La pazza della porta accanto - Teatro Menotti (Milano)

Scritto da  Sabato, 28 Gennaio 2017 

Un lavoro coraggioso, fin troppo noto e sconosciuto ad un tempo: la ricostruzione di un personaggio diventato icona ma insondabile nell’animo come lo è il mondo della follia. Gassmann su un soggetto originale più per lo spirito che per i testi, compie uno sforzo di immedesimazione per l’approccio interessante e non buonistico, molto rischioso, con un lavoro straordinario sulla protagonista e un disegno luci che diventa parte integrante della regia e dell’interpretazione. Dal 24 al 29 gennaio il Teatro Stabile di Catania ed il Teatro Stabile dell’Umbria presentano in prima milanese “La pazza della porta accanto” di Claudio Fava, con la regia e ideazione scenica di Alessandro Gassmann e protagonista Anna Foglietta; la scenografia può annoverare la preziosa la collaborazione di Alessandro Chiti, i costumi sono firmati da Mariano Tufano, le musiche originali sono curate da Pivio & Aldo De Scalzi, mentre il disegno luci è di Marco Palmieri e le videografie sono state curate da Marco Schiavoni; al fianco di Anna Foglietta una nutrita schiera di talentuosi interpreti: Angelo Tosto, Alessandra Costanzo, Sabrina Knaflitz, Liborio Natali, Olga Rossi, Cecilia Di Giuli, Stefania Ugomari Di Blas, Giorgia Boscarino, Gaia Lo Vecchio.

 

Teatro Stabile di Catania e Teatro Stabile dell’Umbria presentano
LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO
prima milanese
di Claudio Fava
uno spettacolo di Alessandro Gassmann
con Anna Foglietta, Angelo Tosto, Alessandra Costanzo, Sabrina Knaflitz, Liborio Natali, Olga Rossi, Cecilia Di Giuli, Stefania Ugomari Di Blas, Giorgia Boscarino, Gaia Lo Vecchio
spazio scenico Alessandro Gassmann
con la collaborazione di Alessandro Chiti
costumi Mariano Tufano
musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi
disegno luci Marco Palmieri
videografie Marco Schiavoni

 

“Si va in manicomio per imparare a morire”, scriveva Alda Merini in uno dei suoi aforismi più famosi. E invece la poetessa dei navigli amava la vita e amava l’amore. “La pazza della porta accanto”, intenso atto unico di Claudio Fava, presentato in prima nazionale nel novembre 2015 al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, vuole essere un omaggio alla figura di una donna dalla straordinaria parabola artistica e umana, ai suoi versi dalla forte componente mistica. Ma il testo è altresì una denuncia civile contro i trattamenti subiti da chi, proprio come Alda Merini, ha conosciuto la discesa agli inferi nei manicomi prima della Riforma Basaglia del 1978.

Il testo dello scrittore e giornalista catanese, che mutua il titolo da un’opera della stessa Merini, è ora uno spettacolo di Alessandro Gassmann, che vede protagonista l’attrice Anna Foglietta. Lo spettacolo, coprodotto da Teatro Stabile di Catania e Teatro Stabile dell’Umbria, reduce da una tournée di successo arriva finalmente al Teatro Menotti di Milano dal 24 al 29 gennaio.

Alessandro Gassmann firma la regia, sua anche l’ideazione scenica, realizzata con la collaborazione di Alessandro Chiti. Accanto ad Anna Foglietta, il nutrito cast annovera Angelo Tosto, Alessandra Costanzo, Sabrina Knaflitz, Liborio Natali, Olga Rossi, Cecilia Di Giuli, Stefania Ugomari Di Blas, Giorgia Boscarino e Gaia Lo Vecchio.

Un lavoro interessante, a tratti commovente, che richiede una limatura leggera solo per asciugare alcuni passaggi non determinanti. Colpisce innanzi tutto il disegno delle luci e non è una diminutio dello spettacolo perché in questo caso la luce non è solo complementare alla scenografia, ben fatta, curata, efficace ma in linea con la rappresentazione del mondo carcerario - il manicomio ne è solo una declinazione: un inferno senza fine - in grigio, metallico, tra sbarre e pareti pesanti che chiudono e schiacciano in ambienti senz’aria. In questo caso le luci sono un accompagnamento, una guida interpretativa con quel velo che fino alla fine, alla conquista della libertà, non scompare: allora l’opacità filtrata cade e tutto diventa nitido. E ancora le luci sono il simbolo della tortura, dell’assenza di privacy, dell’assenza ad un tempo di colore, di differenze e sfumature come avviene nella vita reale; e ancora sono il disegno di ologrammi che oltre al piacere estetico fanno volare nella fantasia, in quell’angolo recondito di noi che è il sogno e l’istinto e che permette a ogni prigioniero di conservare un battito d’ali verso la libertà.

Il testo è intenso e ben documentato e non cede al rischio del buonismo, dell’agiografia del personaggio, anche perché la regia è tagliente e come Gassmann ci ha abituati costringe l’attore - prima di tutti se stesso in precedenti spettacoli memorabili per il lavoro svolto di disciplina e di espressività - a una fatica fisica, ad un’immedesimazione sofferente che non è solo interpretazione ma restituzione di un vissuto. La protagonista - Anna Foglietta che siamo abituati a vedere come interprete di commedie - vola sulle ali della sofferenza, si trasforma e si deforma, restituendo un mondo interiore dove le parole recitate passano in secondo piano. Gli altri personaggi, le “pazze” e l’amante che incontra in manicomio, Pierre, sono più caricaturali, probabilmente con una scelta consapevole. L’amante sfiora quasi la performance mentre le altre compagne di cella diventano maschere di condizioni alienate come l’attrice che, al di là di qualche eccesso didascalico, è perfetta nella parte: tragici e surreali nel senso di iper-realistici. Interessante la figura del direttore - che ci si chiede se alla fine sia il cadavere coperto visto che muore l’istituzione del manicomio - perché, mentre il personale infermieristico appare come una squadra di carcerieri, frustata e crudele, il direttore conserva un suo dubbio, umanità e curiosità per quell’essere umano che si nasconde dietro un ruolo sociale: il reietto della società.

Il testo è una denuncia alle regole che non sono in funzione dell’uomo e non sono mai per tutti uguali ed è anche l’affermazione forte dei diritti dell’io ad essere se stesso, nella stessa follia. Lo spettacolo è un viaggio nel mondo difficile e impenetrabile della follia dalla parte di coloro che, malati, sono tristi e infelici doppiamente perché consapevoli di essere emarginati e di non essere “sani”, dove sano sta per compatibile con quanto preteso dalla società. Nell’assurdità delle regole, in perfetto spirito anni Settanta, il divieto all’amore, ad una vita privata e ad una sessualità fuori dai canoni consentiti che sono quelli della normalità per la massa e quello che è riconosciuto il decoro sociale. Il testo - e la regia calca la mano - lascia intendere una nota femminile e femminista rispetto alla follia, per cui le donne sono doppiamente perseguitate ma più consapevoli e sofferenti, mentre l’unico uomo è arreso e non prova a combattere per affermare il diritto ad amare, ad essere semplicemente un essere umano. Indovinati i costumi, in quella spersonalizzazione carceraria imposta a chi non si conforma alla società e per contrappasso è punito con una divisa: gialla, di un giallo acido che solo alla fine con il gioco di luci diventa luminoso nel segno della libertà riconquistata.

Il debutto dello spettacolo è avvenuto mentre nei teatri italiani proseguiva la tournée di un altro spettacolo di Alessandro Gassmann, “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Dale Wassernan, vibrante atto di accusa contro le pratiche usate negli ospedali psichiatrici. Un tema di portata civile e sociale che Gassmann approfondisce e porta sul palcoscenico anche con “La pazza della porta accanto: “Conoscevo Claudio Fava, la sua storia, la sua sensibilità, il suo impegno politico e sociale; conoscevo la storia del padre Giuseppe, vittima della mafia, una delle piaghe più dilanianti del nostro paese. Conoscevo Alda Merini, la poetessa dei navigli, la drammaticità della sua esistenza; anch’io, come tanti, mi sono emozionato e commosso nel sentirla leggere i suoi appassionati versi. Dopo aver letto il testo di Claudio, ritratto giovanile, intimo e struggente della grande poetessa, ho avvertito immediatamente la necessità, direi l’urgenza, di metterlo in scena. Un testo che si sviluppa all’interno di un ospedale psichiatrico e che ripercorre la drammatica esperienza della Merini. Erano gli anni in cui la parola depressione non si conosceva e chi soffriva di questa malattia veniva definito pazzo. Erano anche gli anni in cui negli ospedali psichiatrici praticavano l’elettroshock e i bagni nell’acqua gelata. È in questa particolare dimensione alienante che la protagonista si trova a condividere le giornate con le altre malate alle quali offre spontaneamente i suoi versi, ma soprattutto è il luogo dove nasce un’appassionante storia d’amore fra lei e un giovane paziente”.

 

Teatro Menotti - via Ciro Menotti 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: feriali ore 20.30, mercoledì ore 19.30, domenica ore 16.30
Biglietti: intero 26,50 € (25,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto over/under 14,00 € (12,50 € + 1,50 € prevendita), ridotto convenzionato aziende, cral etc.16,50 € (15,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto studenti e associazioni 11,50 € (10,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto operatori 6,00 € (5,00 € + 1,00 € prevendita), ridotto scolastiche mattinée 10,00 € (9,00 € + 1,00 € prevendita), ridotto scolastiche serale 11,50 € (10,00 € +1,50 € prevendita)
Durata: 80 minuti senza intervallo

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Giulia Tatulli, Ufficio stampa Teatro Menotti
Sul web: www.teatromenotti.org

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