La nave fantasma - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Domenica, 27 Marzo 2016 

Il 25 dicembre del 1996, un battello carico di migranti affondò al largo delle coste siciliane. Le vittime furono 283. Le autorità e i mass media, a parte alcune rare eccezioni, nonostante le testimonianze dei superstiti, non se ne occuparono, e così la tragedia di Natale divenne “Il naufragio fantasma”. Questi dolorosi eventi vengono rievocati sul palcoscenico del Teatro Filodrammatici di Milano da Renato Sarti e Bebo Storti nello spettacolo “La nave fantasma” prodotto dal Teatro della Cooperativa.

 

LA NAVE FANTASMA
di Giovanni Maria Bellu, Renato Sarti e Bebo Storti
con Renato Sarti e Bebo Storti
disegni Emanuele Luzzati
musiche Carlo Boccadoro
regia Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa
Premio Gassman / Città di Lanciano 2005 - Miglior Testo Italiano

 

Non mi era mai capitato di annegare in una stanza chiusa ove l'acqua non scorre.
Non mi era mai capitato di annegare negli oceani di parole, di storie sconosciute o, ancor peggio, negate.

''La nave fantasma'' del Teatro della Cooperativa non è uno spettacolo che tratta il ''tema'' dell'immigrazione, perché questo non è un tema. Queste sono vite, sono storie di vite lentamente spente nelle bocche dei pesci affamati e nell'acqua salata.

Due attori ora nei panni di se stessi, ora di due pescatori, di politici, di conduttori e veline. Ora alle prese con un cadavere ed una testa solitaria, ora a chiedersi qual è la prossima scena.

Le nostre risa hanno un sapore così amaro.

Hemingway ci ha insegnato che il mare può essere spregevole, imprevedibile, una belva che, sotto il sole di mezzogiorno, prova a divorare la sua preda, ma forse il più delle volte è più spregevole chi lo naviga, il mare, chi sfrutta la sua infinitezza e la sua sconfinata bellezza, questo labirinto liquido senza mura entro cui si intrappolano le vite di bambini, donne e uomini stanchi d'esser nati sotto la cattiva stella della guerra.

Un cadavere scivola giù da una rete per pesci,
la testa che si stacca
e la nave dondola
e la testa non si ferma e rotola secondo il dondolio
ed io con questa pala la inseguo, come se con una rete inseguissi una farfalla
la inseguo, pare giochi ad hockey
la inseguo
perché quella non è una testa, non era attaccata ad un corpo, questo non è un corpo, questo non è un uomo morto con la pelle scura,
è qualcosa cui non posso permettermi di portare rispetto,
è qualcosa che non chiamo neanche qualcuno,
è qualcosa che va dato in pasto alle onde,
deve sparire,
mi acceco,
devo,
non posso permettermelo, semplice.

Il 25 dicembre 1996: tavole imbandite delle carni migliori
macellai e pescatori sfoggiano i loro sorrisi migliori in questi giorni di ferie
i bambini strillano eccitati e ben vestiti, ma ovviamente spettinati
i rossetti rossi delle mamme, i papà indossano il vestito buono e le scarpe abbinate, finalmente senza la divisa del lunedì!
Conversazioni banali, sterili e risate grasse e vino.
Una famiglia somiglia ad un'orchestra certi giorni.
Una felicità incorniciata.

Eppure nel 1996, quella volta l'anno in cui per l’ennesima volta si fa rinascere il bel Bambin Gesù, proprio quel giorno che non cessa mai di essere miracoloso, 283 persone, al largo delle coste siciliane, morivano...mentre la zia accarezza col fazzoletto le labbra sporche del cuginetto, mentre mamma è di nuovo in cucina, mentre il nonno racconta la trecentesima storia della giornata, mentre una parte del mondo ruota attorno a squisitezze dolci e salate, 283 persone morivano.
283 persone esalano l'ultimo respiro, si lasciano sotterrare dal mare molesto, pregando che non sia finito tutto qui, salutando i cari.
Urlando.
Chissà se si resero conto di morire.
283 persone senza tomba, senza nome, con la dignità sepolta sotto uno scoglio.
283, un naufragio di anime sotterrato nel silenzio, sussurrato solo da pochi uomini ancora rispettosi della vita: Livio Quagliata per Il Manifesto, Dino Frisullo per Senza Confine.
Il racconto è una consacrazione, una manifestazione rispettosa. Rendo onore raccontando, prendo il peso del loro lutto e me lo poggio sulle spalle, non perdo il loro ricordo.
Eppure, tranne i suddetti, si è preferito tacere, rendere fantasma senza ricordo quella nave che trascinava da terre ferme a terre ferme storie, amori, passioni, speranze, infinite paure, notti insonni. Uomini semplicemente uomini.

E su queste poltrone comode ridiamo a denti stretti e ci facciamo trascinare in questo tragico cabaret che ci mordicchia dentro, schiude le porte sigillate della nostra coscienza.

La simpatia di Bebo Storti e Renato Sarti ci rapisce, ci imbarazza, ci rende complici e partecipanti di questo rito teatrale che funge da doveroso funerale.
Un onore sedere qui, l'atto della mia presa di coscienza.
Storti e Sarti, oltre i mari e oltre le nostre teste hanno tentato di lanciare un allarme, un allarme umano, auspicando un ritorno all'umanità e alla soppressione dell'indifferenza e del brutto vizio di tacere.

Il Teatro della Cooperativa non mette in scena Pirandello o Goldoni, il Teatro della Cooperativa SI mette in scena, pone sul palco persone vere che, contorcendosi tra le parole della più autentica verità, diventano specchi rivelatori; bocche larghe e spudorate che ergendosi sul palcoscenico ci invitano alla medesima altezza per concepire collettivamente, attraverso nuovi saperi, nuove storie, nuove emozioni, la speranza, una preziosa speranza, l'immobile motore del miglioramento.

 

Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì riposo / martedì 21.00 / mercoledì 19.30 / giovedì 21.00
venerdì 19.30 / sabato 21.00 / domenica 16.00
Biglietti: intero: 20 euro / ridotto convenzionati 16 euro / ridotto under 25 13 euro
ridotto over 65 10 euro / ridotto scuole 8 euro
Durata: 90 minuti

Articolo di: Carla Nigro
Grazie a: Antonietta Magli, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

TOP