La semplicità ingannata - Short Theatre 2013, Macro Testaccio La Pelanda (Roma)

Scritto da  Martedì, 10 Settembre 2013 

La seconda tappa del progetto di Marta Cuscunà sulle Resistenze Femminili in Italia conduce il suo sguardo lucidissimo ed onesto a concentrarsi su un epoca tanto remota quanto contraddistinta da evidenti punti di contatto col nostro nuovo millennio. Il diffondersi a macchia d'olio nel Cinquecento dell'esecrabile fenomeno delle monacazioni forzate, espediente che consentiva alle famiglie più oculate di sottrarsi agli ingenti esborsi economici per le doti delle proprie fanciulle, ed un inaudito e sorprendente modello di società femminile ante litteram sorto proprio in seno alla claustrofobica oscurità di un convento di clausura, sono i due poli attrattori della riflessione della giovane, istrionica, talentuosissima drammaturga/regista/interprete friulana, dal 2009 parte del progetto Fies Factory, nel 2012 menzione d'onore come miglior attrice emergente alla ventisettesima edizione del Premio Eleonora Duse, nonchè finalista come miglior attrice under 30 al Premio Ubu 2010 e al Premio Virginia Reiter 2011.

 

 

 

 

 

LA SEMPLICITÀ INGANNATA
Satira per attrice e pupazze sul lusso d'esser donne
di e con Marta Cuscunà
assistente alla regia Marco Rogante
disegno luci Claudio “Poldo” Parrino
disegno del suono Alessandro Sdrigotti
tecnica di palco, delle luci e del suono Marco Rogante, Alessandro Sdrigotti
realizzazioni scenografiche Delta Studios; Elisabetta Ferrandino
realizzazione costumi Antonella Guglielmi
co-produzione Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto
con il sostegno di Provincia Autonoma Di Trento-T-Under 30, Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, Comitato Provinciale Per La Promozione Dei Valori Della Resistenza E Della Costituzione Repubblicana Di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale Di Gorizia, Assessorato Alla Cultura Del Comune Di Ronchi Dei Legionari, Biblioteca Sandro Pertini Di Ronchi Dei Legionari, Assessorato Alle Pari Opportunità Del Comune Di Monfalcone, Claudio E Simone Del Centro Di Aggregazione Giovanile Di Monfalcone
con il sostegno dei partecipanti al progetto di Microcredito Teatrale: Assemblea Teatrale Maranese-Marano Lagunare UD; Federico Toni; Laboratorio Teatrale Re Nudo-Teatri Invisibili; Nottenera. Comunità_Linguaggi_Territorio; Bonawentura/Teatro Miela-Trieste; Spazio Ferramenta; Tracce Di Teatro D'autore; L'attoscuro Teatro - Montescudo Di Rimini.
liberamente ispirato a Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin (ed. biblioteca dell'immagine, 1998)
Marta Cuscunà fa parte del progetto fies factory

 

 

Il primo contatto con l'eruttivo, prorompente universo artistico di Marta Cuscunà sortisce un effetto a dir poco abbacinante. Mentre certo teatro sperimentale persegue sempre più l'obiettivo di un minimalismo estetico e contenutistico che finisce però spesso per sconfinare nell'autoreferenzialità, il suo approccio è diametralmente diverso: solidamente radicato in una ricerca storico-documentaria condotta con scrupolo e curiosità, sostanziato di un impegno etico e civile profondamente sentito, espresso attraverso il connubio fra l'avvincente teatro di narrazione, l'artigianalità del teatro di figura e le suggestioni contemporanee del teatro visuale. Un'alchimia di estrema ricercatezza che, contrappuntata da strali di pungente ironia e portata in scena con indiscutibile carisma, straripante energia ed una duttilità vocale ed interpretativa di raro pregio, rende questo suo secondo lavoro teatrale estremamente originale e godibilissimo per lo spettatore.
Dopo aver focalizzato l'attenzione nello spettacolo di debutto "E' bello vivere liberi!" sul personaggio della staffetta partigiana monfalconese Ondina Peteani, fiera combattente sopravvissuta agli orrori di Auschwitz, in occasione di questo secondo progetto "La semplicità ingannata" l'orizzonte temporale si sposta indietro di alcuni secoli sino a raggiungere il tumultuoso periodo che, tra Cinquecento e Seicento in piena Controriforma, vide ogni bagliore di spirito critico e libera riflessione soffocato dall'inflessibile egemonia delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche. Le fonti di riferimento sono state individuate nel saggio storico di Giovanna Paolin "Lo spazio del silenzio", nelle opere letterarie di Arcangela Tarabotti - monaca e scrittrice che nella prima metà del diciassettesimo secolo trascorse la propria intera esistenza nel monastero di Sant'Anna di Venezia ed instancabilmente confessò i soprusi psicologici subiti e la sofferenza della reclusione claustrale forzata nella trilogia composta da "Il Paradiso monacale", "Il Purgatorio delle malamaritate" e L'inferno monacale" - e nelle testimonianze che raccontano il coraggioso esperimento rivoluzionario delle Clarisse di Udine; queste ultime, estremamente risolute nel riscattare la condizione subordinata loro e dell’intero genere femminile, divennero delle "trafficanti di cultura non autorizzate" e trasformarono il loro convento in un cenacolo dedito alla filosofia, all'alchimia, alle scienze, finanche alla lettura dei testi sacri in volgare per interpretare autonomamente le scritture, in aperta ed inconciliabile contestazione del soverchiante potere clericale, tanto da scatenare ben presto una vigorosa reazione dell’Inquisizione, la quale però per lunghi decenni non riuscì ad imbrigliarne l’ingegno innovatore ed indipendente, grazie all'intelligenza ed astuzia delle religiose e soprattutto al sostegno caloroso dell’intera comunità.
Partendo da queste fondamenta, si innesca la vigorosa indagine drammaturgica di Marta Cuscunà, condotta con rigoroso rispetto del dato storico di partenza, impegno non comune nella ricerca protrattasi per oltre sedici mesi e il vivido desiderio di rielaborare quest’affascinante materia al fine di evidenziarne la valenza simbolica e la sconvolgente carica di attualità, ad intessere un trait d’union tra la coraggiosa lotta di queste donne del Cinquecento e le istanze di rivendicazione sempre più flebili di oggi. Un teatro civile dunque tramite il quale l’autrice assume una ben delineata posizione, denunciando l’odierna condizione femminile negletta, che prende le mosse dalla costante mercificazione della bellezza, passa per l’impositivo potere patriarcale che si adopera in modo da mantenere saldamente nelle proprie mani il controllo economico e sociale, sino ad arrivare all’efferata barbarie dei tristemente sempre più dilaganti casi di “femminicidio”. Un progetto teatrale vissuto peraltro in una prospettiva davvero totalizzante, dal momento che la Cuscunà, per affrontarne gli sforzi produttivi, ha perseguito insieme ai suoi collaboratori la strategia di una “produzione teatrale partecipata” avvalendosi dello strumento del “microcredito”: ai sostenitori del progetto non è stato richiesto un finanziamento a fondo perduto, ma un contributo che in futuro potrà essere restituito grazie all’eventuale acquisto di una replica dello spettacolo; l’adesione è stata calorosa, dando così origine ad una forma di produzione teatrale popolare, condivisa, sostenibile ed economicamente autosufficiente, che rappresenta al contempo una preziosa opportunità di coesione tra l’artista ed il tessuto socio-culturale che lo circonda.
“La semplicità ingannata” si compone idealmente di un prologo e due “libri”, per una durata complessiva di approssimativamente un’ora, che si dilata in maniera piacevolmente naturale grazie all’appassionante articolazione delle vicende raccontate e allo straordinario virtuosismo interpretativo con cui vengono donate allo spettatore, senza che il ritmo, l’ironia e la capacità empatica dell’attrice lascino il margine al benché minimo calo di attenzione. Nel prologo viene ritratta con funambolica enfasi una sorta di asta al ribasso tramite la quale piazzare al miglior offerente – nella fattispecie il futuro sposo che pretende la dote matrimoniale meno cospicua – le fanciulle di buona famiglia in età da marito. Nel Cinquecento difatti l’equazione “figlia femmina = inevitabile perdita economica” era fortemente impressa nel genoma dei capifamiglia e quindi si doveva cercare in qualche modo di porre rimedio alla catastrofe incombente. Le alternative erano minime: accettare il compromesso di nozze che non comportassero una debàcle economica eccessiva, soluzione tutto sommato percorribile nel caso in cui la fanciulla fosse di aspetto attraente e indole mite e remissiva; oppure avviarla alla professione di “cortigiana onesta”, garantendole indipendenza e sostentamento a patto che si conquistasse il favore del potente di turno di qualche corte europea; oppure la terza e ultima strada percorribile, ineludibile nel caso di difetti fisici o di uno spirito vagamente troppo ribelle che la rendessero una mogliettina poco appetibile, quella della monacazione forzata. Con un’esigua offerta elargita al convento, veniva scampato il pericolo di una onerosa dote matrimoniale e allo stesso tempo introdurre una figlia in un prestigioso ordine monastico garantiva lustro e il blasone della propria famiglia nobiliare poteva rimanere così perfettamente immacolato.
Fu questa la sorte di Angela, la protagonista della prima sequenza narrativa (o “libro”) dell’opera che segue da vicino gli anni della sua infanzia e adolescenza, dall’ingresso in monastero ammantato da un’atmosfera festosa ed accogliente – esilarante lo straniamento suscitato dal passaggio in cui il vescovo-imbonitore dà il benvenuto alle bimbe all’inizio del loro noviziato in una dimensione zuccherosa fatta di colori, lustrini e inquietanti bambole vestite da monache – allo sbocciare di un tenero sentimento di affetto con un giovane visitatore, fino all’estrema sopraffazione subita da parte della sua famiglia, con la costrizione ad accettare i definitivi voti religiosi, rinunciando in un sol colpo al suo amore, ad ogni barlume di libertà e indipendenza e alla speranza di una propria realizzazione esistenziale.
E’ però a questo punto che la drammaturgia conosce un significativo punto di snodo, proiettandosi repentinamente tra le mura del convento di Santa Chiara di Udine e andando a ripercorrere con dovizia di particolari la galvanizzante rivolta delle Clarisse, che sapranno trasformare il trabocchetto della monacazione forzata in opportunità vincente per effondere un lievito di libero pensiero. E le rocambolesche vicende di queste intrepide religiose tanto sovversive da essere accusate di eresia non assumono sul palcoscenico le sembianze di un monologo; in un florilegio deflagrante di personaggi - le sei incontenibili monache clarisse, il vecchio vescovo inetto che cerca di tenere a bada le loro pericolosissime idee femminili, l'aggressivo vicario inquisitore che le sottopone a processo cercando di annientarle - lo spettacolo conosce un'impennata di continui cambi di ritmo e registro narrativo davvero entusiasmante che, impreziosita da un linguaggio ricco e ricercato, colpisce con incisività lo spettatore. Personaggi che si incarnano, seguendo gli stilemi del teatro tradizionale di figura, in magnifici pupazzi, a cui dà voce il vulcanico piglio interpretativo della Cuscunà: sei monache-burattino appollaiate al davanzale di un'esistenza di cui sono state private e che intendono riconquistarsi con tutte le proprie forze, un minaccioso pupazzo-inquisitore pronto ad ostacolare in ogni modo il loro anelito di indipendenza e modernità.
Rifuggendo il rischio della retorica e costruendo un codice linguistico-drammaturgico originale e di immediata presa emotiva, Marta Cuscunà affonda con forza e personalità lo sguardo in uno spaccato del nostro passato, denunciandone con irresistibile sottigliezza i riflessi che si riverberano sul presente. Un lavoro di rara brillantezza, firmato da una giovane artista tra le più promettenti dell'attuale scena teatrale italiana.

 

 

La Pelanda Centro di Produzione Culturale - piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Per informazioni: telefono 060608 - 06 49385619, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: singolo spettacolo 7€, tessera giornaliera 15€

 

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Emanuela Rea, Ufficio stampa Short Theatre
Sul web: www.shorttheatre.org - http://martacuscuna.blogspot.it - www.centralefies.com/factory.html

 

 

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