La lettera di mammà - Teatro Parioli Peppino De Filippo (Roma)

Scritto da  Sabato, 20 Dicembre 2014 

Dall’11 dicembre 2014 all’11 gennaio 2015 al Teatro Parioli Peppino De Filippo, Luigi De Filippo in “La lettera di mammà”, commedia in due atti di Peppino De Filippo, con la regia dello stesso Luigi De Filippo. In scena accanto a lui anche Claudia Balsamo, Stefania Aluzzi, Fabiana Russo, Riccardo Feola, Francesca Ciardiello, Marilia Testa, Stefania Ventura, Michele Sibilio, Giorgio Pinto e Vincenzo De Luca. Una lettera-testamento lasciata dalla madre di nobile casata ad un giovane baroncino provoca spassosi equivoci. “La lettera di mammà” fu rappresentato per la prima volta nel 1933 dai fratelli De Filippo al Teatro Sannazzaro di Napoli.

 

I due della citta’ del sole presenta
Luigi De Filippo in
LA LETTERA DI MAMMA’
commedia in due atti di Peppino De Filippo
regia Luigi De Filippo
Personaggi e interpreti
Il barone Edoardo - Luigi De Filippo
Claretta - Claudia Balsamo
Luisa - Stefania Aluzzi
Giuseppina - Fabiana Russo
Ernesto - Riccardo Feola
Signora Carnale - Francesca Ciardiello
Dorina - Marilia Testa
Teresa - Stefania Ventura
Gaetano - Michele Sibilio
Cavalier De Rosa - Giorgio Pinto
Il baroncino Riccardo - Vincenzo De Luca

 

Si racconta un episodio - non so se vero o leggendario - della famiglia dei "comici" De Filippo, Eduardo, Peppino e Titina, che giovanissimi si esibivano in brevi atti unici comici. Uno di questi era una parodia, prosegue il racconto che mi suona verosimile, dei Sei personaggi di Pirandello. Ebbene, una sera nei primi anni Venti del secolo scorso, si presentò l'Agrigentino in persona per vedere quegli scavezzacollo napoletani che lo prendevano in giro. Pirandello, come riferiscono le cronache era piuttosto "fumantino" quando gli si toccavano i prodotti del suo genio, così quella sera Peppino tremante andò dal fratello Eduardo per annunciargli disgrazie: ué, chill ce vatte! Quello ci dà un sacco di botte, insomma. Non finì così, anzi Pirandello pare che si congratulò coi giovani comici augurando ad entrambi un luminoso futuro teatrale. Credo, come ho già riferito in un'altra recensione, che la foto-gigantografia all'ingresso del teatro Parioli che raffigura i tre De Filippo con Pirandello al centro sia stata scattata in quella occasione, e comunque testimonia la verosimiglianza di quanto riferisco.

Ora va in scena in questo bel teatro del quartiere Vip romano una deliziosa piéce del commediografo e grande attore Peppino De Filippo, La lettera di mammà, interpretata come tradizione familiare obbliga - la storica "prima" fu interpretata dai fratelli Eduardo e Peppino al Sannazzaro di Napoli nel 1933 - dal figlio Luigi. Pur senza ritornare sui retroscena che portarono alla rottura tra i due fratelli Peppino e Eduardo, una divisione artistica che come si vedrà fu inevitabile non solo per motivi caratteriali, che qui non ci riguardano, ma soprattutto per quella differenziazione delle rispettive drammaturgie che non potevano convivere, vanno spese due parole sulla dinastia teatrale dei De Filippo che parte da un filone preesistente e genera due nuovi percorsi drammatici.

Per spiegarmi citavo l'episodio dell'incontro con Pirandello degli anni Venti: ebbene, per Eduardo l'incontro col teatro di Pirandello, giovanilmente risolto con una parodia e una comicata, si trasformò presto in una forma di ossessione e possessione teatrale, quasi che il genio siciliano avesse aperto le porte nella mente dell'ancora in via di formazione teatrante e scrittore di teatro Eduardo verso un mondo nuovo da scoprire, una drammaturgia capace di cogliere le problematiche della vita in una prospettiva esistenziale e surreale. La ricerca di Eduardo da questo momento proseguì "tampinando" Pirandello passo passo, per esempio basta confrontare il tema della pazzia nei testi pirandelliani con Ditegli sempre di sì che, se pur in maniera del tutto originale, rappresenta uno degli atti della ricerca "pirandelliana" di Eduardo. E qui mi fermo per non scrivere un saggio per il quale occorrerebbe molto più spazio.

Peppino invece proseguì il suo percorso di attore comico, in cui fu grande, rinverdendo la tradizione della commedia napoletana e in particolare di Scarpetta che puntava più all'intrattenimento che all'affresco sociale protoneorealista, più al geniale divertissment che all'analisi critica, anche se nel suo teatro, e in questo testo in particolare, emerge la rappresentazione sia pur parodistica di una classe piccoloborghese napoletana colta nel suo dramma: essere schiacciata verso il basso, verso il proletariato da cui invece avrebbe voluto elevarsi, ma verso la quale veniva ricacciata sempre indietro da inevitabili colpi del destino, ora la guerra, ora la crisi, ora la semplice disdetta, il fato sempre avverso.

Sulla scia del teatro comico di tradizione napoletana Peppino De Filippo confezionò decine di testi, piccoli gioielli di comicità, che non ambivano ad assurgere alle alte e altre sfere della sperimentazione e della ricerca drammaturgica, verso cui tendeva più definitamente Eduardo, bensì a rappresentare copioni di scena talvolta elementari, sempre funzionali al genere comico, perfetti nei tempi, semplici nel loro garantire comprensione e divertimento per un vasto pubblico.

Si comprende da sé la ragione per cui Eduardo e Peppino non potessero "drammaturgicamente" convivere sotto lo stesso tetto; e a noi non resta che prendere atto di queste due sostanzialmente diverse drammaturgie che, pur scaturendo dallo stesso ceppo partenopeo (Petito, Scarpetta, Viviani), prendevano strade così diverse: Peppino quella della comicità e popolarità più spontanee e genuine, Eduardo quella dell'analisi e critica della società con uno sguardo rivolto all'anima, alla notte interiore, tra Shakespeare e Pirandello (Eduardo fu di entrambi traduttore in napoletano) dell'ha da passà a nuttata.

Probabilmente nel corso degli anni il teatro di scrittura di Eduardo e Peppino ha vissuto vicende alterne: il successo cinematografico del secondo e più giovane fratello e la fama teatrale del più anziano dei due non potevano non gettare ora luce ora ombra sui testi dell'uno o dell'altro. Ma ora che entrambe le drammaturgie si sono per così dire "storicizzate" e hanno esse stesse generato due generi teatrali che trovano riscontro nel teatro napoletano del dopo-Eduardo (Moscato, Santanelli, Ruccello, Fortunato Calvino e altri) in un caso, e nella commedia napoletana del dopo-Peppino (Vincenzo Salemme ad esempio) nell'altro, ebbene possiamo dire che Eduardo e Peppino, pur nelle loro differenze ed anzi proprio per queste, sono entrambi alla base di un percorso drammaturgico ancora in costante e fervida evoluzione.

Ce ne dà prova Luigi De Filippo, regista e interprete di questa deliziosa farsa partenopea del padre Peppino, La lettera di mammà, in cui compare la figura - che ricorda un po' il molieriano Beraldo, figlio "scemolillo" del dottor Purgone, per la verità - del giovane idiota piccolo-borghese Felice Sciosciammocca. La vicenda verte interamente su un matrimonio di interesse tra la figlia di una classe piccoloborghese che si sta socialmente elevando e che aspira ad un titolo nobiliare e un rampollo, reso deficiente dall'educazione e dalla finzione che lo circondano, di un ceppo nobiliare decaduto e in gravi difficoltà finanziarie: da una parte i soldi, dall'altra il sangue blu. Insomma, un matrimonio ipocrita che stenta a funzionare all'inizio a causa del totale infantilismo sessuale e sentimentale del maschietto che non sa fare il maschio e che riesce a darsi una scossa solo quando, dimenticando i consigli della "santa" mammà defunta, apprende le arti amatorie da uno scandaletto di famiglia.

Il testo è veloce, Luigi De Filippo padroneggia la scena con disinvoltura, la compagnia diverte e si diverte, il pubblico numeroso partecipa ad una serata di teatro senza problemi e senza "penzieri per la capa" come la tradizione di questo genere teatrale impone.

 

Teatro Parioli Peppino De Filippo - via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/8073040, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì al sabato 10.00-14.00/15.00-22.00, domenica 10.00-14.00/15.00-19.00
Orario spettacoli: giovedi 11 dicembre ore 21, venerdi 12 dicembre ore 21, sabato 13 dicembre ore 21, domenica 14 dicembre ore 17, giovedi 18 dicembre ore 21, venerdi 19 dicembre ore 21, sabato 20 dicembre ore 17, domenica 21 dicembre ore 17, venerdi 26 dicembre ore 17, sabato 27 dicembre ore 21, domenica 28 dicembre ore 17, mercoledi 31 dicembre Capodanno ore 21.30, giovedi 1 gennaio ore 18, venerdi 2 gennaio ore 21, sabato 3 gennaio ore 21, domenica 4 gennaio ore 21, martedi 6 gennaio ore 17 tombolata, giovedi 8 gennaio ore 21, venerdi 9 gennaio ore 21, sabato 10 gennaio ore 21, domenica 11 gennaio ore 17
Biglietti: platea €25,00 - galleria €20,00; 31 dicembre Capodanno ore 21,30 platea €75,00 - galleria €55,00 con brindisi e panettone; 6 gennaio ore 17,30 Tombolata platea €32,00 - galleria €27,00

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Maurizio Quattrini, Ufficio stampa Teatro Parioli Peppino De Filippo
Sul web: www.teatropariolipeppinodefilippo.it

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