La sorella di Gesucristo - Teatro Biblioteca Quarticciolo (Roma)

Scritto da  Domenica, 27 Novembre 2016 

Una violenza e il proposito di una vendetta, anch'essa violenta. Fumetti, musiche anni '80 e “L'arte della guerra” di Sun Tsu. Per la terza volta, insieme a un immenso Oscar De Summa, si torna al paesino di Erchie, ricreato con toni da epos al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma.

 

LA SORELLA DI GESUCRISTO
terzo capitolo della “Trilogia della provincia”
di e con Oscar De Summa
progetto luci e scena Matteo Gozzi
disegni Massimo Pastore
produzione La Corte Ospitale - Attodue - Armunia Festival Inequilibrio
con il sostegno di La Casa delle Storie

 

Terzo capitolo - dopo “Diario di provincia” e “Stasera sono in vena” - della sua "Trilogia della provincia", anche “La sorella di Gesucristo” è ambientato a Erchie, il paese dove De Summa è cresciuto. Anch'esso in forma di monologo, questo capitolo prende le mosse da un episodio di violenza subìta da una ragazza e segue quest'ultima, armata di pistola Smith & Wesson 9 mm regalata da un lontano parente americano, nella sua camminata verso la vendetta attraverso il paesino - che non le resterà indifferente.

Il plot, in definitiva, è tutto qui, stretto in quei pochi chilometri che separano la casa di Maria dal mobilificio dove lavora il ragazzo che la sera prima le ha usato violenza, ma a De Summa è sufficiente per trasportarci in quel paesino in cui chi guida una Harley-Davidson può essere soprannominato "Terremoto", in cui una donna può essere relegata al ruolo di "sorella di", "figlia di", "moglie di", "madre di" (come la protagonista, conosciuta come la "sorella di Gesucristo" perché Gesù Cristo è il ruolo interpretato dal fratello adone nella festa del paese), in cui la galanteria e la protezione maschili sono spesso e volentieri solo il contraltare della indisputata subordinazione femminile. Indisputata... fino al momento in cui Maria, determinata a vendicare l'offesa, animata da un pensiero martellante ("Adesso vediamo chi dei due non ha possibilità"), non si muove, armata, per sovvertire le leggi immutabili del mondo, trascinandosi dietro la collettività, assurgendo a eroina di un mondo nuovo, risvegliato e almeno parzialmente liberato dalle mute catene che prima lo stringevano.

Come ogni viaggio dell'eroe che si rispetti, anche il suo è costellato da una serie di incontri, di soglie da superare una alla volta, fino allo scontro finale. Maria avanza imperterrita, mentre lo spettatore, al suo fianco, conosce una per una varie figure archetipiche e le loro motivazioni: la nonna che, primo ostacolo, spera di fermarla; le sentinelle che la scorgono incredule; la vecchia maestra, una mentore; il meccanico, l'alleato; l'amica mutaforma, degna avversaria in quanto anche lei vittima di un'umiliazione (ma che, a differenza di Maria, è ancora irretita nelle leggi di quel mondo), la madre del violentatore, formidabile guardiano della soglia, e tanti altri ancora, fino all'incontro finale con la nemesi. Senza voler svelare troppo, avviene in quel momento un rovesciamento del punto di vista e una risoluzione, in qualsiasi modo la si voglia interpretare, appagante.

A farla da padrone, ogni singolo istante, è il tono epico, risultante di tutta una serie di strategie narrative e tecniche che riescono nell'intento di sublimare questa piccola storia provinciale di vendetta in un qualcosa di più grande, capace di travalicare gli stretti confini del paesino, fino a convincerci di assistere a una sorta di radiodramma di un film di Tarantino, un Kill Bill nell'assolata terra pugliese non privo di momenti comici (quando finalmente si sente la "voce" di Maria, l'eroina che da sola sta sollevando un paese intero, non si può non ridere), un lunghissimo piano sequenza sonoro in crescendo. Il paese intero, che man mano si accoda alla Smith & Wesson di Maria, diventa esso stesso protagonista. Erchie, alla fine, possiamo dire di conoscerla come potremmo se vi avessimo trascorso un'intera estate: abbastanza da riconoscere i volti e immaginare le storie che vi stanno dietro, ma non a sufficienza da non restare sorpresi dinanzi a certe prese di posizione - figlie, evidentemente, di altre storie che le dinamiche di paese non ci avrebbero mai permesso di conoscere.

L'uso del microfono sottolinea la funzione di bardo di chi narra, permettendo al contempo l'applicazione di effetti eco nei momenti topici del racconto. Al termine di ogni sequenza, una carrellata di immagini disegnate nello stile di uno storyboard riepilogano quanto appena narrato, dando forma - ma non troppo: i personaggi restano sempre intenzionalmente privi di volto - alla visione anticipata dalla voce del cantore. Similmente, ogni sequenza è introdotta da un passo de “L'arte della guerra” di Sun Tsu. L'intenzione è epica, il risultato complessivo è ironico. Perché “La sorella di Gesucristo” è una storia che inizia con una violenza e finisce con una violenza, mentre Sun Tsu, generale cinese, predicava la vittoria tramite la conoscenza (di sé e dell'avversario) anziché attraverso la forza. Ma la violenza è connaturata nell'uomo, fa dire De Summa a uno dei personaggi più importanti della storia, Sun Tsu è il mondo del dover essere, Erchie il mondo dell'essere.

 

Teatro Biblioteca Quarticciolo - via Ostuni 8, 00171 Roma
Per informazioni: telefono 06/98951725 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: da martedì a sabato dalle 18 alle 21, domenica dalle 16 alle 18
Orario spettacoli: 11 e 12 novembre ore 21, 13 novembre ore 18
Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8 - 5 - 3 euro, teatro ragazzi 5 euro
Durata spettacolo: 65 minuti

Articolo di: Pietro Dattola
Grazie a: Antonino Pirillo, Ufficio stampa Teatro Biblioteca Quarticciolo
Sul web: www.teatrobibliotecaquarticciolo.it

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