La Locandiera B&B - Teatro Diana (Napoli)

Scritto da  Sabato, 09 Dicembre 2017 

Dal 6 al 17 dicembre. Laura Morante è la protagonista dello spettacolo “La Locandiera B&B”, studio sulla Locandiera di Goldoni firmato da Edoardo Erba per la regia di Roberto Andò. Un testo che prende le distanze dal capolavoro dell’autore veneziano per cercare di soffermarsi sulla figura di Mirandolina, nello spettacolo Mira, calata in una realtà contemporanea, in bilico tra black humor e intrighi, che avvicina questo testo alle atmosfere di un romanzo giallo.

 

LA LOCANDIERA B&B
regia Roberto Andò
di Edoardo Erba, studio su “La locandiera” di Carlo Goldoni
con Laura Morante
e con Giulia Andò, Bruno Armando, Eugenia Costantini, Vincenzo Ferrara, Danilo Nigrelli, Roberto Salemi
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Alessandro Lai
suono Hubert Westkemper
assistente alla regia Luca Bargagna

 

Va in scena al Teatro Diana di Napoli uno spettacolo che vanta dei nomi, sia sulla scena che per quanto concerne la regia e la drammaturgia, assolutamente di tutto rispetto: stiamo parlando di “La Locandiera B&B”, scritto da Edoardo Erba, diretto da Roberto Andò e interpretato da Laura Morante nei panni di Mira, attualizzazione della Mirandolina del celebre capolavoro goldoniano settecentesco.

Lo stesso autore ha voluto, nelle note che accompagnano la drammaturgia, prendere nettamente le distanze dal testo originale, sottolineando di aver costruito un lavoro che di goldoniana memoria possiede unicamente il titolo (per quanto “aggiornato” con la locuzione B&B), e la protagonista, con il nome “mozzato” di Mira anziché Mirandolina. Per il resto il testo non possiede alcun tratto di similarità con l’opera goldoniana, né per quanto concerne lo status sociale di Mira, né per la sua condizione di nubile, poiché nell’adattamento di Erba risulta sposata, né infine per i numerosi corteggiatori che si trova ad affrontare nel testo originale. Non è quindi possibile parlare di stravolgimento del testo originario poiché in realtà trattasi di uno spettacolo in tutto e per tutto differente dalla commedia di Carlo Goldoni. Il titolo dello spettacolo risulta quindi evidentemente abusato, poiché attira una fascia di pubblico curiosa di vedere un adattamento contemporaneo del testo goldoniano, finendo invece per proporre qualcosa di completamente diverso dalle aspettative così innescate. Un titolo differente, evitando l’accostamento con Goldoni, sarebbe stato decisamente più apprezzato.

Venendo al contenuto dello spettacolo si mette in scena una rappresentazione dai tratti decisamente poco teatrali e molto più vicini ai più tradizionali canoni cinematografici: il primo indicatore di questo è certamente l’utilizzo dei microfoni sui singoli attori, i tradizionali “archetti”, che in teatro si possono giustificare in rarissime situazioni, certamente non in questa, specialmente se si fa riferimento ad un teatro che vuole affondare le proprie radici in Goldoni. La regia di Andò tende a frammentare tutto, attraverso diversi quadri che interrompono continuamente il filone drammaturgico senza consentire allo spettatore di comprendere, arrivati alla fine del primo atto, la reale natura di questo spettacolo, se si tratti di un tentativo di imitare la Locandiera goldoniana, o di un giallo che però non ci si aspettava di vedere.

Il secondo atto, poi, si delinea da subito come incredibilmente lento, con un finale “a sorpresa” che in realtà non si sviluppa, non si motiva e non ha delle giustificazioni concrete, lasciando il pubblico con l’interrogativo, se all’inizio del primo atto latente adesso manifesto, di non riuscire a capire su quale filone drammaturgico sia stato basato lo spettacolo. Soprattutto la costruzione scenica di cinque porte con la volontà di far entrare un interprete sulla scena non appena un altro si ritira nella sua stanza, se vicino a Goldoni poiché proprio del più tradizionale schema della Commedia dell’Arte, non ha senso in uno spettacolo che vuole invece nel secondo atto accostarsi a uno stile giallo. L’entrata in scena dell’attore appena l’altro esce ritirandosi nella propria stanza appare invece uno stratagemma artificioso, poco naturale, ed evidentemente costruito.

Le interpretazioni riescono a comunicare allo spettatore il desiderio di arrivare a qualcosa, l’impulso di raccontare una storia in bilico tra il Settecento, il giallo, lo humor nero, e qualcos’altro che non si sa definire bene, cercando di mettere in scena personaggi intricati e comici, loschi e divertenti al tempo stesso. Il lavoro della Morante risulta apprezzabile, con un dialetto toscano abbastanza insolito ma con una presenza sulla scena sicuramente significativa, sia sul piano della fisicità, che su quello degli sguardi, risultando un faro che cerca di indicare una direzione ad uno spettacolo che necessiterebbe di trovarla ma che purtroppo stenta a individuarne una in modo distinto.


Teatro Diana - Via Luca Giordano 64, Napoli
Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/5567527 - 081/5784978
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, sabato ore 17.30 e ore 21, domenica ore 18, lunedì riposo (mercoledì 13 dicembre ore 17.45)
Biglietti: martedì, mercoledì e giovedì: poltrona € 25 + € 3, poltroncina € 20 + € 3, galleria € 15 + € 2; venerdì, sabato e domenica: poltrona € 32 + € 3, poltroncina € 25 + € 3, galleria € 20 + € 2

Articolo di: Francesco Gaudiosi
Grazie a: Claudia Mirra, Ufficio stampa Teatro Diana
Sul web: www.teatrodiana.it

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