La merda - Auditorium Parco della Musica (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 24 Febbraio 2016 

L’opera che ha scioccato e meravigliato il mondo al Festival di Edimburgo 2012 vincendo, tra gli altri, il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura a Cristian Ceresoli, il The Stage Award for Acting Excellence per l’interpretazione a Silvia Gallerano e l’Arches Brick Award for Emerging Art registrando il tutto esaurito sia nel 2012 che nel ritorno al festival del 2013, proseguendo con un successo di critica e pubblico in tutto il mondo - Copenhagen, Roma, Madrid, San Paolo, Milano, Glasgow, Berlino, Vilnius, Adelaide e Londra - torna in Italia con due serate all’Auditorium Parco della Musica, la prima delle quali ha registrato il tutto esaurito.

 

Silvia Gallerano in
LA MERDA
di Cristian Ceresoli

Fringe First Award 2012 For Writing Excellence
The Stage Award 2012 For Acting Excellence
Arches Brick Award 2012 For Emerging Art
Total Theatre Award 2012 (Nomination) For Innovation
Premio Della Critica 2012 Anct Miglior Spettacolo
Journalists’ Jury Award Giovani Realtà Del Teatro
Audience Award Giovani Realtà Del Teatro
Edinburgh Fringe Sell Out Show 2012 And 2013

una produzione Frida Kahlo Productions con Richard Jordan Productions, Produzioni Fuorivia
in collaborazione con Summerhall (Edinburgh) e Teatro Valle Occupato (Rome)
produzione Esecutiva & Tour Managing Nicole Calligaris
ufficio stampa & grafica Marco Pavanelli
tecnico Giorgio Gaglian

 

Il palcoscenico vuoto, buio.

Quattro faretti illuminano il corpo nudo di una donna, appollaiata su un alto trespolo di metallo, come un pappagallo. Come un oggetto in mostra. O, più comunemente, come una partecipante di un quiz televisivo. Mentre cerchiamo i nostri posti, lei rimane lì, spogliata, di spalle, a stiracchiarsi e canticchiare prima che lo spettacolo vero e proprio inizi.

E’ piccola, “una piccola” come dirà più volte durante la performance riferendosi a se stessa: e sembra ancora più piccola in quella posizione quasi fetale, accartocciata su se stessa, con due codini annodati ai lati del capo come unico vezzo, come una bambina. Ci accompagna mentre prendiamo posto con una cantilena, anche quella infantile.

Ma quando tutti si sono seduti, quando il brusio della platea si trasforma in quel meraviglioso silenzio che solo il teatro può regalare, quando finalmente Silvia si volta, la sua sola presenza fisica ci ipnotizza: la nostra attenzione non fa che passare dal pube scoperto esibito con una naturalezza agghiacciante alla bocca rossa, unico squarcio di colore su quel volto pallido di cerone, come una ferita.

Ed è proprio da questa ferita che sgorgano fuori miliardi di parole, come un fiume in piena dirompente, impossibile da arginare. Il monologo articolato in tre tempi simmetrici rispetto al climax interno, scritto da Cristian Ceresoli per la sua compagna artistica e di vita Silvia Gallerano, suona come una confessione ma è anche e soprattutto una spiazzante e sorprendente satira su alcuni temi quali il corpo inteso come strumento per accettarsi e farsi accettare da una società spesso troppo superficiale, la voglia di successo e di fama, sempre più coincidenti con la possibilità di aprirsi un varco in una società fatta di cosce e di culi, e la politica di una nazione unita da “omini bassi e liberi” in camicia rossa e poi liberata da “quelli che resistevano”. Silvia Gallerano porta tutto questo sul palco, vomitandolo, o meglio defecandolo, addosso agli spettatori, con coraggio e fermezza, ipnotizzandoci e costringendoci a riflettere.

Difficile distogliere lo sguardo dalla bocca fiammante dell’attrice, mobile come quella di un clown, che si allarga a dismisura nella fase ascendente del monologo, al culmine della sua indignazione; ma è quel corpo nudo lì, al centro del palco, non coperto da nessun tipo di pudore, a trasformarsi in una mappa del dolore emotivo di questa donna che con un sorriso bianco e luminoso ci racconta dei suoi traumi, da quello prettamente fisico di avere delle cosce fuori misura a quello psicologico derivante dalla perdita del padre morto suicida grazie al solo suo coraggio, e delle sue frustrazioni, in primo luogo quella di non riuscire a sfondare nel mondo dello spettacolo. Silvia è pronta a tutto pur di riuscire a farcela, pur di riuscire ad avere quei 15 minuti di notorietà sul piccolo schermo. Anche a cambiare il proprio aspetto, anche a mangiare le sue feci.

60 minuti di un assolo drammatico che non sono altro che l’urlo di smarrimento di una giovane donna inglobata in una società come quella odierna italiana dove celebrità e consumismo erodono l’autostima; e anche chi, come lei, cerca ostinatamente di resistere e di farsi coraggio, è costretta alla fine a cannibalizzare se stessa.

Un lavoro di indubbia potenza e rabbia, grazie ad un testo coinvolgente e senza soste ed all’interpretazione straordinaria di Silvia Gallerano, terrificante, agghiacciante ma anche teneramente umana, indifesa nella sua più grande sfida.

Quando il dorso illuminato della donna sarà di nuovo rivolto verso la platea, così come lo avevamo trovato ad inizio spettacolo, l’inno di Mameli reinterpretato e cantato a metà voce scuoterà i nostri cuori come un grido di dolore, lasciando un’eco che continuerà a farsi sentire anche dopo che il buio inghiottirà tutto.

Uno spettacolo intenso, difficile da guardare ma soprattutto impossibile da ignorare.

 

Auditorium Parco della Musica - viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma
Biglietteria: telefono 892.101
Orario spettacoli: 19/02/2016 e 07/04/2016 ore 21
Biglietti: posto unico 15 € - Promozione: per chi acquista 4 biglietti (e multipli di 4) costo complessivo € 50

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Massimo Pasquini, Ufficio stampa Fondazione Musica per Roma
Sul web: www.auditorium.com

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