La Società, tre atti di umana commedia - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Sabato, 05 Aprile 2014 

Dal 4 al 13 aprile. Una realtà amara dei nostri giorni, non schiacciata sull’attualità ma aperta all’universalità della difficoltà della convivenza umana quando gli interessi configgono: affari di denaro e di cuore. Quando poi le cose si intrecciano, tutto si complica. A ciascuno il proprio vizio, la propria parte di responsabilità e la propria debolezza. Ne esce vincente il femminile che ha il coraggio di andarsene con il proprio fardello, prendendosi in carico la propria parte agita. Interessante la costruzione, quasi una sceneggiatura cinematografica, per quattro attori preparati e calati nel ruolo. Un buon lavoro per l’equilibrio senza sbavature nella recitazione, dialoghi ponderati e dosati, particolari curati, a cominciare dai costumi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Produzione Marche Teatro / Teatro Stabile Pubblico
in collaborazione con Compagnia MusellaMazzarelli presenta
LA SOCIETÀ, Tre atti di umana commedia
uno spettacolo scritto e diretto da Lino Musella e Paolo Mazzarelli
con Fabio Monti, Laura Graziosi, Lino Musella, Paolo Mazzarelli
scene Elisabetta Salvatori
costumi Stefania Cempini
luci Mauro Marasà

 

 

Venerdì 4 aprile ha debuttato al Teatro Filodrammatici di Milano "La Società", spettacolo della Compagnia MusellaMazzarelli, prodotto dal Teatro Stabile delle Marche, che rimarrà in scena fino al 13 aprile. La Compagnia MusellaMazzarelli, animata dal lavoro di Paolo Mazzarelli e Lino Musella, aspira ad un teatro che, pur rimanendo ‘antico’, o comunque classico, sappia parlare attraverso scritture originali dell'oggi, della realtà che ci sta attorno, in modo diretto e spietato, divertito ed onesto, profondo e semplice. L’attualità degli affari che si fanno solo con la gestione commerciale dei locali senza inseguire i sogni, di serate letterarie con musica jazz e dell’immigrazione, furba e sfruttata, di una ragazza rumena, confusa con una slava, contestualizzano, attualizzano e rendono maggiormente credibile una pièce che non perde la propria universalità.



Dopo “Due Cani”, “Figlidiunbruttodio” e “Crack Machine”, trilogia di meccanismi teatrali costruiti a misura sul gioco 2 attori/4 personaggi, la Compagnia MusellaMazzarelli decide di affrontare un modello più classico, più ambizioso, più libero: una commedia in tre atti scritta e pensata per 4 attori e 4 personaggi, realizzata in un’unica soluzione di un’ora e mezza.



Protagonisti della vicenda sono tre amici ed una donna straniera, incontrata quasi per caso, che si trovano a dover gestire, in SOCIETÀ, un locale lasciato loro in eredità. La parola è scelta ad hoc, società come impresa economica ma anche come convivenza tra uomini, civile ma più spesso incivile. In fondo il lavoro è il luogo di esercizio quotidiano della grande impresa che si chiama civiltà. Testo cinico e amaro, con un fondo di squallore e di egoismo che spaventa. Due ‘amici’ e un terzo socio si ritrovano alla veglia di un moribondo, zio di uno dei tre, assieme ad una ragazza rumena, badante che sembra avere intrecciato una storia con il vecchio signore che lei dice di amare. La morte spalanca un vuoto e apre un testamento a sorpresa. La gestione già difficoltosa e non consenziente del locale notturno, il 115 - dal numero civico della via dove si trova - spalancherà un gorgo di mediocrità, debolezze, piccoli raggiri e incapacità di crescere, opponendo i tre personaggi uno contro l’altro.

 

L’intreccio è da scoprire anche se lo spettacolo non si gioca sul colpo di scena quanto sul profilo difettoso di ognuno dei quattro soggetti, messi a nudo, di fronte al bisogno disperato di sbarcare il lunario e cercare qualche soddisfazione: dall’illusione di un amore da vecchi; al brivido di essere l’amante a dispetto degli altri e dell’incapacità di crescere; al sentirsi il salvatore di una fanciulla indifesa e cercare, forse chiudendosi gli occhi, una propria tranquillità, da nulla tenente, galleggiando sulla propria mediocrità; all’energia per lavorare, adattandosi a qualsiasi mestiere, senza rinunciare a godersi la vita, con quel briciolo di ebbrezza che si chiama amore anche quando non lo è ma con il coraggio di portare avanti una vita, più forte di tutto. E poi infine chi sembra più cinico, chi ha tradito forse per incapacità la missione che gli era stata affidata: rilevare un locale bruciato per dolo e dare corpo ai sogni di chi non riesce a realizzarli. Eppure forse è chi salva gli altri e se stesso smascherandosi, guardando in faccia la realtà. Allo spettatore il gusto di scoprire la corrispondenza delle descrizioni.

 

Interessante la costruzione con un feedback da sceneggiatura cinematografica più che da teatro. Una cura senza ostentazione dei particolari apre la scena sulla triste ‘sala d’aspetto’, un’anticamera che diventa una metafora di attesa dove il vero appuntamento è fuori della stanza: se ne stanno in fila tre poltroncine tristi, un aspirapolvere, un tavolinetto e un attaccapanni di metallo che sembrano arredi da ufficio dozzinale o da un tre stelle in zona fieristica, non rinnovato; il tutto coronato da un piccolo alberello e qualche addobbo di Natale lasciato forse dall’anno prima. Anche le altre due scene, rispettivamente ambientate nel locale notturno prima e durante l’incendio, e poi l'ulteriore scena che ci riporta all’inizio di quell’avventura, non trascurano i dettagli. Bello l’effetto dell’incendio supportato da un crescendo al pianoforte.

 

Non si possono non notare gli abiti che fanno più che il monaco in questo racconto, risultato di una ricerca meticolosa per nulla scontata, fatta di piccoli dettagli. La ragazza dell’est ad esempio ha quel gusto un po’ démodé, qualcosa di ordinario e un tocco di ambizione nel suo collo di pelliccia su giacca di pelle che cita i funzionari di partito, che si elevavano ai tempi appena sopra il popolo, non scivolando però nell’immagine della bellona sexy. Lo sguardo dello spettatore è impegnato costantemente a osservare, riflettere, cercare da che parte stare.

 

E’ uno spettacolo nel quale il lato comico è frizzante e consente anche la risata, malgrado lasci l’animo contrito, ma che certo non concede riposo allo spettatore. E’ un invito costante a esprimere pur in silenzio il proprio parere, il proprio giudizio perché nel dialogo tra i personaggi, dove i toni non eccedono mai, non esondano pur nei momenti di tensione - non ci sono concessioni volgari, scontate - si insinua il dubbio, la necessità di andare a verificare. Le parole guidano l’ascolto e poi proprio un attimo prima di dargli la soluzione tacciono e costringono ad un proprio cammino. Si salverà la società che segue e chiude il cerchio della precedente avventura? Bisognerebbe prima determinare se la storia si ripete perché non riesce ad insegnare la lezione.

 

Buona l’interpretazione che risponde coerentemente ad un testo e ad una regia che premiano il lavoro di squadra: una partitura a quattro per sola orchestra, senza solisti.

 

 


Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 21; mercoledì e venerdì ore 19.30; domenica ore 16
Biglietti: intero 19 euro, ridotto convenzionati 15 euro, under 25 13 euro, over 65 10 euro



Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Valentina Ludovico, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

 

 

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