La grande magia - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Lunedì, 06 Gennaio 2020 

Lluís Pasqual porta in scena al Teatro Argentina una delle commedie meno rappresentate tra quelle partorite dal genio creativo di Eduardo De Filippo e al contempo tra quelle dalle più evidenti influenze pirandelliane: “La Grande Magia”, testo scritto nel 1948, fu tra i primi a sancire la transizione dallo sguardo ironico e bonario rivolto alle umane debolezze ne “La cantata dei giorni pari” al pessimismo disincantato e cupo de “La cantata dei giorni dispari” ed intreccia, su un’intelaiatura dalle sembianze meta-teatrali, riflessioni esistenziali ed implicazioni filosofiche di assoluta modernità. Una messa in scena di grande ricercatezza, asciutta, precisa e dirompente nel trasmettere l’essenza del messaggio eduardiano, orchestrata in maniera accorta dal regista catalano, che cura anche con gusto le eleganti scene e i sontuosi costumi, e ottimamente interpretata da una compagnia di matrice partenopea, tra le fila della quale spiccano un Nando Paone ed un Claudio Di Palma realmente in stato di grazia.

 

Produzione Teatro Stabile Napoli - Teatro Nazionale presenta
LA GRANDE MAGIA
di Eduardo De Filippo
regia, scene e costumi Lluís Pasqual
con Nando Paone, Claudio Di Palma, Alessandra Borgia, Gino De Luca, Angela De Matteo, Gennaro Di Colandrea, Luca Iervolino, Ivana Maione, Francesco Procopio, Antonella Romano, Luciano Saltarelli, Giampiero Schiano
musiche dal vivo eseguite da Dolores Melodia, Raffaele Giglio
disegno luci Pasqual Merat
aiuto regia Rosario Sparno

Personaggi e interpreti
Otto Marvuglia - Nando Paone
Calogero Di Spelta - Claudio Di Palma
Zaira - Alessandra Borgia
Cameriere - Gino De Luca
Marta - Angela De Matteo
Gervasio Penna e Oreste Intrugli - Gennaro Di Colandrea
Mariano e Roberto - Luca Iervolino
Sig.ra Zampa e Sorella Di Spelta (O Rosa Intrugli) - Ivana Maione
Brigadiere - Francesco Procopio
Sig.ra Locascio e Matilde - Antonella Romano
Arturo Recchia e Gregorio Di Speltai - Luciano Saltarelli
Gennarino - Giampiero Schiano

 

La commedia in tre atti fu rappresentata per la prima volta il 12 dicembre 1949 al Teatro Mercadante di Napoli dalla compagnia ‘Il teatro di Eduardo con Titina De Filippo’ e si rivelò un insuccesso, non venendo compresa appieno da un pubblico piegato dalle asperità dell’immediato dopoguerra ed abituato alle precedenti opere eduardiane dal registro prevalentemente comico e brillante. Radicalmente diverse in questa circostanza si mostravano sia le tematiche affrontate, di chiara eredità pirandelliana, sia la cerebralità delle elucubrazioni metafisiche affidate ai protagonisti; nodale risulta essere l’amarissimo confronto tra la realtà e le finzioni e sovrastrutture costruite dall’individuo per indorarla, con una particolare attenzione dedicata al tema dell’illusionismo, già esplorato in precedenza - ad esempio nell’atto unico “Sik-Sik, l'artefice magico” e nelle frequentazioni da parte dell’autore dello spensierato ambiente del teatro d’avanspettacolo - e qui indiscutibilmente centrale.

Richiama proprio le atmosfere del cabaret anni Venti la scena d’apertura in cui ci troviamo repentinamente proiettati sulla terrazza scintillante del lussuoso Hotel Metropole. I ricchi villeggianti di questa località termale, affacciati su un mare placido e indolente, ingannano il tempo tra pettegolezzi, tradimenti e maldicenze nell’attesa dell’arrivo dell’attrazione del giorno, il prestigiatore-illusionista Otto Marvuglia (Nando Paone) che, nonostante presenti unicamente trucchi dozzinali, si millanta superbo mago. Tra i leitmotiv delle velenose chiacchiere figura senza dubbio la gelosia furibonda di Calogero Di Spelta (Claudio Di Palma), a ben guardare nient’affatto mal riposta visto che la seducente moglie Marta (Angela De Matteo) intrattiene una segreta relazione amorosa con Mariano D'Albino (Luca Iervolino); i due amanti, al fine di potersi crogiolare in tutta libertà nella loro passione, corrompono il sedicente mago per mettere in scena un inganno facendo svanire nel nulla l’arzilla sposina e consentendo a lei e al suo aitante corteggiatore di fuggire a Venezia. Trovano terreno decisamente fertile visto che l’illusionista, dietro le sue abbaglianti vesti orientaleggianti, è in realtà preda della miseria più nera, con la verace e bellicosa moglie Zaira (Alessandra Borgia) costantemente pronta a rimbrottarlo per i debiti contratti ed i gioielli impegnati per acquistare il misero piatto quotidiano di maccheroni.

Ecco che allora si accendono le luci della ribalta e Marvuglia invita l’intrigante Marta a fare ingresso nella misteriosa camera egizia, da cui si dileguerà nell’oscurità per involarsi verso Venezia: non vedendola riapparire dopo i canonici dieci minuti dell’esperimento, Calogero si infuria, chiedendo repentinamente spiegazioni al mago-imbonitore. La spiegazione improvvisata da quest’ultimo è però tanto inopinabile quanto cervellotica: la moglie è custodita in una preziosa scatola lucente, che prontamente gli consegna; l’unico modo in cui potrà accogliere nuovamente la sposa al suo fianco sarà aprire lo scrigno nutrendo una totale e sincera fiducia nella sua fedeltà; in caso contrario, se nutrisse dei dubbi e ciononostante spalancasse la scatola, finirebbe per perdere la moglie per sempre. Avrà inizio per Calogero Di Spelta, da questo mirabolante espediente escogitato dal mago, una spirale discendente verso l’abisso della psicosi: nell’ultima scena sbirceremo tra i fastosi tendaggi rosso carminio del suo palazzo, dove vive ormai totalmente recluso da anni, sempre più distaccato dalla realtà e perso in ermetici ragionamenti sull’illusorietà di tempo, azioni, denaro e riflessioni; inutile sfamarsi, dissetarsi, finanche dedicarsi ad una benché minima igiene quotidiana. Sarà imperscrutabile la linea di separazione tra la follia e la lucida razionalità che albergano in lui allorché, al ritorno dopo ben quattro anni della contrita fedifraga Marta, affermerà risolutamente di non riconoscerla, preferendo alla sordida situazione che inaspettatamente gli si delinea dinanzi l’illusione di una moglie fedele, custodita nella sua magica e inseparabile scatola.

I tre atti dell’opera originale eduardiana vengono in questo adattamento asciugati in un atto unico di poco meno di due ore, con cambi di scena a sipario chiuso e le cesure narrative ricucite grazie agli interventi musicali dal vivo di Dolores Melodia, con la sua coinvolgente fisarmonica, e Raffaele Giglio, che riescono efficacemente a riscaldare e trascinare gli spettatori. Lluis Pasqual, regista eclettico da sempre affascinato dal tema barocco dell'illusione teatrale, cattura l’essenza primigenia del messaggio di Eduardo de Filippo e, pur non rinunciando a qualche pennellata di viscerale spirito partenopeo offerta dai personaggi secondari, lo eleva a riflessione di carattere universale sul labile confine tra realtà ed illusione nel nostro quotidiano. La narrazione ha un incedere secco e dinamico, capace di renderla accattivante anche per palati teatrali contemporanei, senza snaturare l’inestimabile eredità eduardiana, in un magistrale equilibrio fra tradizione e innovazione. Di grande pregio le scene, essenziali eppure imponenti, ed i costumi disegnati dallo stesso Pasqual, ben contrappuntati dal puntuale disegno luci di Pasqual Merat.

Spicca nella folta compagine di talentuosi interpreti l’impeccabile coppia di protagonisti costituita da Nando Paone e Claudio Di Palma, perfettamente in sintonia sia nei passaggi più fortemente umoristici che nelle più ombrose dissertazioni metafisiche sulla vacuità dell’esistenza. Paone, che in passato ha avuto modo di essere diretto dallo stesso Eduardo, incarna lo stravagante illusionista Otto Marvuglia e la sua impenitente cialtroneria con una verve reminiscente della dinastia dei De Filippo, nonché di Totò e della migliore tradizione teatrale partenopea, oltre che con una mimica corporea del tutto in linea con il personaggio, stralunato ma tutt’altro che sprovveduto. Davvero di grande spessore l’interpretazione di Di Palma nei panni del tormentato marito Calogero, tradito e abbandonato; in particolar modo nell’ultima sequenza narrativa esplode in una molteplicità di toni e sfaccettature, tra dolorosa ironia, scatti di nevrosi ed istanti di apparente, fulminea, lucidità, con una padronanza ed un’ adesione al sentire del personaggio davvero memorabili. Il suo monologo in prossimità dell’epilogo esprime con massima enfasi lo spirito pirandelliano della pièce, offrendo una intensa prova attoriale e facendosi perfetto veicolo della poetica del regista, espressa in questa significativa nota:

La vita è come una finzione teatrale, ma anche come quelle scatole cinesi o quelle bamboline russe che stanno una dentro l’altra come un gioco illusionistico infinito... Chi è l’illusionista che inventa le nostre vite? E lui, da quale altro illusionista è dominato? E se volessimo vivere in un mondo di illusioni? Se fosse meglio che vivere in una presunta realtà? Ilarità ed emozione si fondono nelle mani di questo genio del teatro napoletano che recitava per raccontare la vita sempre con un sorriso furbo sulle labbra, proprio come noi”.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.346 (ufficio promozione) - 06.684.000.311/314 (biglietteria), mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311/314 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, giovedi 26 dicembre ore 19, martedì 31 dicembre ore 17, mercoledì 1gennaio ore 19, lunedì riposo, 23, 24, 25, 30 dicembre pausa festività
Biglietti: poltrona 40€ (ridotto 32€), palchi I e II ordine 32€ (ridotto 27€), palchi III e IV ordine 25€ (ridotto 22€), loggione 12€. Le riduzioni sono riservate ai giovani fino a 35 anni e agli adulti oltre 65 anni
Durata spettacolo: 2 ore

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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