La profezia alle spalle - Teatro Officina (Milano)

Scritto da  Lunedì, 07 Dicembre 2015 

Il Teatro Officina è un luogo della periferia nord milanese che da decenni ha rappresentato il mondo ‘degli altri’, rinnovandosi di generazione in generazione. E stasera si ha uno splendido colpo d’occhio nel vedere sul palco un gruppo di adolescenti, alcuni perfino minorenni, dalle facce pulite, quattro ragazze e quattro ragazzi a presentare un laboratorio che si è tenuto lo scorso anno e che li aveva già molto coinvolti. Ne hanno tratto uno spettacolo intitolato "La profezia alle spalle - A Pier Paolo Pasolini, a 40 anni dalla morte", un dialogo a distanza su pagine di PPP scelte da giovani nati nel 2000. Ad aiutarli la regia di Daniela Airoldi Bianchi e il presidente e direttore artistico del Teatro Officina Massimo de Vita che a un certo punto sale sul palcoscenico coi ragazzi per alcuni interventi. I nomi degli otto giovanissimi attori-interpreti restano segreti.

 

Produzione Teatro Officina presenta
LA PROFEZIA ALLE SPALLE
A Pier Paolo Pasolini, a 40 anni dalla morte
con i giovani del Laboratorio per adolescenti del Teatro Officina "Il centro dell’emozione"
testimonianze audio e video su Pier Paolo Pasolini scelte e selezionate dai giovani stessi
regia di Daniela Airoldi Bianchi

 

Quello intrapreso dai giovani del Laboratorio per adolescenti del Teatro Officina è un sincero ed emozionante tentativo di confrontarsi col grande artista scomparso da tempo, tentativo ispirato dalla frequentazione di un luogo in cui i ‘vecchi’ sono tutti follemente legati alla figura e al ricordo di Pasolini. Il risultato, a distanza di un anno da quei primi approcci, è uno spettacolo intenso, intelligente, capace di scavare nel profondo dell’oggi e che discute del mondo del secolo scorso.

Sul palco tutto nero c’è solo un leggio, sulla sinistra, mentre i ragazzi sono disposti qua e là, aspettando il loro momento personale. Ogni volta che uno termina di leggere - e molto bene! - un testo dal leggio, scegliendo dalle Lettere Luterane in cui Pasolini aveva creato un interlocutore immaginario di nome Gennariello a cui rivolgersi per esprimere i propri pensieri, subito un altro ragazzo o ragazza si alza e confuta quanto appena ascoltato. L’artista morì in modo atroce, letteralmente massacrato, nel 1975 e si può capire che i pensieri di allora vengano talvolta condivisi oppure anche no. Come in questo caso.

Ecco Pasolini: “I giovani d’oggi sono l’ambiguità fatta carne… nei casi peggiori potrebbero essere dei criminali. Non sanno ridere o sorridere, sanno solo ghignare o sghignazzare. Certo, i gruppi di giovani colti sono adorabili… sono figli puniti per le nostre colpe, cioè le colpe dei padri. Non ci sono figli innocenti, anche se per metà la colpa è di ciò da cui non hanno saputo liberarsi…”. Ed ecco la reazione, forte, convincente, sconvolgente: “E piantala di dire che questo è un dialogo, un confronto! Qui c’è un leggio vuoto… tu sei morto. Chiamiamolo sfogo. Tu sei informato di eventi di 40 anni fa e io niente. Hai torto Pasolini: non è vero che le colpe ricadono sui figli perché oggi, invece, mia madre trema perché teme che non le basti la pensione. Mio padre trema perché sa che non avrà mai la pensione. Io tremo per il mo futuro incerto. Ora ci unisce la paura. Come è mutato il linguaggio delle cose…”.

Si alternano ragazzi e ragazze, ognuno mostra un sorprendente talento, a volte un po’ nascosto, altre già prepotente. Ecco un altro dibattito fra i tanti, tutti molto appassionanti. Dice Pasolini: “Ogni qualche millennio arriva la fine del mondo e questo è accaduto per me, cinquantenne e te, quindicenne. Io sono diverso, sono nato dopo la fine del mondo… non ricordo alcun oggetto, nessuno ci ha detto chi siamo. Abbiamo dovuto da soli decidere chi essere, ma non è la stessa cosa che SAPERE chi siamo… Caro Gennariello… ti descriverò i ragazzi obbedienti, che se si ribellano hanno i capelli lunghi, in una iniziazione completamente conformista… vivono ma dovrebbero essere morti… I destinati a essere morti, gli sportivi, i comunisti, gli ortodossi, i cattolici attivisti, i fascisti, i ragazzi del nord, i borghesi, i ragazzi del sud, gli operai… Quelli destinati alla morte grazie alla scienza sono sopravvissuti… ma è una generazione malata, depressa o aggressiva, sempre in modo sgradevole poiché sanno che la loro venuta al mondo era indesiderata. Sono i non amati alla nascita… i destinati a morire, l’aggressività, la tristezza e la retorica della bruttezza. E ti insegnano a non splendere e tu, Gennariello, splendi”.

Così gli risponde un nostro giovanissimo contestatore: “Leggerti è stata una delusione e in un impeto di rabbia ti ho definito fascista. Tu sei un profeta e hai detto bene, ma che colpa abbiamo noi se siamo così infelici? Eppure tu parli di giovani mostri, brutti, violenti. Ma che si fa per noi giovani? Scuola in disfacimento, centri sociali inesistenti, padri inadeguati, poveri con ansia di soldi e privi di ricchezza. Di chi è la colpa? Dei figli o dei padri? Non è di chi, pur potendo, non ha fatto niente?”. Continua così il ragazzo: “I bambini non amati si ammalano e muoiono, così le cose trascurate si autodistruggono, come i casali antichi, le cascine, le pietre di Matera, Venezia. Il conformismo dei ragazzi è doppio degli adulti… ed è preso direttamente dagli adulti ma in più c’è qualcosa di nuovo. Sì Pierpaolo, la new generation ti apparirà tutta nuova, con scarpe nuove, telefonini, computer. Io degli anni ’50, ’60, ’70 ho capito solo poche cose ma nessuno mi ha raccontato davvero tutto di quegli anni. Invece di parlare di noi ragazzi, partite da questo vostro sfacelo. Per amare qualcosa, bisogna averla conosciuta bene…”.

Sono numerosi gli argomenti attaccati con ansia, gioia, curiosità, timore di non capire e desiderio di essere affrontati frontalmente. Il risultato è non solo che esistono ragazzi giovanissimi molto in gamba in un piccolo luogo intelligente di periferia ma soprattutto che Pasolini ci manca perfino quando non si ha la più pallida idea di chi fosse. Manca perché lui forse avrebbe saputo interpretare anche questi ultimi decenni folli, i cambiamenti che aveva sospettato giungere senza opporre più alcuna speranza di miglioramento, lui che odiava le ipocrisie e il modo in cui il potere si impossessava della mente delle masse per trasformarle in ‘consumatori malati’. Ma quante cose anche belle avrebbe saputo vedere per farne nuove poesie, per parlare ancora con ragazzi non più di strada forse ma ancora desiderosi di capire, studiare, ribellarsi e vivere.

 

Teatro Officina - via S. Erlembardo 2, 20126 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/2553200, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: domenica 1 novembre ore 16, lunedì 2 novembre ore 21
Biglietti: ingresso con tessera associativa annuale €10

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Valentina Taglieri, Ufficio stampa Teatro Officina
Sul web: www.teatroofficina.it

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