La professione della signora Warren - Teatro della Pergola (Firenze)

Scritto da  Martedì, 03 Febbraio 2015 

Il buon teatro di una volta, curato nelle scene e specialmente nella colonna sonora; costumi che non lesinano l’attenzione al particolare; valida interpretazione corale degli attori. Giuliana Lojodice si conferma una vera signora del teatro. E’ la recitazione dove protagonisti indiscussi sono la voce e la mimica più che gesti, grida e grandi prestazioni fisiche. Il testo, pur in alcuni aspetti datato, si gusta ampiamente, “ruminato” dagli attori: dialoghi ben scritti, temi attuali del rapporto complesso madri-figlie e del denaro come grande regolatore delle relazioni umane.

 

Produzione Teatro Eliseo, in collaborazione con Francesco Bellomo, presenta
Giuliana Lojodice (signora Warren) e Giuseppe Pambieri (sir George Crofts) in
LA PROFESSIONE DELLA SIGNORA WARREN
di George Bernard Shaw
con Federica Stefanelli (Vivie Warren), Pino Tufillaro (signor Praed), Fabrizio Nevola (Frank), Roberto Tesconi (pastore Samuel Gardner)
traduzione e adattamento Giancarlo Sepe
scene e costumi Carlo de Marino
disegno luci Gerardo Buzzanca
colonna sonora a cura di Harmonia Team
musiche originali Davide Mastrogiovanni
regia Giancarlo Sepe

 

Scritta da George Bernard Shaw nel 1898 e inserita nella raccolta "Commedie sgradevoli", La professione della signora Warren è un’opera dall’efficacia pungente contro l’ipocrisia ed i compromessi della società. Sul palco, Giuliana Lojodice che, pur forse non con il giusto physique du rôle per la parte che potrebbe essere probabilmente per una signora più giovane, si conferma interprete di talento, signora del teatro, elegante attrice che lascia trasparire la scuola autentica del teatro.

Lo spettacolo è diretto da Giancarlo Sepe, regista che ha più volte lavorato con la Lojodice e che ha perso negli anni la propria carica aggressiva per acquistare raffinatezza. Interessante l’inizio dello spettacolo che si apre con una rottura rispetto allo schema molto classico mantenuto poi sulla scena: un inserto di teatro danza che metaforicamente porta in scena la figlia della signora Warren - l’attrice Federica Stefanelli, brava interprete da segnalare - dai suoi libri, unica vera eredità e contributo della madre alla sua educazione sentimentale.

Il testo dev’essere letto nel contesto letterario-sociale di avanguardia del suo tempo e, pur presentando qualche tono datato, conserva ad oggi la vivacità inesauribile dei dialoghi ben scritti e articolati, nonché un’acutezza ricchissima dei sentimenti posti in gioco. Shaw si rivela conoscitore dell’animo umano, scandagliatore senza pietà di colpi di scena sottili e taglienti come le parole e buon analista dell’animo femminile. La tensione etica e il coraggio di rottura morale fanno de La professione della signora Warren un vasto processo all’intera società del tempo, con alcuni accenti di grande modernità se si pensa ad una delle ultime frasi pronunciate dalla protagonista che suona più o meno così: "che Dio ci aiuti a salvarci da un mondo dove si compia solo ciò che è giusto". Un paradosso, evidentemente, che sembra però diventato così normale, tanto da essere normativo, da richiedere e legittimare (?) addirittura l’avallo divino.

Il tema del silenzio-assenso e della corresponsabilità nei rapporti familiari - dato che la figlia non si chiede da dove provengano i soldi che la madre le invia per farla studiare - e il denaro come chiave delle relazioni umane, pronto a schiacciare il sogno e l’amore, sono i filoni portanti del confronto tra i personaggi. Al centro della scena il contrasto tra madre e figlia, tema universale e, in questo caso, scontro - oltre che tra due modelli femminili - anche tra due generazioni, quella del capitalismo, dell’ambizione sfrenata, del principio del fine che giustifica i mezzi (rappresentato dalla madre) e quella del rifiuto del capitale come valore di per sé, alla ricerca di nuovi valori, del merito e dell’autoderminazione.

L’interpretazione è armonica e rende la compagnia un’orchestra, mentre la musica diventa una vera e propria colonna sonora. Un esempio di fedeltà al teatro classico dove il testo va “solo” raccontato in grado di sostenersi, senza dover essere strapazzato. Soprattutto nell’interpretazione della Lojodice c’è la capacità di far arrivare i palpiti, la parte intertestuale e le sfumature, gli accenti della scrittura di Bernard Shaw.

La storia
Raggiunta una florida posizione economica grazie ai proventi che le vengono dallo sfruttamento di alcune case di tolleranza, la signora Warren decide di acquistare una sontuosa villa in quell’Inghilterra che, molti anni prima, la vide partire povera ed affamata. Lì vorrebbe stabilirsi insieme con la figlia Vivie, che ignora tutto della madre, ma ha un carattere fiero ed inquisitivo, non dissimile da quello della signora Warren. La figlia passerà dalla curiosità, alla critica, alla commozione, fino al rifiuto per la madre tanto da rinunciare al suo denaro, non per capriccio; forse nemmeno per eccesso di onestà, quanto per il desiderio di trasparenza, dignità e autentica libertà. I suoi no, al pretendente interessato, interpretato da Giuseppe Pambieri, e all’amore del figlio di un improbabile pastore, la rendono finalmente padrona di se stessa.

Note di regia
Giancarlo Sepe ha scritto che "È la prima volta che affronto quest’autore, che ho sempre apprezzato e ammirato ma mai veramente studiato. In questo caso posso dire che la lettura de La professione della signora Warren mi ha aperto uno squarcio su un mondo che George Bernard Shaw ha rappresentato con attitudini borghesi e ipocrisie varie, tutte legate prevalentemente al sesso e alla voglia di sesso dei quattro protagonisti maschili. […] Possiamo dire che sono tutti dei “puttanieri” e le due donne, chi per un verso chi per un altro, sono vittime di una società maschilista".

 

Teatro della Pergola - via della Pergola 12/32, 50121 Firenze
Per informazioni e prenotazioni: centralino 055/22641, biglietteria 055/0763333 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 15:45
Biglietti: interi platea € 32, posto palco € 24, galleria € 16; ridotti over 60 platea € 28, posto palco € 20, galleria € 14; ridotti under 26 platea € 20, posto palco € 16, galleria € 12

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Matteo Brighenti, Ufficio stampa Teatro della Pergola
Sul web: www.fondazioneteatrodellapergola.it

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