La locandiera - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Lunedì, 25 Novembre 2013 

Dal 12 novembre al 1 dicembre. In scena al Teatro Quirino il capolavoro goldoniano in una rilettura di accattivante eleganza e godibilità, capace di coniugare con originalità la tradizione secolare di una delle pietre miliari della drammaturgia italiana con un'esigenza di modernità e attualizzazione imprescindibile per conquistare il pubblico di oggi. Così le rocambolesche vicende della conturbante Mirandolina - che a suo tempo soppiantarono gli schemi rigidi ed ormai arrugginiti della commedia dell'arte alla ricerca di un maggiore realismo dell'intreccio narrativo e di una più sfaccettata delineazione psicologica dei personaggi - tornano ad acquisire nuova linfa vitale, grazie alla regia netta, puntuale e priva di fronzoli di Giuseppe Marini e all'interpretazione energica, versatile ed ironica di Nancy Brilli.

  

Societá per Attori presenta
Nancy Brilli in
LA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni
adattamento Giuseppe Marini
con (in ordine alfabetico) Fabio Bussotti, Giuseppe Marini, Maximilian Nisi
e con Fabio Fusco, Andrea Paolotti
scene Alessandro Chiti
costumi Nicoletta Ercole
uno spettacolo di Giuseppe Marini
foto di Federico Riva

 

 

Alcune storie sono ormai indelebilmente scolpite nell'immaginario collettivo ed il riproporle sui palcoscenici attuali può quindi comportare un duplice, antitetico rischio: accarezzare con eccessivo rispetto la consuetudine tradizionale con il pericolo di smarrire l'attenzione e l'interesse delle platee ormai avvezze alla drammaturgia e ai linguaggi scenici moderni; oppure viceversa azzardarsi a stravolgerne con irrefrenabile libertà la struttura e i codici espressivi, rischiando però di perderne lo spirito originario trasformandole in qualcosa di estraneo, di altro. "La locandiera" goldoniana ricade senza ombra di dubbio nel novero delle opere teatrali che pongono, di fronte all'eventualità di un adattamento inedito, questa duplice problematica.


La scaltra e seducente Mirandolina non cessa di esercitare il proprio fascino conturbante sullo spettatore, ma per rendere avvincente e al passo coi tempi il racconto degli infiniti tranelli architettati dal suo ingegno ai danni degli innumerevoli corteggiatori che la circondano, è necessaria creatività, intelligenza e sapiente equilibro autoriale. Doti che certamente non difettano a Giuseppe Marini, grazie alla sua scrittura scenica personalissima e alla capacità di destreggiarsi abilmente nella direzione registica sia di testi contemporanei che dei capisaldi del repertorio teatrale italiano ed europeo.


La locandiera, in questa sua ennesima reincarnazione proposta da Societá per Attori, certamente ha mantenuto ben affilate le sue armi attrattive ma parrebbe che, piuttosto che spolpare le opulente tasche dei suoi adulatori per garantirsi danari, gioielli ed uno status sociale elevato, l'obiettivo che disegna le sue machiavelliche macchinazioni sia inconsciamente un altro: in quella che il regista stesso descrive come una "spietata, modernissima e proto-strindberghiana lotta tra i sessi", questa efferata padrona di casa accoglie i suoi avventori con la scientifica determinazione di imporre l'incontrovertibile supremazia su un genere maschile ormai in crisi conclamata, pronto a svenarsi dando fondo alle proprie risorse economiche, ad essere umiliato e sbeffeggiato senza ritegno, in definitiva ad essere sacrificato sull'altare del narcisismo femminile, pur di ricevere la benchè minima attenzione che possa delinearsi come miraggio di chissà quali lidi amorosi futuri.


La Mirandolina sagace, pragmatica, fintamente cordiale ed amabile con tutti i suoi ospiti - solo per quel tanto necessario a tenerli saldamente avvinti nel guinzaglio seduttivo - portata in scena con solidità, freschezza ed un'ampia gamma di sfumature interpretative da Nancy Brilli, si muove con funambolica perizia sul filo del calcolo economico, della rivalsa sociale, del cinico opportunismo: ai suoi piedi capitolano senza difficoltà i suoi due ingenui clienti abituali, il Marchese di Forlipopoli (aristocratico decaduto e squattrinato, che è stato costretto a vendere il proprio prestigioso titolo nobiliare; ne veste i panni Fabio Bussotti) e il Conte di Albafiorita (parvenu che, grazie alle ricchezze accumulate con la sua attività di mercante, è entrato a far parte della nuova nobiltà comprando il titolo; ad interpretarlo Maximilian Nisi); d'altra parte Mirandolina può sempre contare sull'affetto incondizionato e sincero del suo devoto ed onnipresente aiutante Fabrizio (Andrea Paolotti) che vorrebbe sposarla e porre fine una volta per tutte a questo codazzo di melliflui corteggiatori. Sarebbe però fin troppo semplice ed assolutamente non stimolante scegliere di accontentarsi di uno di questi tre pretendenti: a stuzzicare il suo acume e le sue strategie di ammaliatrice è piuttosto il sentiero più accidentato rappresentato dal Cavaliere di Ripafratta (ad incarnarlo sul palcoscenico lo stesso Giuseppe Marini), aristocratico altezzoso e misogino incallito che in un primo momento pare assolutamente refrattario alle premure della fascinosa ostessa, ma che poi immancabilmente non potrà non capitolare, preda del vortice incontenibile della passione amorosa. Tronfia del raggiungimento del suo obiettivo, Mirandolina si renderà conto troppo tardi che i suoi giochi incantatori e lo scarso rispetto mostrato nei confronti delle proprie innumerevoli vittime allorchè le ha ridotte prostrate ai suoi piedi, non potranno condurla ad altra meta se non alla solitudine di una supremazia gelida ed inutile.


La messa in scena viaggia su un ritmo piacevolmente sostenuto e brioso lungo entrambi gli atti di cui si compone lo spettacolo, con passaggi particolarmente saporiti rappresentati dalle scene che descrivono le schermaglie amorose tra la locandiera e il cavaliere di Ripafratta tra simulati svenimenti, succulente pietanze, lacrime a dirotto e una miscela esplosiva di menzogne e verità. Valore aggiunto di ineffabile importanza è poi da rintracciare nelle scene disegnate con la consueta eleganza che lo contraddistingue da Alessandro Chiti e nei ricchi costumi ideati da Nicoletta Ercole: in un tripudio di pannelli rotanti che conferiscono dinamismo alla rappresentazione, si impone un cromatismo algido basato sulle tonalità del bianco, del grigio e del celeste, che sembra suggerire la spietata freddezza della locandiera nel concupire le sue vittime, la glaciale aridità emozionale che alberga nell'animo di Mirandolina.


Come già sottolineato di assoluto pregio si rivela l'interpretazione di Nancy Brilli, perfettamente a suo agio sulle assi del palcoscenico con un'intensità e una ricchezza di accenti ben superiore a quella che le avevamo visto sfoderare in talune fiction televisive (che evidentemente non rendono pienamente giustizia al suo valore di attrice). Caparbio ed incisivo Giuseppe Marini nel tracciare l'evoluzione psicologica del suo personaggio, dapprima misurato e intransigente, poi sempre più impetuosamente vittima dei dardi d'amore. Convincenti anche Fabio Bussotti, Maximilian Nisi e Andrea Paolotti nel caratterizzare i loro personaggi andando oltre la loro natura essenzialmente macchiettistica. Meno azzeccata invece l'idea di proporre il personaggio della comica Ortensia, che cerca maldestramente di conquistare il Cavaliere di Ripafratta fingendosi nobildonna, in una versione en travesti; l'interpretazione di Fabio Fusco si muove costantemente sopra le righe stridendo con l'ironica ricercatezza che caratterizza il resto della rappresentazione.


"La locandiera" goldoniana riletta da Giuseppe Marini propone un tagliente spaccato dell'eterna lotta tra uomo e donna, interrogandosi con leggerezza su reciproci vizi e virtù ed arrivando alla determinazione che in fondo, piuttosto che perdere tempo tra stoccate, parate, assalti e difese in infinite schermaglie amorose, sarebbe meglio ricercare serenità e appagamento comprendendo e accogliendo l'altrui diversità. Assolutamente consigliato per gli amanti dei classici reinterpretati con gusto e passione.

 

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
botteghino 06/6794585, info 06/6783042, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, giovedì 14, mercoledì 20 e mercoledì 27 novembre ore 16.45, sabato 23 novembre ore 16.45 e ore 20.45, domenica ore 16.45
Biglietti: platea € 32 (ridotto € 27), I balconata € 26 (ridotto € 22), II balconata € 21 (ridotto € 18), galleria € 15 (ridotto € 12)



Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio Stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

 

 

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