La morsa - Spazio 18b (Roma)

Scritto da  Sabato, 24 Febbraio 2018 

Pirandello costruisce in “La morsa” un’implacabile stanza della tortura, in cui tuttavia non vi è alcun boia. La messinscena, essenziale e geometrica, mette in risalto le relazioni tra i personaggi e il pubblico diventa elemento drammaturgico che spia i protagonisti e contribuisce all’atmosfera di questo inesorabile processo delle emozioni.

 

LA MORSA
atto unico di Luigi Pirandello
con Monica Belardinelli, Massimo Roberto Beato, Matteo Tanganelli, Veronica Rivolta
regia Jacopo Bezzi
composizione d’ensemble Elisa Rocca
dramaturg e regista assistente Massimo Roberto Beato

 

Mi reco nel nuovo Spazio 18b in una giornata particolare: è la data del "compleanno" del quartiere Garbatella, quasi centenario, e il primo anniversario di questo delizioso teatro off diretto da Jacopo Bezzi e Massimo Roberto Beato. Si respira dunque aria di festa per le strade ed anche nel piano seminterrato che ospita questo gruppo agguerrito di teatranti.

Giorno di doppia festa dunque, ma l'allegria si ferma sulla porta d'ingresso in sala perché il cartellone prevede un impegno di tutto rispetto, un testo di Pirandello, non dei più giocosi nella forma del teatro nel teatro. Si tratta dell'atto unico “La morsa” del 1892, che Pirandello definì con un sesto senso storico "epilogo in un atto". Siamo infatti alla fine del secolo "borghese", un periodo che segna la grande crisi della coscienza della borghesia intaccata dal rovello interiore del dover essere sociale, degli istinti repressi, delle apparenze, delle finzioni e delle ipocrisie: tra Freud e Marx l'individuo della classe agiata percepisce sempre di più la mancanza del fondamento dell'essere, della coscienza e conoscenza di se stesso. Nonché l'ingiustizia della propria condizione sociale.

Il preambolo intende solo spiegare che la questione delle corna e della tragedia familiare che porta al suicidio della moglie infedele cacciata di casa nasconde in realtà un sottotesto assai più conturbante: il senso di colpa dei due amanti che cominciano ad intuire che il marito sospetti di loro e stia giocando ad un pirandelliano - e per loro tremendo - "gioco delle parti" alla Tu sai che io so che tu sai, per citare un film cult della Commedia all'italiana.

Ossessione psicologica che la regia di Jacopo Bezzi (coadiuvato nella composizione d'ensemble da Elisa Rocca) evidenzia muovendo le pedine del gioco al massacro borghese in una sorta di anticamera dell'inferno, un labirinto della coscienza, claustrofobico e psicotico, in cui la tensione si taglia a fette: una "stanza della tortura" è scritto nel programma mutuando una felice intuizione di Giovanni Macchia in un fondamentale studio su Pirandello. Non a caso del resto lo stesso Pirandello riprenderà “La morsa” in una novella dal titolo emblematico: “La paura”.

Massimo Roberto Beato è un surreale Andrea, il marito, abile a giocare al gatto e al topo con i due amanti per poi sbattere in faccia ad entrambi la verità del tradimento che diventa odiosa per la moglie Giulia, pentita per amore dei figli che rischia di perdere, e per Antonio (Matteo Tanganelli) per avere ingannato e cornificato l'amico. Si corre sul filo del rasoio in un crescendo ansiogeno dove gli specchi rimandano le immagini come se fossero contenuti interiori che prima o poi devono essere vomitati fuori. L'ipocrisia borghese, la falsità e la finzione che Pirandello costantemente mette al centro dei suoi lavori è in questo caso concentrata in una parola, in una frase, in un vocalizzo.

L'epilogo finale è: siamo tutti colpevoli, tutti ingannatori e ingannati, vittime e carnefici. Andrea e Antonio si rimpallano la responsabilità del suicidio di Giulia, interpretata con calde e convincenti lacrime da Monica Belardinelli, cadendo a loro volta nella "trappola" borghese che potrebbe portarli ad un duello per salvare l'onore.

Ed è corretta l'aggiunta di in brano della "Trappola" di Pirandello con cui Veronica Rivolta ricuce sul piano narrativo il discorso pirandelliano: siamo tutti vittime di noi stessi prima ancora che degli altri. E prima o poi il "rospo" interiore si prende la sua rivincita.

 

Teatro Spazio 18B - Via Rosa Raimondi Garibaldi 18, 00145 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/92594210, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero €15, ridotto (convenzionati) €12, gruppi scolastici €10 (tessera semestrale €3)
Durata spettacolo: 1 ora

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio stampa Monica Brizzi
Sul web: www.spazio18b.com

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP