La prova - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Domenica, 20 Gennaio 2019 

Dal 10 al 27 gennaio va in scena, in prima nazionale, al Teatro Filodrammatici di Milano “La prova” di Bruno Fornasari, con Tommaso Amadio. Testo agro-dolce con una punta amara, che non può lasciare indifferenti: al centro la discriminazione uomo-donna con un continuo cambio di prospettiva, ben oltre la commedia degli equivoci. Interessante la scrittura, un vortice creativo di finzione e realtà, di gioco delle parti, dal quale alla fine escono tutti sconfitti. Un testo, senza testi, che spinge a riflettere anche lo spettatore più pigro, perché il regista fa l’avvocato del diavolo fino all’estremo di chiedersi se esista una verità.

 

Amadio / Fornasari presentano
LA PROVA
con Tommaso Amadio, Emanuele Arrigazzi, Orsetta Borghero, Eleonora Giovanardi
testo e regia Bruno Fornasari
scene e costumi Erika Carretta
disegno luci Fabrizio Visconti
movimenti coreografici Marta Belloni
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
con il sostegno di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo - Progetto NEXT 2018/2019

 

La commedia acida, più che ironica, incastona un’altra tessera del mosaico della stagione 2018-2019 sotto il segno dello slogan “Il teatro è fatto di mostri”, che si è proposto in modo provocatorio. La direzione di Bruno Fornasari e Tommaso Amadio ha deciso di puntare sul contemporaneo non solo nello stile ma anche nei temi, raccontando il nostro tempo ed evidenziando come i mostri siamo tutti noi nella nostra diversità. Spesso il pregiudizio semplifica quello che non si comprende o difficilmente si accetta e il teatro, come una sorta di catarsi, portando in scena i vizi del popolo, costringe ad una riflessione e ad un esame di coscienza, spregiudicato in senso etimologico, quindi schietto e senza sconti per nessuno. Questa volta il tema è il rapporto tra uomini e donne, trattato con una certa crudezza-crudeltà. Le domande suscitate pongono a loro volta una domanda radicale: la ricerca della verità assoluta è lecita o spinge a creare altri mostri? I mostri in fondo siamo tutti noi, tutti diversi, uno per l’altro, mettendo in crisi l’idea di un’armonia originaria.

L’aspetto più interessante dello spettacolo è proprio la scrittura, non solo per la sottigliezza dei dialoghi taglienti, impietosi - i personaggi lo sono anche verso loro stessi - quanto per la sceneggiatura della stessa. Si tratta di una costruzione ardita, difficile da maneggiare, che rovescia continuamente il punto di vista appena acquisito e se all’inizio è la donna ad apparire il sesso debole, tosto si tende a parteggiare per l’uomo. Ne emerge un gioco al massacro che ognuno sembra costretto a portare avanti diventandone la prima vittima. Non una commedia degli equivoci, qui si va ben oltre e i personaggi simulano piuttosto l’equivoco che padroneggiano abilmente.

La vicenda è ambientata in un’agenzia di comunicazione diretta da un certo Fede che sta partecipando alla gara per aggiudicarsi un’importante campagna contro la discriminazione femminile. Tina è la creativa chiamata per fare la differenza su un argomento così delicato. Richiamarla è un rischio perché lei, già collaboratrice della società, se n’era andata dopo una feroce discussione in cui accusava Fede di averle rubato un’idea per un lavoro. Mentre aspetta l’arrivo di Fede, Tina spiega a Edo, amministratore dell’agenzia e suo ex compagno, di non voler accettare la proposta di lavoro perché la sera precedente, a cena, il capo ha avuto con lei un comportamento sgradevole: le ha accarezzato una spalla…quella scoperta dall’abito e quindi non sembra un gesto casuale. Per Fede si è trattato solo di una carezza, per Tina invece è stata una vera e propria avance, anzi una micro-aggressione. Neanche Lucy, ex stagista, attuale fidanzata di Fede, riesce a credere del tutto alla versione del suo compagno, anche se non ha mai potuto sopportare Tina.

È possibile provare che Fede in realtà è un predatore? È possibile per lui dimostrare il contrario? E che cosa è successo davvero l’ultima volta che Fede e Tina hanno lavorato insieme? E in auto durante il primo appuntamento tra Fede e Lucy? Dopo lo scandalo di abusi sessuali amplificato a livello mondiale dal movimento #metoo, Bruno Fornasari, con la sua consueta ironia e una piccola dose di crudeltà, tocca uno dei nervi più scoperti della società attuale, ponendo domande scomode e distraendo volutamente da temi forse più importanti (i poveri citati nel testo).

È davvero possibile, dopo millenni di evoluzione dell’homo sapiens, pensare a un predatore senza complici? E quale miglior complice di chi potrebbe condividere il tuo stesso destino e dovrebbe quindi avvisarti d’essere una potenziale preda? Uno squalo non si nutre di tutti i pesci che trova, col pesce pilota vive in un rapporto simbiotico e di mutuo vantaggio. In tempi di caccia al mostro, denunciare anche questo potrebbe essere un buon passo avanti per sparigliare le carte e diventare tutti davvero “femministi”. La scena è comunque dominata dalla connivenza.

“La prova” è una commedia acida sul rischio di dover barattare la verità per un po’ di felicità, uno spettacolo sulle opinioni confuse per verità assolute e uno sguardo satirico sull’estenuante gioco di ruoli tra uomo e donna, ma non solo, sui rapporti umani in generale e ancor più sul rapporto che ognuno ha con se stesso. Il testo denuncia una società liquida, un po’ allo sbando e l’ambientazione in un ufficio che per definizione usa la seduzione per vendere prodotti, dove l’effetto magico è la chiave del successo del prodotto stesso, non tanto le sue qualità intrinseche, è perfetta. Tra l’altro emerge - ed è il lato più cinico dello spettacolo - che è proprio il denaro con la sua smania di successo a guidare i comportamenti, spesso sotto le mentite spoglie di grandi valori e diritti da difendere. Come nel caso dell’agenzia pubblicitaria, più che la convinzione dell’importanza dei diritti civili, è la scommessa che l’argomento faccia presa sul pubblico la ragione della scelta della campagna marketing. Più volte nel corso dello spettacolo torna il tema dell’ascensore sociale, dove la donna è più disponibile o costretta a subire per salire nel gradimento; in particolare la metafora si estende allo studio che è ad un piano alto ma che, se perde la campagna in gioco, può tornare nell’appartamento a pian terreno. E due volte si insiste sul fatto che questo appartamento sia dotato di una terrazza che guarda sul quartiere dei poveri: una metafora ambigua perché, se è vero che i dipendenti dell’agenzia guardano dall’alto e da lontano una condizione che non gli appartiene, è altrettanto evidente che un appartamento prestigioso e arredato alla moda non ha l’ambizione di guardare sui quartieri popolari. La misura della distanza degli altri, dei meno fortunati, resta dunque la prova appunto del proprio ruolo sociale.

Simpatica la realizzazione con la scansione dei tempi con momenti di cambio luci e una sorta di tableau vivant dove i personaggi sembrano fermarsi o muoversi come marionette, con situazioni che si avvicinano a un musical in prosa. Forse qualche fraseggio un po’ spinto talora avvicina troppo la commedia alla realtà spicciola e prende il tono da fiction ma per il resto lo spettacolo è senza dubbio amaramente gustoso.

 

Teatro Filodrammatici - Via Filodrammatici 1 (ingresso Piazza Paolo Ferrari 6), 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 21; mercoledì e venerdì ore 19.30; domenica ore 16
Biglietti: intero 22€, ridotto convenzionati 18€, ridotto under 30 16€, ridotto over 65 e under 18 11€, online con prezzo dinamico da 11€
Durata spettacolo: 90 minuti

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Antonietta Magli, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

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