La Locandiera - Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Sabato, 24 Gennaio 2015 

Dal 13 al 25 gennaio il Teatro Litta ospita Corrado d’Elia, l’amatissimo direttore-attore-regista del Teatro Libero, il quale offre fuori casa una divertente messa in scena ‘bon bon’ creata per un celebre testo goldoniano, "La Locandiera". Si presenta con una compagnia nutrita, composta da Monica Faggiani, Alessandro Castellucci, Gustavo La Volpe, Andrea Tibaldi, Marco Brambilla e Tino Danesi. E’ di Corrado d’Elia, ovviamente, non solo la regia ma pure l’ideazione scenica, mentre le luci sono di Alessandro Tinelli e le foto di scena di Angelo Redaelli. Tutta questo concentrato di talento serve a produrre fin da subito un colpo d’occhio notevole: mentre il pubblico prende posto si ritrova a osservare il palco già illuminato, con un fondale di muri rosa confetto, luci diverse su vari scaffali e costumi indossati da chiunque appaia in scena contraddistinti da colori fluo, o quanto meno stravaganti e plasticosi. Anche la musica è pop, francese, allegra e, incredibile, quando lo spettacolo inizia, i testi sono originali e di antica foggia. Un vero Goldoni sotto mentite spoglie?

 

Compagnia Teatro Libero presenta
LA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni
regia e ideazione scenica Corrado d'Elia
con Monica Faggiani, Corrado d'Elia, Alessandro Castellucci, Gustavo La Volpe, Andrea Tibaldi, Marco Brambilla, Tino Danesi
luci Alessandro Tinelli
foto di scena Angelo Redaelli

 

In effetti i personaggi sono quelli noti a chi ha già conosciuto le divertenti commedie veneziane settecentesche: il Marchese di Forlimpopoli frequenta una locanda gestita da tale Mirandolina, bellissima donna capace di far girare la testa con una grazia intelligente, mostrandosi disponibile senza mai veramente esserlo e sfruttando la vanità dei facoltosi clienti che se la contendono. Come il Conte d’Albafiorita, sempre in competizione col Marchese, che però pecca di taccagneria, lasciando al Conte la possibilità di fare più bella figura coi suoi lauti e costosi doni: è col denaro peraltro che si era comperato la nobiltà. La donna non è solo attraente ma ha ereditato dal padre la locanda e riesce ad amministrarla in modo eccellente anche grazie al cameriere di fiducia, il bel Fabrizio pure lui innamorato della padrona, fingendo di essere solo una povera impiegata.

Ma il solito tran tran viene ribaltato dall’arrivo di un nuovo personaggio, il Cavaliere di Ripafratta, un uomo che non si fida delle donne, con un carattere pessimo e misogino. Diciamo anche che solo lui indossa un completo nero, sebbene i pantaloni attillati siano di pelle lucida, mentre il Conte indossa una giacca giallo limone e pantaloni bianchi ed il Marchese ha un frac rosa shocking come i suoi stivaletti. Mirandolina si muove in un abitino rosso di pizzo. Francamente ho pensato molto spesso a certi allestimenti inventati negli ultimi anni da Filippo Timi, che non a caso lo hanno reso una star nei teatri dove ha lavorato. Qui c’è meno sfarzo ma lo stesso gusto pop e poi, non dimentichiamo, c’è la magistrale interpretazione di Corrado d’Elia, nei panni del Cavaliere che tratta Mirandolina come una umile serva, senza rendersi conto di quale forza sta per mettersi contro.

La bella locandiera deciderà infatti di vendicarsi e di farlo innamorare a tutti i costi; ci riuscirà proprio adulandolo, rivelando che considera i suoi ammiratori dei gonzi, che a Venezia non c’è nessuno che somigli a un vero uomo e che far strisciare ai suoi piedi il Conte e il Marchese è un gioco che non sopporta più da tempo, ma non sa come liberarsi di quei due ospiti. Quanto diversi da lui, il Cavaliere senza sciocchi pensieri, giustamente libero da frivolezze… e nel dir tutto ciò ovviamente lo guarda con ammirazione, lo solletica e lo lusinga, mostrandosi più bella che mai. Finché raggiunge il suo scopo e s’accorge di aver trascinato l’ultimo venuto esattamente dove giacciono gli altri: ai suoi piedi.

L’originale consta di tre atti ma qui l’atto unico ci sta, basta e avanza poiché si sa che lo spettatore d’oggi vuole divertirsi, conoscere, capire e non tirarla troppo per le lunghe. Perfetto. Bravissimo sia il protagonista che i suoi tre antagonisti, ottima performance della locandiera Monica Faggiani e dei due nobili, il Conte Alessandro Castellucci, ed il Marchese Gustavo La Volpe, davvero azzeccati. Divertente pure l’ingresso di due attrici che si fingono nobili, in realtà esilaranti travestiti, approdate in locanda per trovare gente con soldi da derubare. Il canovaccio del buon Goldoni si lascia tradurre alla d’Elia ottimamente.

 

Teatro Litta - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì al sabato ore 20:30, domenica ore 16:30, lunedì riposo
Biglietti: intero €21, ridotto €11/15
Durata: 75 minuti

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Diana Belardinelli, Ufficio stampa Teatro Litta
Sul web: www.teatrolitta.it

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