La Tempesta - Teatro Ghione (Roma)

Scritto da  Sabato, 12 Dicembre 2015 

Un’illusione, un artificio, una malia teatrale organizzata dal capitano, il maestro Giorgio Albertazzi che, come un direttore d'orchestra o un moderno regista, crea e manipola a suo piacimento la realtà, intervenendo sugli elementi naturali. La nave è affondata irrimediabilmente, tutti i protagonisti sono già morti ma non ne hanno la consapevolezza, ne “La Tempesta” di William Shakespeare diretta da Daniele Salvo al Teatro Ghione dal 20 novembre al 13 dicembre.

 

Ghione Produzioni presenta
LA TEMPESTA
di William Shakespeare
con Giorgio Albertazzi
e con Melania Giglio, Selene Gandini, Federigo Ceci, Marco Imparato, Massimiliano Giovanetti, Mario Scerbo, Simone Ciampi, Francesca Annunzia, Giovanna Cappuccio
scene Fabiana Di Marco
costumi Daniele Gelsi
maschere Michele Guaschino
luci Luca Palmieri
riduzione, adattamento e regia Daniele Salvo

 

Un autore immortale, un grande attore, una difficile drammaturgia, un veliero emblema del modellismo in proscenio, Miranda distesa e trascinata a mezz'aria, foglie sparse sul palco, fumi e vapori, liane, vele ammainate o al vento, siamo ne "La Tempesta” del Teatro Ghione.

Ecco Prospero, Giorgio Albertazzi, il protagonista della pièce, su una sedia a rotelle, come un moderno Hamm beckettiano, mosso dalla fortuna ormai sua consorte e dallo spirito Ariel. Sciarpa e cappa sospesa, attributi caratteristici del Duca di Milano esiliato, entrambi viola contro ogni scaramanzia, perché in scena c’è un maestro cui tutto è lecito e consono. E se la tempesta è delirio, allora ecco la strega Sycorax, il servo Caliban e gli spettri, in scena muovere chi lo yo-yo, chi il nastro, chi il cerchio, chi le sfere dei giocolieri, a metà strada tra circo e sogno, mentre il corvo splendidamente piumato gongola alla tragedia.

Scampato al naufragio, in una scena tramutatasi in un immenso mare azzurro denso di serenità, è il figlio del re, Ferdinando, bello, scultoreo, fisicamente incantevole, come è logico vagheggiato ed ammirato, sia da Ariel, lo spirito dell’aria, con la morte in mano che da Miranda, figlia di Prospero, con l’amore nel cuore. Negli abissi la corte in un contesto di porte bianche e cirri di tempesta. E se in superficie i costumi sono poveri, lini e canape anche nel corsetto e nel vestito di Miranda, la maestria del costumista veste i nobili degli abissi di tessuti importanti quali velluti, feltro, vigogne per marsine, bustini e cappe. E per loro, un po’ folli un po’ vani, non trucchi ma maschere come a rendere maggiormente farsesche queste raffigurazioni della realtà, ed una recitazione stentorea da commedia dell’arte.

La scena si muove su due livelli - la vicenda sul palco e al livello intermedio lo scorrere dei personaggi, quasi trailers di quello che sta per accadere - e lo spettacolo riprende con l’ammaliante scena d’amore tra Ferdinando e Miranda. Le illusioni, i sortilegi e le magiche trame del Prospero incantatore, tra malizie, timori, vergogne e ritrosie, creano e percorrono l’innamoramento e il connubio dei due giovani sulla riva. Ma ecco che Ariel, con una melodia stridula ed abilmente acuta, sveglia i fantasmi e di nuovo in scena negli abissi appaiono Caliban ed il suo desiderio di riscossa. E di balletto in balletto, da quello degli spettri a quello della corte, ben coreografati e inseriti nel contesto drammaturgico, ritornano protagonisti i reali sempre avidi, complici e rivali nell’agognare successo e trono, ignari di quanto si sia verificato in superficie.

Secondo gli studiosi con quest'opera Shakespeare rivolge il proprio addio al teatro; così simbolicamente Prospero, dopo aver compiuto il matrimonio tra Ferdinando e sua figlia Miranda ed essersi riconciliato con il fratello Antonio, depone la bacchetta, pone fine agli incantesimi, dirada le tenebre e nel celebre aforisma "Gli uomini sono fatti della stessa sostanza dei sogni… gioia a voi tutti, il gioco è terminato” coglie l'occasione per congedarsi dal pubblico.

Ed ecco il saluto della compagnia e del grande attore Giorgio Albertazzi ormai in piedi al “pubblico di naufraghi alla barbarie della società, in questo azzurro mare che è il teatro!” che suggella questa messa in scena resa davvero memorabile dalla maestria del protagonista e di tutti gli attori, e dall’onirica e suggestiva regia di Daniele Salvo.

 

Teatro Ghione - via delle Fornaci 37, 00165 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/6372294 - 06/39670340, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: tutti i giorni dalle 10.00 alle 14.00 e dalle 16.00 alle 19.00
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: platea euro 25,00 - galleria euro 20,00

Articolo di: Massimo Tucci
Grazie a: Daniela Bendoni, Ufficio stampa Teatro Ghione
Sul web: www.teatroghione.it

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