La Signorina Papillon - Teatro Petrolini (Roma)

Scritto da  Mario Fazio Mercoledì, 07 Maggio 2008 

Teatro Petrolini (Rm), dall’11 al 16 Marzo 2008. In un epoca sospesa tra passato e futuro, Rose Papillon, figlia di una ricca famiglia, vive le sue giornate in un giardino colorato e prosperoso. Sogna l’amore, sogna avventure, sogna il principe azzurro. Sogna. Intorno a lei si avvicendano amici e amori. Ma è tutto così felice come sembra?

 

 

Di Stefano Benni

Regia di Gabriele Carbotti

Con: Gabriele Carbotti, Francesca del Vicario, Ilaria Fioravanti, Antonio Grosso.

Dall’11 al 16 Marzo 2008

 

Teatro Petrolini (Sala Fabrizi)

Via Rubattino 5 (Testaccio), Roma

Tel. 06 5757488 347 0840471 339/5884750

 

In un epoca sospesa tra passato e futuro, Rose Papillon, figlia di una ricca famiglia, vive le sue giornate in un giardino colorato e prosperoso. Sogna l’amore, sogna avventure, sogna il principe azzurro. Sogna. Intorno a lei si avvicendano amici e amori. Ma è tutto così felice come sembra?

Si direbbe di no perché il giardino non è così bello e rigoglioso: i fiori sono cadenti e malati, le farfalle sono cadaveri appuntati su un diario di finti ricordi; un pappagallo morto e impagliato, decadente e infestato di tarme, è l’unico vero amico di Rose. Si, perché Armand, Millet e Marie Luise non sono esattamente gli amici che sembrano. Le parvenze a volte, nascondono cattive intenzioni.

In scena al Teatro Petrolini, “La Signorina Papillon” è lo spettacolo che sorprende, che non ci si aspetta. Certo, siamo abituati bene con gli attori della compagnia “Anticamera del Vento” ed è proprio questo che stupisce, il sapersi sapientemente rimettere in gioco con un progetto che sulla carta potrebbe sembrare un suicidio mentre in questo allestimento rappresenta, a giudizio personale, uno degli spettacoli più interessanti del 2008.

Gabriele Carbotti lavora su un testo letterario di Stefano Benni e costruisce un copione originale, folle, complicato e inaccessibile a prima vista, ma presto di grande presa e semplicità che sa un po’ di Checov. Il saper gestire così bene una sceneggiatura che può essere letta dal profano come dal professionista (e soddisfare entrambe le letture) è appannaggio solo di chi ha stoffa da vendere, di chi “ha il dono” come direbbe qualcuno. L’uso di un linguaggio certamente forbito e antico dove di tanto in tanto fanno capolino intromissioni moderne, dove l’uso del corpo è già movimento e caratterizzazione, dove il trucco è studiato anche sulla tonalità dei rossetti, tutto contribuisce alla costruzione di una regia geniale e originale.

Si passa repentinamente da un registro da farsa (che in realtà è quello prevalente) a quello da commedia, da quello da operetta a quello da tragedia fino a spingersi in qualche caso nello sperimentalismo vero e proprio. C’è da dire che gli strumenti del regista, lo staff in primis, ma soprattutto i suoi attori gli permettono tutto questo. In scena Antonio Grosso (già molto apprezzato in “Crimini e forti sospetti in città”) è forte e drammatico ma anche dolce e spiritoso; Ilaria Fioravanti sexy e spietata, doppiogiochista perfetta. Ma è soprattutto Francesca Del Vicario (una delle attrici più dotate e proficue della compagnia) che tiene le redini della commedia. Un’attrice particolare che molto piacerebbe ad un Almodovar e che trova la sua collocazione migliore in personaggi stridenti e contraddittori, al limite della follia, fuori dalle righe. Quello sguardo sempre un po’ perso nel vuoto, il viso non perfetto, la plasticità con cui affronta i suoi personaggi, i suoi tempi scenici sempre scoordinati. Tutto questo conferisce al personaggio di Rose un impianto solido e spiazzante. Una bella interpretazione.

Carbotti sul palco è un mattatore come al solito e le scene migliori sono quelle con lui e Antonio Grosso. Gabriele che qui è attore e regista, e per chi è del mestiere sa quanto complesso e rischioso sia unire le due cose. A lui gli riesce benissimo.

Noi di Gufetto siamo i loro fan numero uno e consigliamo questo spettacolo ad occhi chiusi, perché si ride e si pensa. Perche si respira aria di voglia di fare, di sperimentare, di mettersi in gioco. Perché si esce con la voglia di tornare. Perché si pensa a quanto bello e ricco sia fare teatro e vederlo.

All’ “Anticamera del Vento” si respira aria di Buon Teatro.

 

 

 

Recensione di: Mario Fazio

Sul web: www.anticameradelvento.com - www.teatropetrolini.com 

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