La seconda Neanderthal - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Caterina Paolinelli Mercoledì, 07 Novembre 2012 
La seconda Neanderthal

6 e 7 novembre. Torna in scena uno spettacolo diretto da Claudia Castellucci, forte dell’esperienza della Stòa, scuola sul movimento ritmico che l’artista ha condotto dal 2003 al 2008 presso il teatro Comandini di Cesena, e di Homo Turbae dedicato ad Edgard Allan Poe. In questa occasione la Castellucci si cimenta con un lavoro ispirato a Igor Stavinskij; coreografia e musica dominano senza sosta una scena vuota e ancestrale come vuole il titolo stesso.

 

Le Vie dei Festival 2012 XIX edizione presenta
dai festival Pays de Danses - Liège, Festival delle Colline Torinesi
Compagnia di Ballo Mòra / Socìetas Raffaello Sanzio
LA SECONDA NEANDERTHAL
coreografia, scene e costumi Claudia Castellucci
musica Scott Gibbons, ispirata al Sacre du Printemps di Igor Stravinskij
interpreti Gloria Dorliguzzo, Rob Fordeyn, Beatrice Mazzola, Eugenio Resta
produzione Francesca Melis, Cosetta Nicolini
organizzazione Valentina Bertolino, Lorenzo Mori
produzione Riverrun - Performing Arts, Cagliari / Théâtre de la Place, Liège - Centre européen de création théâtrale et chorégraphique / Fundacja Nuova, Poznan / Hellerau - European Center for the Arts, Dresden / Festival Wiosny, Poznan / Teatr Wielki, Poznan
con il sostegno dell'Istituto Adama Mickiewicza, Polish-German Foundation, Elevenprogramm of Palucca Hochschule für Tanz e Semperoperballett

 

Siamo in un luogo asettico e neutro, uno spazio fermo e immobile. Primordiale. Da qui l’ispirazione che dà il titolo o forse il contrario. Di fronte a noi la scena nuda, predomina il beige, c’è un attore vestito di nero che non sa se andarsene o restare. Siamo in un luogo o forse in un tempo che precede la creazione artistica. Si avverte sottile la sensazione che tutto possa accadere.
L’artista deve solo scegliere se iniziare o rinunciare. E’ solo. Vuole cedere e fuggire. Una voce, off e di donna, lo sfida chiedendogli per tre volte se vuole arrendersi. Forse una citazione evangelica? Lui si arrende e, come Pietro, rinuncia a provare il coraggio di essere diverso. Con il capo chino va verso il fondo. Potrebbe finire adesso. E sarebbe una rivoluzione. Una provocazione estrema di un artista che non ha più niente da dire e per questo si ritira.
Invece entrano in scena altri tre personaggi, due danzatrici ed un danzatore, ed ha inizio una danza. La musica è superba, degna del grande maestro. Le coreografie forti e vigorose. I tre danzatori davvero molto bravi e preparati. L’attore, anche lui danzante, segue i tre e si lascia condurre là dove (forse) non aveva previsto. Ed ecco che l’arte diventa un progetto corale, collettivo. Forse un inno alla trasformazione dall’essere primitivo e individualista ad un essere collettivo e quindi attuale. La danza è sfrenata, incessante, a tratti compulsiva.
E poi che cosa accade? Non accade nient’altro per cinquanta minuti, purtroppo. Ci si immerge rapiti e a volte come in trance in questa musica imperterrita, si guardano i quattro che si dimenano, ma non si riesce più ad interessarsi davvero.
Assistendo a questo spettacolo si ha la sensazione di fare un viaggio di notte in autostrada. All’inizio ti sembra molto divertente, eccitante: solo tu, la strada e la notte. Ma poi, poco dopo, la radio è un vago ronzio, le palpebre si fanno pesanti e non vedi l’ora di arrivare a destinazione.
Forse queste considerazioni sono eccessive, la Castellucci da anni indirizza il suo lavoro verso una perfezione apollinea ed in questo ha assolutamente raggiunto il suo ideale perché lo spettacolo è perfetto. Ci si sorprende a cercare con maniacale attenzione le piccole imperfezioni. Perché? Perché la perfezione non è realmente interessante. Bella forse, ma non interessante. Non ci si innamora del perfetto, ma del difettoso, di ciò che ti riconduce a te. Jean Paul Sartre diceva che per vivere bisogna sporcarsi le mani. Vedere il sudore dei danzatori è stato confortante perché a tratti si sarebbe potuto pensare che fossero dei replicanti in pieno stile Blade Runner.

 

Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5881021 – 06/5898031
Orario spettacoli: martedì 6 e mercoledì 7 novembre ore 21
Biglietti: intero € 15, ridotto € 12

 

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Carla Romana Antolini, Ufficio stampa Le Vie dei Festival
Sul web:
www.leviedeifestival.com - www.teatrovascello.it

 

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