La prova del topo - Teatro Studio Uno (Roma)

Scritto da  Martedì, 26 Maggio 2015 

Ha debuttato al Teatro Studio Uno e sta scaldando i motori per tornare nuovamente in scena, stavolta in concorso al Roma Fringe Festival 2015, il nuovo spettacolo della tanto giovane quanto creativa ed entusiasticamente prorompente compagnia INuovi | Teatro delle Viti. Concepito interamente nell'alveo del laboratorio di scrittura scenica svoltosi in occasione della quarta residenza artistica proposta in questa stagione dallo Studio Uno - vivace casa romana del Teatro Indipendente nel cuore di Torpignattara -, questo interessante progetto incanala l'estro surreale e la geniale improvvisazione dei cinque attori protagonisti nella brillante messinscena supervisionata, drammaturgicamente e registicamente, da Michele Galasso e Antonio Careddu.

 

INuovi | Teatro delle Viti presenta
LA PROVA DEL TOPO
messinscena Michele Galasso e Antonio Careddu
con Gabriele Guerra, Caterina Marino, Riccardo Marotta, Maria Chiara Pellitteri, Fabiano Roggio
il guardaroba Annalucia Cardillo
musici in sala Samovar & Marcusai
foto di scena Valentina Mameli

 

Una famiglia decisamente sui generis ed imprevedibile quella pronta a travolgere gli ignari spettatori che bussano all'uscio della compagnia INuovi - Teatro delle Viti. Prima di addentrarsi nei meandri intricati delle relazioni affettive che la popolano, e soprattutto delle bizzarre nevrosi che la infestano, meglio abbandonare ogni aspettativa di consecutio logica e accantonare il gomitolo della razionalità per lasciarsi travolgere dall'ironia di un apparente nonsense che a ben guardare cela però numerose e complesse stratificazioni di significato.

La prova del topoCi accoglie sin dal portone di ingresso, con gentilezza e solare cordialità, quel maggiordomo (Riccardo Marotta) che rappresenterà il nostro traghettatore infernale alla scoperta di tutti gli inconfessabili segreti della grottesca famigliola; indossando un grembiule e un cappotto scuro ci conduce lungo una scalinata, verso il cuore della magione, incontrando qua e là a sorpresa, intenti nelle intime ossessioni del loro quotidiano, anche i personaggi che conosceremo più a fondo di lì a poco. Approdiamo in un confortevole giardinetto interno dove, sorseggiando del buon vino e assaporando stuzzicanti tarallucci, attendiamo che tutti gli ospiti siano arrivati; al centro di questo cortile un'insolita struttura totemica su cui si arrampica il solitario e stralunato rampollo maschio (Fabiano Roggio). Eccoci però ormai al completo e rifocillati a dovere per addentrarci tra i misteri di una famiglia tutt'altro che tradizionale e rassicurante; facciamo dunque il nostro ingresso nel salotto buono di casa - la sala teatrale, gremita fino all'inverosimile a testimoniare il successo di questo coraggioso esperimento drammaturgico - e cominciano a dipanarsi dinanzi a noi tutte le inquietudini e i bislacchi comportamenti dei cinque protagonisti.

Il maggiordomo, sfilato il soprabito, ci svela che in realtà...sotto il grembiule niente! Con il suo strampalato accento russo non mancherà di offrirci il suo personalissimo punto di vista su tutti gli altri abitanti della casa, sfodererà verso di loro le proprie malie seduttive e intratterrà il pubblico superando costantemente la quarta parete con la tagliente arma del sarcasmo beffardo. Quali altre anime disorientate si aggirano nei dintorni? Un padre burbero ed autoritario che, dietro la sua intransigenza, cela sconfinati dolore e solitudine per un'incolmabile assenza, oltre che una scarsissima dimestichezza coi lavori domestici, in particolare con l'odiatissima lavatrice (Gabriele Guerra); una figlia adolescente con tante stramberie per la testa (Maria Chiara Pellitteri) ed un figlio minore geloso della primogenita contornato da pupazzi e compagni di gioco inanimati (Fabiano Roggio), entrambi rintanatisi in un universo parallelo di incomunicabilità e alienazione; infine una zietta canterina (Caterina Marino) decisamente sopra le righe a completare il quadro di un nucleo familiare evidentemente alla deriva. Ben presto scopriremo cosa si cela dietro l'evidente disagio esistenziale che serpeggia in seno a queste mura casalinghe: l'abbandono della madre, figura enigmatica avvolta dal mistero, della cui sorte non conosceremo alcun dettaglio; della sua assenza avremo però lapalissianamente schierati dinanzi a noi i devastanti effetti, visto che i superstiti di questo naufragio emotivo sono paralizzati dall'incapacità di relazionarsi, dall'anaffettività, da dinamiche padrone-servo, gatto-topo che hanno a che fare più con una contorta ritualità di sofferenza che non con sani rapporti affettivi.

Ciò che sorprende maggiormente di questo lavoro drammaturgico costruito con la semplicità di chi ancora sperimenta con la forza propulsiva dell'ingegno e della fantasia, è come tematiche così dolorose e struggenti vengano affrontate in una chiave assolutamente ironica ed arguta. Si percepisce la modalità compositiva del testo, frutto dell'intersezione di istanze eterogenee, improvvisazioni e impellenti urgenze comunicative; si percepisce però altrettanto distintamente l'opera di sapiente orchestrazione curata da Michele Galasso e Antonio Careddu, che armonizzano questa miriade di spunti dando origine a uno spettacolo ben congegnato e di piacevolissima fruizione. La sostanziale semplicità dell'allestimento viene colorata dagli azzeccati costumi di Annalucia Cardillo e da un disegno luci accorto nell'enfatizzare i particolari.

Puntuali e coinvolgenti le interpretazioni dei cinque attori protagonisti, capaci di tratteggiare con limpidezza i caratteri peculiari dei diversi personaggi, nonostante l'universo nonsense all'interno del quale questi si dibattono. Un plauso ed un sorriso particolare lo strappa però l'irresistibile humour del napoletanissimo Riccardo Marotta, qui nei panni di uno stravagante maggiordomo russo con un accento improbabile e una simpatia contagiosa; un personaggio delineato con carisma ed originalità, che finisce per divenire il fulcro attorno al quale si dipanano tutte le vicende di questa sgangherata combriccola.

Per chi si sia lasciato sfuggire "La prova del topo" al suo debutto al Teatro Studio Uno, beh non ripeta questo maldestro errore e accorra con entusiasmo a Castel S.Angelo per il Roma Fringe Festival 2015, che vedrà lo spettacolo in scena dal 21 al 23 giugno. Divertimento assicurato, con un pizzico di riflessione e struggente malinconia.


Teatro Studio Uno - via Carlo della Rocca 6, Roma (zona Torpignattara)
Per informazioni: telefono 349/4356219 - 328/3546847, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal giovedì a sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: 10 euro intero; 7 euro ridotto (tessera gratuita)

Prossimi appuntamenti
21 giugno 23.30 - 22 giugno 20.30 - 23 giugno 22.00 - Roma Fringe Festival (Palco A)

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Eleonora Turco, Ufficio stampa Teatro Studio Uno
Sul web: www.teatrostudiouno.com - www.romafringefestival.it

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