La scuola delle mogli - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Alice Palombarani Sabato, 23 Febbraio 2013 

Dal 19 febbraio al 3 marzo al Teatro Argentina il regista Marco Sciaccaluga porta in scena “La scuola delle mogli”, commedia di Molière. Eros Pagni è il borghese Arnolfo, amante-padrone dell’ingenua Agnese, interpretata da Alice Arcuri. Un classico che riacquista spessore e che indaga sulla natura umana, divertendo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Produzione Teatro Stabile di Genova presenta
LA SCUOLA DELLE MOGLI
di Molière
traduzione Giovanni Raboni
regia Marco Sciaccaluga
con Eros Pagni, Alice Arcuri, Roberto Alinghieri, Marco Avogadro, Massimo Cagnina, Pier Luigi Pasino, Roberto Serpi, Mariangeles Torres, Federico Vanni
scene Jean-Marc Stehle’ e Catherine Rankl
costumi Catherine Rankl

 

 

In questi giorni sul palco del Teatro Argentina “La scuola delle mogli” di Molière, con la regia di Marco Sciaccaluga, nella traduzione di Giovanni Raboni. Se nella versione originale siamo nella Parigi del XVII secolo, questo adattamento ci conduce nella città del primo ‘900, in una trasposizione vincente che riflette l’intenzione del regista di conferire nuovo spessore al testo classico grazie al lavoro d’interpretazione. Il regista ha voluto rendere l’idea di un angolo separato dal mondo dove le notizie dall’esterno giungono ovattate; saranno proprio degli estranei al piccolo mondo borghese di Arnolfo, ossia Orazio prima e il padre di Agnese poi, deus ex machina dall’America, a dar luogo all’agnizione finale.
Il mondo di Arnolfo è borghese, lui ossessivo e ordinato, di un ordine che tenta pervicacemente di celare un segreto inconfessabile; proprio come il meccanismo degli orologi da lui venduti, Arnolfo calcola le proprie mosse in modo che ogni ingranaggio combaci, eppure il susseguirsi degli eventi lo costringerà a capire che la vita è un imprevisto. Sciaccaluga ha voluto accentuare la vena totalitaria di Arnolfo: spiega che è un «dottor Frankenstein che vuole costruirsi il suo mostro», ossia nascondere Agnese alla vista della vita, un omino allo stesso tempo colpevole e vittima, protetto dal proprio status proprio come il giudice kleistiano de “La brocca rotta”.
Eros Pagni interpreta magistralmente Arnolfo, ruolo che fu già di Molière, i suoi turbamenti e la sua indole calcolatrice, la furia controllata e il freno borghese: una virtù morale fondata sulla rispettabilità con la quale il protagonista tenta di ricrearsi una verginità sociale, basti pensare che recita l’alfabeto per riacquistare la calma; veder recitare Pagni è temere che una bomba possa esplodere sul palcoscenico, portando in scena un personaggio complesso ma di cui si può ridere. Secondo il regista questo comportamento è tipico dell’uomo borghese, da qui la realizzazione di «uno spazio che possa appartenere a un tempo in cui la borghesia ha assunto uno specifico riconoscimento sociale». Accanto al protagonista vi è Alice Arcuri nel ruolo di Agnese, una fanciulla dal bel vestito a motivi floreali, semplice e candida, intimorita dal suo padrone ma al contempo a lui devota.
La feroce critica di Molière ai benpensanti del XVII secolo - la commedia fu accolta con clamore ai tempi di Luigi XIV, scandalizzò e divertì quanto “Il tartufo” e il "Don Giovanni" - si trasforma nello spettacolo di Sciaccaluga in lotta indiretta contro la coercizione della libertà individuale, tema universale sempre valido che tuttavia manca di un riferimento esplicito all’oggi. La commedia, non banale, affronta molteplici tematiche: dal matrimonio tra un uomo maturo e una fanciulla al conflitto tra sogni e realtà. La differenza di età tra Arnolfo e Agnese, quasi 30 anni, rimane latente e non è espressa da Arnolfo, per il quale Agnese è come una figlia, allevata sin dall’infanzia approfittando di una madre caduta in miseria. Arnolfo beffa le questioni di corna dei suoi conoscenti, eppure è il primo a pagarne le conseguenze: canzonato dall’amico Crisaldo, capirà a sue spese che «chi è sicuro di non avere le corna le ha già per metà.» Arnolfo è sia un tiranno che un bonario aguzzino: tuttavia ad Agnese, allevata nell’ignoranza, basta conoscere il giovane Orazio per desiderare la conoscenza e trasformare la propria indole, diventando scaltra, con gran sorpresa del promesso marito.
Per il Teatro Stabile di Genova, cui gran parte del cast appartiene, questa “Scuola” si colloca nella scia di spettacoli «che invitano a ridere dell’uomo e dei suoi difetti», obiettivo perseguito dalla produzione di Carlo Repetti direttore dello stabile genovese, alternando a serie riflessioni una comicità che amplifica i difetti e trasforma i personaggi in figure grottesche, con un’ escalation che culmina nella scena in cui Arnolfo costringe Agnese a cantilenare un elenco di regole del matrimonio.
La scenografia si articola in più livelli a differenti profondità, rendendo dinamica e divertente la recitazione, in modo che gli attori possano attraversare porte, imboccare vie, affacciarsi a balconi, aprire cancelli; le possibilità offerte dalla scenografia sono sfruttate appieno e con fantasia: i diversi moduli, ruotando, trasformano la piazzetta parigina nella bottega di orologi di Arnolfo e nella sala da pranzo della sua casa. L’inaspettata apertura della scenografia proietta lo spettatore all'interno delle vicende e aggiunge un elemento realistico e di grande impatto. Notevole anche l’arredamento degli interni per cura e precisione nell’uso degli oggetti: la bicicletta utilizzata da Orazio diventa un pretesto per presentare indirettamente il personaggio e il grammofono è la fonte da cui provengono le musiche, adeguate all’ambientazione, che aggiungono ritmo allo spettacolo.
In scena si è portato il dialogo più che l’azione, prediligendo sondare le intenzioni e gli effetti nella psicologia dei personaggi più che il fatto stesso, per una commedia che accentua l’importanza delle parole eppure ricca di colpi di scena e azione. Ne viene fuori uno spettacolo al limite fra commedia e tragedia, una grande interpretazione di un classico, che come tale parla all’uomo di ogni epoca.

 

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6840001
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.helloticket.it
Orario spettacoli: martedì, mercoledì e venerdì ore 21, giovedì e domenica ore 17, sabato ore 19, lunedì riposo
Biglietti: intero platea €27, palchi €22, galleria €16 - ridotti da €22 a €13 (senza prevendita)
Durata: 2 ore e 10 minuti con intervallo

 

 

Articolo di: Alice Palombarani
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

 

 

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