La signorina Else - Piccolo Teatro Studio Melato (Milano)

Scritto da  Sabato, 12 Gennaio 2019 

Dall’8 al 20 gennaio, al Piccolo Teatro Studio Melato, va in scena “La signorina Else”, il capolavoro di Arthur Schnitzler, con Lucrezia Guidone e Martino D’Amico, una produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi e Associazione Teatrale Pistoiese. Un testo sublime, crudele, affresco di una società eppure indagine universale dell’epoca contemporanea. Spettacolo fatto soprattutto di regia che si adegua alla partitura: il risultato è raffinato, pulito, filologico, quasi chirurgico; con la conseguenza forse che ne risulta un po’ schiacciata l’interpretazione, poco emozionale. Giusto equilibrio nella sintesi e nel calibrare i tempi.

 

LA SIGNORINA ELSE
Tragedia della coscienza moderna
di Arthur Schnitzler
traduzione Sandro Lombardi
drammaturgia Sandro Lombardi, Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi
regia Federico Tiezzi
con Lucrezia Guidone e Martino D’Amico
pianoforte e violoncello Dagmar Bathmann, percussioni Omar Cecchi, clarinetti Lorenzo Laurino
voci Gianna Deidda, Francesca Della Monica, Sandro Lombardi, Giusi Merli, Giovanni Scandella
scene Gregorio Zurla
costumi Giovanna Buzzi
luci Gianni Pollini
movimenti coreografici Giorgio Rossi
regista assistente Giovanni Scandella
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi e Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Regione Toscana e Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

 

La storia crudele di un suicidio per vergogna al quale gli spettatori partecipano indossando un camice da chirurgo per assistere, in un immaginario obitorio, alla dissezione di un cadavere, anzi alla vivisezione visto che il corpo è ancora caldo. Dopo il successo di “Freud o l’interpretazione dei sogni”, produzione del Piccolo Teatro della scorsa stagione, Federico Tiezzi torna, con “La signorina Else”, a esplorare la società austriaca degli anni Venti, proseguendo anche il lavoro di ricerca su Arthur Schnitzler che aveva ispirato “Il ritorno di Casanova”. Il bersaglio è la buona borghesia ipocrita che ha animato tanta letteratura viennese dei primi decenni del Novecento, basti pensare a “Una scrittura femminile azzurro pallido” di Franz Werfel, anch’essa crudele e spiazzante. È la famiglia il cuore pulsante di questo male in piena linea freudiana e il regista non è nuovo a questi temi affrontati nel “Calderon” di Pier Paolo Pasolini, spettacolo magnifico già recensito su queste pagine e in un’ “Antigone”, che condivido con Nietzsche essere la più bella tragedia greca.

La storia è relativamente semplice, l’accettazione di una proposta indecente per coprire i debiti finanziari del padre, con il tacito consenso della madre. Il padre, grosso avvocato, rischia il carcere se entro il mezzogiorno dei due giorni successivi non riceverà 30mila fiorini che poi diventano 50mila. Tra l’altro non sembra la prima volta che l’uomo d’affari e di alto lignaggio si trova nei pasticci. In qualche modo scandalo scaccia scandalo, che poi sarà coperto definitivamente con una dose di Veronal. La versione dell’opera nata per due attori per il seicentesco Teatro Anatomico dello Spedale del Ceppo di Pistoia, approda ora al Piccolo Teatro Studio Melato, dove rimarrà in scena fino al 20 gennaio.

Risalente al 1924, la novella è un testo completamente incentrato sul tumultuoso fluire dei pensieri che si affollano e scontrano nella mente della giovane Else, adolescente altera e inquieta, su cui sta per abbattersi una catastrofe familiare. Con questo testo Schnitzler smaschera i falsi valori della società borghese del periodo, così come, parallelamente, faceva Sigmund Freud. Il testo si inserisce nel clima della cultura viennese della finis Austriae con scoperte artistiche che daranno luogo alla nascita della musica moderna, da Strauss a Schönberg, da Berg a Webern; è lo stesso periodo nei quali pittori come Gustav Klimt e Egon Schiele disegnano una società decadente, estetizzante e perversa insieme.

Else è un’appassionata fanciulla, alle prese con i primi turbamenti sessuali: nel suo lungo monologo si definisce maliziosa quanto altera e superba e ne va fiera; finemente crudele lei stessa. Viene messa in difficoltà dalla richiesta dei genitori che necessitano di una grossa somma di denaro; per salvare la famiglia dalla bancarotta l’unica soluzione sembra rivolgersi a un ricco conoscente che da tempo la corteggia e che scopre aver già aiutato il padre in passato. Tutto il testo vive delle reazioni di Else a questa richiesta. La lettera della madre è impeccabile eppure atroce, la formalità e la leziosità di una società “perbene” nascondono logiche impietose e crudeli con un crescendo molto spicciolo di pretese.

Schnitzler impiega in questo racconto la tecnica del monologo interiore, dove a tratti sogno e realtà si confondono, il flusso di coscienza attraverso il quale i pensieri e le contraddizioni del personaggio, e della società in cui si muove, vengono alla luce con straordinaria potenza, tracciando una radiografia spietata di una società corrotta fin nel nucleo familiare: una vera e propria tragedia della coscienza moderna, sganciata dai valori della tradizione, attenta ai propri istinti e ai propri falsi valori.

La regia accompagna questa dimensione con una ricostruzione filologica del testo che pure lascia spazio ad una dimensione onirica e gli interpreti sembrano voci prestate al testo. Meno di un’ora e mezza costruita in modo circolare: la storia prende avvio all’obitorio sul tavolo dove giace la protagonista ancora calda e si conclude con lo stesso lenzuolo che la copre e quel balbettio iniziale si ripropone in una dimensione sospesa tra veglia e sogno. La protagonista vede chi le è intorno e si sta chiedendo cosa accade, eppure è già impotente preda di un sonno-sogno dal quale non si risveglierà.

La musica dal vivo è di grande suggestione con brani di Beethoven, Schumann e Chopin e anche la scenografia essenziale appare raffinata, giocosa e per certi aspetti inquietante come una sorta di Alice nel Paese delle meraviglie. In primo piano, al centro della scena, il tavolo metallico a specchio dell’obitorio con delle sedie intorno, fulcro dell’azione. Sul fondo i musicisti, su un prato verde con una casa in miniatura che ricorda la dimora viennese della protagonista, una sorta di casa delle bambole come il piccolo pianoforte giocattolo. Da decifrare la testa di coccodrillo e le teste di coniglio: la prima indossata all’inizio e alla fine dall’uomo al quale la protagonista si confessa, che involontariamente seduce; le altre indossate da una sorta di becchini, che ricordano un po’ il mondo fatato di Alice. Il coccodrillo è forse metafora dell’aggressività, vittima di se stessa, che versa lacrime ormai inutili: l’aiuto che offre alla famiglia è subordinato al desiderio della figlia - je te désire, come le dice cambiando appunto lingua - che per il momento può essere solo la contemplazione del corpo nudo di lei, ma sarà involontariamente la causa della sua fine.

 

Piccolo Teatro Studio Melato - Via Rivoli 6, 20100 Milano
Per informazioni e prenotazioni: da lunedì a sabato 9.45-18.45; domenica 10-17 servizio telefonico allo 02/42411889
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30;
domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata spettacolo: 80 minuti senza intervallo

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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