La grande magia - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Serena Lena Giovedì, 21 Febbraio 2013 

Dal 19 febbraio al 10 marzo. Continuando il lavoro di approfondimento sul teatro di Eduardo del primo dopoguerra, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo propone una delle commedie tra le meno rappresentate del grande drammaturgo napoletano, messa in scena da Eduardo solamente nel 1948 per poi venire ripresa da Strehler nel 1985. “La grande magia” parla del sottile confine tra realtà ed illusione, del «giuoco della vita che ha bisogno d’essere sorretto dall’illusione, a sua volta alimentata dalla fede».

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Stabile dell’Umbria Elledieffe
La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo presenta
LA GRANDE MAGIA
di Eduardo De Filippo
con Luca De Filippo, Massimo De Matteo, Carolina Rosi
regia Luca De Filippo
scene e costumi Raimonda Gaetani
Personaggi ed interpreti
Signora Locascio - Paola Fulciniti
Signora Zampa - Alessandra D’Ambrosio
Signora Zampa, sua figlia - Carmen Annibale
Marta Di Spelta - Lydia Giordano
Calogero Di Spelta, suo marito - Massimo De Matteo
Mariano D’Albino, amante di Marta - Antonio D’Avino
Il cameriere dell’albergo Metropole - Daniele Marino
Gervasio Penna - Gianni Cannavacciuolo
Arturo Recchia - Nicola Di Pinto
Amelia Recchia, sua figlia - Giulia Pica
Otto Marvuglia - Luca De Filippo
Zaira, sua moglie - Carolina Rosi
Il brigadiere di PS - Giovanni Allocca
Roberto Magliano - Antonio D’Avino
Gennarino Fucevecchia, servo di Calogero - Nicola Di Pinto
Gregorio Di Spelta, fratello di Calogero - Daniele Marino
Matilde, madre di Calogero - Gianni Cannavacciuolo
Oreste Intrugli, cognato di Calogero - Giovanni Allocca
Rosa Intrugli, sorella di Calogero - Carmen Annibale

 

 

Sarebbe stato difficile trovare un momento storico più adatto di quello attuale per proporre al pubblico questa commedia, un testo al quale De Filippo affida il proprio disincanto sulla possibilità di assistere ad un cambiamento in Italia. E’ ormai impossibile invertire tendenza: l’unica via di fuga è fare finta che tutto vada bene, per sopravvivere, pur rimanendo dei perdenti. A rappresentare la condizione di un’Italia immobile, prigioniera di dinamiche immutabili che possono essere fugate soltanto ricorrendo all’autoinganno, ci pensa il protagonista della commedia, Calogero Di Spelta (il bravissimo Massimo De Matteo). Il cinico Eduardo costruisce intorno a Calogero, ingannato ed abbandonato dalla moglie infedele, un mondo illusorio, finto come un palco teatrale, come un applauso registrato. Un mondo che aiuterà il protagonista a sfuggire da una realtà ingrata, ma che lo imprigionerà in una gabbia da illusione da cui sarà impossibile uscire.
Il fautore di questo dolce inganno è un prestigiatore, Otto Marvuglia (Luca De Filippo), un pover’uomo che cerca di sopravvivere, assieme alla moglie (Carolina Rosi), affidandosi alla propria maldestra arte di arrangiarsi. Marvuglia aiuta Marta (Lydia Giordano), la moglie di Di Spelta, a scappare con l’amante, per poi convincere l’infelice marito che la donna è solamente rimasta intrappolata in una piccola scatola durante la magia, scatola che potrà essere aperta solamente quando Di Spelta sarà convinto della fedeltà della congiunta. Dopo quattro anni di attesa e di illusioni, anni durante i quali il truffaldino Marvuglia approfitterà della debolezza psicologica di Calogero per costruire a proprio vantaggio un mondo dorato ed irreale intorno al pover’uomo, Marta ritornerà dal marito pentita, ma Di Spelta si rifiuterà di riconoscerla, preferendo continuare a credere che la moglie sia quella rimasta chiusa nella scatola, preferendo al mondo reale quello salvifico costruito dalla propria immaginazione, rifugiandosi in un delirio stavolta perfettamente consapevole.
Ineccepibile come sempre Luca De Filippo sia nel ruolo di Otto Marvuglia, beffardo e quanto mai lucido affabulatore, irresistibile nel suo turbante colorato, chiaro nella spiegazione della propria filosofia a scopo prettamente pedagogico, sia in quello di regista, grazie al perfetto equilibrio dato alla pièce tra i due livelli complementari del testo, quello filosofico e quello comico. Geniale la trovata del regista di conferire alla storia una dimensione volutamente falsa, artificiosa, sia nell’interpretazione voluttuosa ed esagerata degli attori che nella scelta delle scenografie di cartapesta, sia nell’ostentazione del materiale scenico (notevole l’immagine della fuga in barca in cui Marta e il suo amante si allontanano tra la platea tenendo stretta ai fianchi la sagoma di una barca di cartone) che nei caratteri contraddistintivi di alcuni personaggi. A sottolineare ancora di più l’artificiosità, geniale è la trovata di inserire la figura di un custode del teatro che accende e spegne le luci, citando frasi di Eduardo sull’amore per il palcoscenico e per l’arte che ci vive dentro.
Bravissimi tutti gli attori della compagnia, tra l’altro numerosa come raramente capita di vedere ancora sul palcoscenico, fra i quali spicca sicuramente il protagonista Calogero, Massimo De Matteo, perfettamente padrone della gamma espressiva che caratterizza il suo personaggio in perenne trasformazione, prima sprezzante, poi scettico, poi disorientato ed infine straziato e delirante in una pazzia che rifiuta di accettare il dolore della verità.

 

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: info 06/6783048, biglietteria 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, giovedì 21, mercoledì 27 febbraio, mercoledì 6 marzo e sabato 9 marzo ore 16.45, domenica ore 16.45
Biglietti: platea € 32 (ridotto € 27), I balconata € 26 (ridotto € 22), II balconata € 21 (ridotto € 18), galleria € 15 (ridotto € 12)

 



Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio Stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

 

 

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