La locandiera - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Sabato, 12 Gennaio 2013 

Dall'8 al 27 gennaio. Goldoni visse prima di Schopenhauer, ma si può star certi che avrebbe volentieri vidimato il celebre aforisma del pensatore tedesco: “Non andare a teatro è come fare toeletta senza lo specchio”. Il teatro di Goldoni è espressione di uno spirito che prediligeva il realismo nel raccontare la vita degli uomini: ripresi nella naturalezza delle loro reazioni; nel loro barcamenarsi quotidiano, tra piccinerie (molte) e slanci di eroismo (rari). L’umanità questa è, volente o nolente. Goldoni lo aveva intuito bene, e ritenne opportuno trasferire sulla scena questa realtà, assestando un vigoroso schiaffo in faccia alle convenzioni della Commedia dell’arte.

 

 

 

 

 

 

Società per Attori presenta
Nancy Brilli in
LA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni
adattamento Giuseppe Marini
con (in ordine alfabetico) Fabio Bussotti, Claudio Castrogiovanni, Maximilian Nisi
e con Fabio Fusco e Andrea Paolotti
scene Alessandro Chiti
costumi Nicoletta Ercole
per la regia di Giuseppe Marini

 

 

Dunque, La locandiera. Alla pari con altre sue opere sotto il profilo qualitativo, ma senz’altro la più famosa, quella rimasta maggiormente nell’immaginario collettivo, di tutta la sua lunga produzione. Mirandolina è stata, ed è tuttora un sogno per tante attrici. Questo suo mix di forza e civetteria, di indipendenza e amore per le lusinghe è una sfida festosa per qualunque donna voglia misurarsi con l’arte del palcoscenico. In passato se ne appropriò la divina Duse; oggi Nancy Brilli, icona di simpatia e amabilità presso il grande pubblico. Un’interpretazione asciutta, quella proposta dall’attrice romana; priva di quell’esuberanza comica che in genere è un tratto distintivo del personaggio (e che la stessa Brilli, in molte occasioni, ha sfoderato). Una persona in sala, perfidamente, ha sussurrato sottovoce: “La Brilli non brilla”.
Fuor di dubbio che in altri contesti la sua vis comica sia emersa con maggiore nitidezza, ma è evidente che in questo caso è il regista Giuseppe Marini ad aver privilegiato una chiave di lettura differente: Mirandolina in una versione più riflessiva, più amara e disincantata. Più matura, in sostanza. Oltretutto la Brilli ha superato (brillantemente, ca va sans dire) gli ‘anta’. Se il tempo fosse un gambero (per citare un suo storico successo teatrale, ndr) Nancy tornerebbe ai suoi vent’anni. Ma non lo accetterebbe mai: ha sempre affrontato la vita con la lievità dei saggi, e lo scorrere del tempo è un dato di fatto che non la turba,  lo considera anzi un’opportunità per crescere come donna e come artista. Che poi, diciamolo francamente: a chi può venire in mente l’anagrafe osservandola in scena, con quel bustino disegnato per lei dalla bravissima Nicoletta Ercole? Ammirazione, dunque, per un’attrice che coniuga come poche bellezza e talento recitativo.
Una Locandiera, insomma, che lascia poco spazio alle eccentricità; una scenografia impeccabile (applausi ad Alessandro Chiti), col bianco degli enormi pannelli girevoli che domina, dando un’impressione generale di eleganza. Enormi pareti, che fungono da porte di passaggio tra una scena e l’altra. Quasi a voler parafrasare il filosofo Emerson, il quale sosteneva che ‘ogni muro è una porta’. E Mirandolina, difatti, non ha barriere: è affabile, sorridente, amabile. E furba: affina con tutti le tecniche seduttive, ma alla fine prevale sempre l’imbarattabile voglia di indipendenza, di autonomia.
Gioca coi sentimenti immaturi del Conte d’Albafiorita (cresta punk vagamente balotelliana) e del Marchese di Forlipopoli (ottima interpretazione di Fabio Bussotti); usa l’ingegno per vendicarsi della misoginia del Cavaliere di Ripafratta (che indossa pantaloni in pelle lucida, omaggio all’estetica fetish). Insomma un carattere moderno, emancipato: così lo aveva pensato Goldoni, così lo ha mantenuto Marini. Indole però troppo vanitosa, egoistica, che alla fine presenterà il conto di tutta questa spregiudicatezza, rimanendo sola e meditativa sul palcoscenico. Ma nel bilancio generale, agli occhi degli spettatori che da oltre tre secoli seguono le sue vicende, Mirandolina è un personaggio ricco di fascino. Una malia che non smette mai di incantare.

 

 

Teatro Manzoni – via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni: telefono 02/7636901, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: poltronissima € 30,00  -  poltrona € 20,00
Orario spettacoli: feriali ore 20,45  -  domenica ore 15,30

 
 
Articolo di: Francesco Mattana
Foto di: Federico Riva
Grazie a: Rita Cicero Santalena, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it

 

 

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