La marionetta bianca - Nuovo Teatro Colosseo (Roma)

Scritto da  Maura Bonelli Giovedì, 16 Aprile 2009 
la marionetta bianca

Dal 7 al 10 aprile. Quarantacinque minuti intensissimi carichi quasi di tutto ciò che una vita umana può contenere. L’infanzia, l’amore, la poesia, il dolore, la gioia, la passione, il sesso, l’abbandono, la ricerca, la morte, Dio, la speranza del futuro… e una dirompente, esplosiva voglia di esistere, potente come un grido disperato, come un vetro infranto, come getti di vernice colorata su muri bianchi, come pareti di Chiesa accostate a scritte pop.

 

 

Nuovo Teatro Colosseo

Dal 7 al 10 Aprile 2009

Associazione culturale Godot presenta

La marionetta bianca

Di Silvia Pantaleo

Regia di Benedetta Pontellini

Con Giulia Nervi, Carlo Studer, Monica Mariotti

 

Non so perché, ma qualcosa mi diceva che questo spettacolo aveva qualcosa di speciale. Mentre raccoglievo le informazioni – sulla storia, sulla regista, sull’autrice – sentivo che stavo andando incontro a qualcosa che mi avrebbe regalato un’impressione, un’emozione (allora non sapevo ancora se in positivo o in negativo) che si sarebbe staccata da me con difficoltà.

Silvia Pantaleo, autrice del testo, e Benedetta Pontellini, alla regia, firmano questa piccola perla di teatro contemporaneo e di sperimentazione, che chiameremo uno “studio”, ovvero la sintesi di una ricerca che ancora non ha raggiunto la definizione di un vero e proprio spettacolo. 45 minuti intensissimi – anche se, forse, troppo pochi per una rappresentazione teatrale -, carichi quasi di tutto ciò che una vita umana può contenere. L’infanzia, l’amore, la poesia, il dolore, la gioia, la passione, il sesso, l’abbandono, la ricerca, la morte, Dio, la speranza del futuro…e una dirompente, esplosiva voglia di esistere, potente come un grido disperato, come un vetro infranto, come getti di vernice colorata su muri bianchi, come pareti di Chiesa accostate a scritte pop.

Il testo nasce dal quaderno di poesie dell’autrice. Il tono dello spettacolo è infatti altamente anti-narrativo: i tre attori, che rappresentano “l’io vivente e sofferente” – tre frammentazioni di un unico essere – danno vita con la loro voce, i loro corpi e con la loro costante e vivace interazione con il contesto scenico a quei luoghi nascosti dell’essere che solo grazie alla poesia si offrono alla percezione degli altri. I tre attori – degni di nota per aver affrontato a viso aperto una messinscena così coraggiosa – non solo riescono nell’intento di essere un “unicum”, ma diventano un tutt’uno anche con lo spazio circostante: si muovono sul palco con movimenti ampi attentamente studiati, quasi frutto di una coreografia; vivono il rapporto con il mondo esterno – e con gli oggetti, quindi – in modo grandioso, singolare, spesso esplosivo/distruttivo: saltano, scavano, rompono, si aggrappano, rovesciano, strappano, imbrattano. Quanto è potente la poesia, la parola, quando le si dona la possibilità di una vita oltre il foglio di carta.

Uno degli aspetti principali di questo studio è la vitalità. La voglia di vivere, di esistere, di essere quello che si è, di affermare con pienezza “Io sono qui”, sono lanciati in aria come fuochi d’artificio dai mille colori. L’infanzia è un cavalluccio a dondolo che sale in alto impiccato a una fune, mentre la “bambina dei no” sale e scende dalla sua altalena, e si veste, si spoglia, si riveste dell’abito del momento, maschera delle nostre illusioni. In una sola parola, sta semplicemente vivendo.

Non è uno spettacolo facile. Non va certamente capito. Va solo sentito. La regista e l’autrice, con un lavoro di prove intensissimo durato solo otto giorni, hanno dato prova che possiamo ancora dire tante cose agli altri. Che dentro di noi ci sono e ci saranno sempre mondi infiniti da esplorare, se solo abbiamo il coraggio di guardarci dentro, come il piccolo “clown dagli occhi chiari”.

In definitiva, non possiamo che augurare un futuro di crescita e di nuovi lavori alla giovane regista e alla giovanissima autrice (appena 18 anni) di questo gradevolissimo studio – che speriamo di vedere al più presto nella forma evoluta di spettacolo. Complimenti.

 

Nuovo Teatro Colosseo, Roma

Via Capo d’Africa, 29/A - Telefono 06 480625 – 06 4820250

Orario spettacoli: ore 21.00

 

Articolo di: Maura Bonelli

Grazie a: Ufficio Stampa Associazione Culturale Godot

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