La notte poco prima della foresta - Le Murate (Firenze)

Scritto da  Domenica, 05 Agosto 2018 

Nell’ambito dell’Estate fiorentina 2018, frutto della collaborazione tra MUS.E musei eventi Firenze e Le Murate, va in scena un testo potente per la regia e interpretazione di Fulvio Cauteruccio, dedicato allo “straniero”, straniero come alius e non alter, l’uomo semplice, visto dagli altri: lo straniero, l’omosessuale, il povero, il reietto. All’opposto dello straniero di Albert Camus, straniero come estraneo a sé, questo forestiero non è colpevole ma condannato. Un monologo fiume di Bernard-Marie Koltès per la traduzione di Giandonato Crico, che si gioca tutto sulla potenza della voce e su una mise en espace di grande intensità, cruda e struggente ad un tempo. Spaesante e seducente come le storie che racconta.

 

LA NOTTE POCO PRIMA DELLA FORESTA
testo Bernard-Marie Koltès
traduzione Giandonato Crico
regia e interpretazione Fulvio Cauteruccio
musiche originali eseguite dal vivo Marco Carbone e Vincenzo Maria Campolongo
luci Lorenzo Bernini
suono Brando Nencini
organizzazione Flavia Pezzo

 

Titolo suggestivo, originariamente “La nuit juste avant les forêts”, che indica il buio, la mancanza di senso, la paura, l’evocazione della morte, del pericolo appena fuori della foresta, terreno di gioco delle fiabe che evocano il lato noir e impenetrabile della vita, il testo di Bernard-Marie Koltès è stato messo in scena con una serata unica nella piazza de Le Murate, antistante l’omonimo caffè letterario, ricavato dal carcere femminile che disegna una cornice perfetta per questo tipo di rappresentazione. Lo spazio raccolto stringe lo spettatore intorno a un mosaico di storie delle quali talora è difficile seguire il filo che si attorciglia e si dipana intorno al tema dello straniero, come non riconosciuto, incomprensibile, altro dall’io dominante, uomo del quale diffidare e abusare ad un tempo.

Lo straniero è il diverso, diverso da chi? Dalla posizione dominante in una società. E’ il forestiero rispetto alla cittadinanza; è l’omosessuale e la prostituta rispetto alla sessualità; è il precario e il disoccupato, rispetto al salariato. Il monologo fiume senza interruzione segue il flusso della vita passando da un personaggio all’altro. Al centro sempre lui, lo straniero, l’emarginato, l’ultimo.

L’interpretazione di Fulvio Cauteruccio è notevole, possente, a tratti violenta eppure essenziale: una lettura drammatica, come una corsa sul posto, e la sua gestualità è forte anche se il corpo sembra immobilizzato. Sullo sfondo di pietra, luci calde illuminano puntualmente una scena al buio, al centro il narratore, ai lati i musicisti. Tutto è scarno mentre come la pioggia scritte che riprendono frammenti del testo colano lungo il fondale, e obbligano lo spettatore a inclinarsi di lato per leggere.

La musica dal vivo è un corpo unico con il testo e l’interpretazione. Oltre un’ora correndo tra la gente, dalla parte degli ultimi con l’affanno che cresce. Tutto parte da un frammento di cronaca, di realtà - un corpo avvolto in una coperta di carta rifrangente, come quelle con le quali vengono accolti i migranti, messi al riparo - e torna avvolto nello stesso metallo con un grido, però, di liberazione.

Bernard-Marie Koltès è il drammaturgo e regista francese, nato a Metz nel 1948 e morto a Parigi nel 1989, che scrisse questo atto unico nel 1977. Concepito come un monologo rappresentato da un personaggio maschile, fu presentato in prima assoluta al festival di Avignone off nello stesso anno con protagonista Yves Ferry, per essere poi portato al successo quattro anni dopo, nel 1981, da Richard Fontana al Petit Odéon di Parigi per la regia di Jean-Luc Boutté. Del 1999 è la prima messa in scena integrale in Italia ad opera di Roberto Pacini presso il Cantiere Teatrale di Roma, ripresa l'anno successivo al Teatro dell'Orologio (Roma). Nel 2018 Pierfrancesco Favino lo ha portato in scena al teatro Ambra Jovinelli e ne ha interpretato un brano nella serata finale del Festival di Sanremo. E’ straordinaria la sua attualità se si pensa che è stato scritto quarant’anni fa.

L’esordio è nella notte nel quartiere parigino di Rue Saint Denis e solo la pioggia incrina l’atmosfera statica e lugubre. Un uomo chiama uno sconosciuto che ha visto camminare lungo la strada deserta: “Compagno, compagno!”. Di folgorante densità, sono incontri che denunciano la condizione di straniero e di profonda solitudine dell’essere umano. Le opere di Koltès indagano le questioni e i punti dolenti della società contemporanea come il razzismo, la violenza, la lotta di classe, il pacifismo. In questo testo in particolare le spedizioni punitive contro gli immigrati nordafricani nelle città francesi al grido di chasser les rats, drammaticamente profetico.

 

Le Murate - Piazza della Murate, 50122 Firenze
Per informazioni e prenotazioni: telefono 055/2476873, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: 16-17-19 e 20 luglio ore 21
Biglietti: ingresso gratuito

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Sul web: http://www.lemuratepac.it/la-notte-poco-prima-della-foresta

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