolo, Roberto Colombo, Valeria Brambilla, Freddy Regazzo (Marinai/Spiriti/Gentiluomini)

 

Una delle produzioni più ambiziose e ricercate che il Silvano Toti Globe Theatre abbia portato in scena negli ultimi anni, accolta da un vero e proprio successo trionfale, sia in termini di consenso della critica che di presenza di pubblico, ogni sera letteralmente accalcato di fronte al botteghino nel tentativo di conquistare uno degli ultimi biglietti disponibili. “La Tempesta” rinnova un appuntamento ormai piacevolmente consolidato, costituendo il terzo capitolo di un percorso iniziato dal regista Daniele Salvo, interprete di rara sensibilità ed acutezza del mondo drammaturgico scespiriano, con la memorabile versione del “Re Lear” di due anni fa (con protagonista un impetuoso e vibrante Ugo Pagliai) e proseguito con lo straordinario “Othello” della scorsa stagione. Coprodotto dall’Estate Teatrale Veronese, dopo il debutto nell’imponente cornice del Teatro Romano di Verona, l’allestimento approda all’elisabettiano Globe Theatre di Roma proponendo una rilettura del testo originario capace di coniugare rispetto della tradizione e moderna espressività, avvalendosi della traduzione filologicamente accurata ma al contempo anche dinamica ed accattivante curata da Agostino Lombardo.

L’azione scenica si svolge interamente nell’isola ignota ed avvolta da un’arcana aura di mistero dove ormai da dodici anni vive in esilio Prospero, il Duca di Milano, con la giovane figlia Miranda, dopo che il suo trono gli è stato usurpato con l’inganno e la violenza dal fratello Antonio con l’infido supporto del re di Napoli Alonso, suo nemico storico. In questo interminabile periodo di forzata prigionia il sovrano, uomo dalla saggezza salomonica ed instancabile fautore della virtù della temperanza sia in amore che nelle questioni di stato, si è dedicato con devozione allo studio dell’arte magica della negromanzia e della filosofia e ha costruito un proprio regno in costante armonia con la natura lussureggiante dell’isola, dominando una fitta pletora di creature soprannaturali (tra cui in particolare il fedelissimo spirito Ariel) e le primigenie ed incolte popolazioni locali (costituite a dir la verità esclusivamente dal selvaggio Caliban, unico figlio della defunta strega Sycorax, anche lei esiliata in questo luogo sperduto ai confini del mondo). Venuto a conoscenza che il fratello fedifrago Antonio sta navigando in prossimità delle coste dell’isola, il re-stregone scatena, con l’ausilio dell’astuto spiritello Ariel, una devastante tempesta che causa il naufragio del bastimento scaraventando sulle spiagge dell’isola tutti i naviganti, tra cui Antonio, il sovrano partenopeo Alonso compagno nella cospirazione ed il figlio di questi Ferdinando. Questo evento catastrofico scatenerà una serie di disavventure che tra innamoramenti subitanei, maldestri tentativi di congiura e rocamboleschi sortilegi, condurrà ad una rasserenante pacificazione finale, con le nozze tra Miranda e Ferdinando e il perdono del saggio Prospero che, mettendo da parte l’umanissimo desiderio di vendetta coltivato per lunghi anni, deciderà di perdonare il sordido inganno con cui il fratello gli aveva sottratto il trono, riacquistando il potere ed abbandonando definitivamente le arti magiche.la tempesta

Una trama estremamente avvincente e densa di colpi di scena, frutto dell’eccezionale creatività narrativa dell’ultima fase drammaturgica del bardo di Stratford-upon-Avon; come è d’altra parte un tratto distintivo delle commedie della sua maturità, l’intreccio delle vicende narrate viene collocato in una dimensione mitica, sacrale, profondamente simbolica. Al fine di raggiungere tale obiettivo si rivela assolutamente preziosa la superba scenografia realizzata da Alessandro Chiti che si avvale dell’elegante struttura lignea del Globe plasmandola in funzione dei diversi segmenti della rappresentazione. Dirompenti, tenebrosi ed allucinati sono gli istanti in cui il veliero viene travolto dai marosi: con sapienti giochi di luce, barocchi drappeggi candidi e cordami sparsi sul palcoscenico siamo immediatamente trascinati a bordo del natante in pericolo, circondati dai marinai che tentano invano di individuare una via di fuga. In un batter di ciglia ci ritroviamo poi sulle floride coste dell’isola misteriosa governata dal demiurgo Prospero, con foglie disseminate sul palco, pronte a sollevarsi solennemente nell’aria dinanzi alla sua maestosa entrata in scena. Innumerevoli e sorprendenti sono poi le trovate sceniche adottate con l’intento di donare verosimiglianza agli arditi incantesimi intessuti dall’alacre spirito Ariel: dondolando continuamente su di un’altalena, in maniera quasi ipnotica, nei pressi del boccascena, questa creatura eterea e fiabesca evoca altri spiriti, tramuta la realtà in fantasia, conduce gli spettatori in un universo talora idillico talora inquietante e pericoloso. L’architettura a due livelli del teatro elisabettiano consente, per gran parte della narrazione, di porre il mago Prospero in una posizione prominente sul resto dell’umanità, conferendogli un distacco ieratico e regale che lo pone nettamente al di sopra delle umane becere vicissitudini; solamente al termine del secondo atto la nuda struttura lignea del Globe verrà completamente disvelata, spogliandola da tutti gli artifizi e gli orpelli che l’avevano adornata in precedenza. Espediente questo che costituisce una perfetta traduzione visiva dell’abbandono, da parte di Prospero, della negromanzia, del suo ritorno a una vita semplice e priva di infingimenti e malie: una decisione che assume una evidentissima valenza metaforica, rappresentando il culmine dell’indagine metateatrale condotta nel corso dell’intera opera. Difatti continuo è il parallelo tra gli incantesimi del sovrano e l’illusorietà dell’arte teatrale ed il maestoso protagonista parrebbe simboleggiare lo stesso Shakespeare, cosicchè la sua rinuncia alla magia sancirebbe il definitivo addio dello scrittore alle assi del palcoscenico (secondo quanto tramandato infatti “La Tempesta” sarebbe stata l’ultima commedia interpretata in prima persona dal bardo).

A completare l’atmosfera avvolgente, onirica ed irreale in cui prende vita la narrazione contribuiscono poi i costumi sontuosi e ricercati realizzati da Gianluca Sbicca (in collaborazione con Susanna Proietti) e le musiche, spesso oscure, ricche di suggestioni e misteriose, composte da Marco Podda.

la tempestaIl vero e sopraffino punto di forza di questo adattamento del testo classico scespiriano risiede però nella direzione registica dinamica, minuziosa, appassionata e sicura con cui il giovane e talentuosissimo Daniele Salvo orchestra alla perfezione l’intreccio narrativo e guida con maestria la ricchissima compagnia di attori a sua disposizione. Un cast di eccezionale valore che può fregiarsi della presenza di uno dei più appassionati, intensi e raffinati interpreti del teatro contemporaneo italiano, il Maestro Giorgio Albertazzi che, alla soglia degli ottantasette anni, conserva un’energia, un vigore espressivo ed un amore sconfinato per la propria professione tali dal lasciare veramente sbigottiti e sopraffatti. Eccezionale è il carisma da lui sprigionato nei panni del saggio e misurato mago-filosofo Prospero, con una recitazione viscerale, equilibrata e mai sopra le righe che dona al suo personaggio un fascino profetico, altero, aristocratico, distante anni luce dalla volgare corporeità. Accanto al Maestro, una compagnia di giovani attori di indiscutibile talento, tra i quali ci piace segnalare Roberta Caronia, nei panni di una delicata ma risoluta ed impetuosa Miranda, e l’eccellente Virgilio Zernitz in quelli dell’anziano ed onesto consigliere Gonzalo, il cui monologo utopico sull’organizzazione sociale dei popoli primitivi e sull’idea di una moderna costituzione maggiormente rispettosa dei diritti dell’individuo costituisce indubbiamente una delle vette più alte dell’opera (emblematica anche la sua riflessione, nel catartico istante finale della riconciliazione, sull’illusorietà e la vanità delle umane incontrollabili pulsioni, sintetizzata nell’indimenticabile affermazione “abbiamo ritrovato noi stessi che non eravamo più noi stessi”). Infine un doveroso plauso ai due interpreti che a nostro parere hanno maggiormente impreziosito la rappresentazione, dandoci un’ennesima testimonianza della loro potenza espressiva e duttilità recitativa: si tratta di Melania Giglio e Gianluigi Fogacci, rispettivamente nei panni dello spiritello irrequieto Ariel e del selvaggio e mostruoso Caliban; avevamo già apprezzato il loro talento nelle precedenti stagioni del Globe Theatre in produzioni altrettanto pregiate e ambiziose come il “Re Lear” con Ugo Pagliai (lei interpretava l’avida e malvagia Goneril mentre lui l’onesto e mite Edgar) e l'“Othello” (lei nei panni di una appassionata ed indifesa Desdemona, lui in quelli dell’insinuante ed astuto Iago) ma in questo nuovo spettacolo hanno nuovamente superato le nostre aspettative. La Giglio è davvero leggiadra ed eterea nel dar vita allo spirito fanciullo al servizio del mago Prospero e recita per gran parte della narrazione indossando una maschera che ne oscura le umane fattezze; solo in conclusione, allorchè il suo sovrano le concederà la tanto agognata libertà, potrà strapparsi via dal volto questo pesante fardello, tornando ad acquisire una propria identità e il diritto di essere finalmente e totalmente libera. Ci colpisce in particolare la sua estrema ricchezza espressiva, il modo del tutto convincente con cui affronta innumerevoli registri emozionali e recitativi nel corso delle metamorfosi e degli immaginifici incantesimi orditi per volere del demiurgo, suo signore e padrone. Non meno straordinaria anche la performance di Fogacci che, facendo perfettamente da contraltare all’algida ed elegante grazia di Ariel, dipinge dinanzi ai nostri occhi un Caliban mostruoso, sanguigno, grottesco, tanto perverso nel tramare alle spalle di Prospero, quanto umanamente servile e tenero nel richiederne il perdono in vista della pacificazione finale.

Due ore e mezza di preziosa arte teatrale, avvincente ed emozionante, per uno spettacolo che conduce lo spettatore in un mondo magico dal fascino indimenticabile; raramente Shakespeare è stato così moderno ed entusiasmante. Assolutamente da non perdere.

la tempesta

Silvano Toti Globe Theatre – Largo Aqua Felix (Piazza di Siena) Villa Borghese, Roma

Orari spettacoli: dal 23 luglio all’1 agosto, dal martedì alla domenica ore 21.15, lunedì riposo

Per informazioni: telefono 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)

Botteghino: viale Pietro Canonica, tutti i giorni dalle 14 alle 19, nei giorni di spettacolo fino alle 21.30; prevendite circuito Box Office Lazio – Greenticket

Biglietti: Platea - posti in piedi intero € 10, ridotto under 25 € 8, ridotto Globecard € 7

Balconate - intero da € 12 a 22, ridotto da € 10 a 19, ridotto Globecard da € 9 a 18

Diritto di prevendita (applicabile fino a 2 ore prima dello spettacolo) € 1,50 – 2,00

Tutte le domeniche continua l’iniziativa “i fidanzati di Villa Borghese”. I “fidanzati” di tutte le età avranno diritto a una riduzione sul biglietto di ingresso (escluso posti in piedi).

Il mercoledì per gli over 65 speciale promozione “biglietto 2x1”.

Il venerdì per i ragazzi al di sotto dei 20 anni ingresso ridotto.

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Giusi Alessio, Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

Sul web: www.globetheatreroma.com

 

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