La Lezione - Teatro Verdi (Milano)

Scritto da  Giovedì, 04 Febbraio 2016 

Con "La Lezione" di Eugène Ionesco, diretto da Valerio Binasco e prodotto da Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse, il Teatro Menotti torna a presentare spettacoli della stagione 2015/2016 al Teatro Verdi. "La Lezione", scritto negli anni ’50, è uno dei testi più rappresentativi del Teatro dell’Assurdo ed in questo adattamento viene portato in scena da Enrico Campanati, Elena Gigliotti e Franco Ravera.

 

Produzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse presenta
LA LEZIONE
di Eugène Ionesco
regia di Valerio Binasco
con Enrico Campanati, Elena Gigliotti e Franco Ravera
costumi di Bruno Cereseto e Daniele De Blasio
scene di Emanuele Conte
luci di Matteo Selis

 

La scena è delle più classiche, plafonata e parapettata, e quando si apre il sipario si crede ad attenderci una commedia di dubbia piacevolezza per quanto l’impianto ci appare subito retrò, di un teatro talmente andato che richiama subito ad un gusto oggi quasi del tutto relegato alla categoria del teatro amatoriale. Ma ben presto ci si ricrede perché qui di amatoriale non c’è proprio niente. Gli attori sono bravissimi, in testa a tutti l’incredibile e capace protagonista Enrico Campanati nel ruolo dell’insegnante. Inizia così, con i toni scoppiettanti della più sublime delle commedie, “La lezione” di Eugène Ionesco andato in scena al Teatro Verdi di Milano. “La lezione” è uno dei testi più rappresentativi del Teatro dell’Assurdo. Si ride, di gusto e moltissimo, durante tutta la commedia che alla fine scopriremo essere una vicenda grottesca ai limiti della credibilità oggettiva.

Tre personaggi in scena: il professore, come già detto, la sua ingenua e meravigliosa allieva e il servo di lui, un uomo strano e personaggio che è quasi totalmente un carattere per quanto psicologicamente poco definito, ma essenziale nella sua funzione di risolutore del tutto.

Il pubblico è totalmente coinvolto e partecipe. L’esecuzione dei tre interpreti davvero magistrale. La regia di Valerio Binasco, maestro e pedagogo straordinario oltre che ottimo attore e regista, è perfetta ed essenziale come una mano invisibile che coordina e crea qualcosa senza tempo. L’assenza di collocazione temporale, all’interno di una scena teatrale come quella contemporanea volta sempre più a stupire il pubblico con performance sempre più brevi e d’impatto, è la cosa che rimane dentro uscendo dalla sala. Si ha la certezza interiore di aver assistito ad uno spettacolo bello, senza pretese di sensazionalismo alcuno, ma fatto bene come un tavolo bellissimo cesellato e creato dal più competente e creativo dei falegnami. Uno spettacolo fatto davvero ad uso e consumo del pubblico, comprensibile e intelligente. Ci si sente bene e si è ammirati e stupiti da come questa totale semplicità e onestà intellettuale ci possano regalare un lavoro davvero di grande pregio.

Il testo è eccezionale nel senso dell’eccezione che crea dentro chi lo ascolta, proprio adesso, in un mondo che si avvia verso una nuova analfabetizzazione collettiva e al degrado del linguaggio. L’argomento centrale infatti è la lingua, la semantica, la filologia delle parole e del linguaggio. Una vera goduria per tutte le orecchie stanche della banalità delle sceneggiature e drammaturgie contemporanee. La parola detta, la parola scritta, la fonetica. Cose ad oggi demodé, eppure che ci caratterizzano e distinguono culturalmente e socialmente. Come io parlo, le parole che uso e scelgo, danno la dimensione di chi sono adesso e da dove vengo, dove e come e attraverso quali esperienze mi sono formato.

Il finale ci agghiaccia e stordisce e ci lascia sospesi verso una reale amarezza della vita. Nessuno sconto, nessun happy end, nessuna volontà di edulcorare la brutalità di una violenza fatta e subita. Violenza esercitata da un uomo su una donna, una ragazza incapace di capire che dovrebbe fuggire via o forse che pensa di non poterlo fare? Attuale. Drammaticamente attuale. Incredibilmente crudo e vero eppure assolutamente assurdo e grottesco. Un raro caso di ottimo teatro in tutti i suoi aspetti. Cura perfetta di ogni dettaglio. Non c’è altro da dire, se non un profondo grazie.

 

Teatro Verdi - via Pastrengo 16, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/6880038 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: ore 20.30, domenica 16.30
Biglietti: intero 20 €, convenzioni (Associazioni, Cral, Card9, Invito a Teatro) 14 €, riduzione (over 65, studenti under 25) 10 €, mercoledì 10 €, Abbonamento 72 € (valido per 6 ingressi singoli o in coppia 3 ingressi)
Durata: 75 minuti senza intervallo

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Giulia Tatulli, Ufficio Stampa Teatro Menotti
Sul web: www.teatrodelburatto.it - www.teatromenotti.org

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