La gatta sul tetto che scotta - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Martedì, 16 Febbraio 2016 

Al Teatro Manzoni di Milano, dall’11 al 28 febbraio, la Compagnia Gli Ipocriti presenta “La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams, una pièce incentrata sulla menzogna e l' ipocrisia all'interno di una famiglia “ricca e felice”. La regia di Arturo Cirillo vi si posa come una lente di ingrandimento e consente allo spettatore di vederle annidate come vermi in qualsiasi gesto, parola, sorriso. Il regista inoltre, mettendo l'accento su dialoghi taglienti e velenosi, lascia molto spazio agli interpreti. In scena, i bravissimi Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni, accompagnati da un bel cast di attori.

 

Compagnia Gli Ipocriti presenta
Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni in
LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
di Tennessee Williams
traduzione di Gerardo Guerrieri
con Paolo Musio, Franca Penone, Salvatore Caruso, Carlotta Mangione e Francesco Petruzzelli
scena Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Pasquale Mari
musiche Francesco De Melis
regia Arturo Cirillo

Interpreti e personaggi (seguendo l’ordine dell’autore):
Vittoria Puccini - Margaret
Vinicio Marchioni - Brick
Carlotta Mangione - Mae
Francesco Petruzzelli - Gooper
Franca Penone - mamma
Paolo Musio - papà
Salvatore Caruso - reverendo Tooker e dottor Baugh

 

Tennessee Williams riscosse un grande successo nel 1955 con questa pièce teatrale diretta da Elia Kazan e ripresa poi da Hollywood sotto la regia di Richard Brooks con Elisabeth Taylor e Paul Newman come protagonisti. Nonostante il brillante consenso incontrato dal film, l'autore americano, classe 1911, non apprezzò che fosse stato edulcorato il tema dell'omosessualità.

La scena si apre su una camera da letto matrimoniale, riccamente arredata. Dalla finestra aperta si odono cori infantili. Il grande letto a due piazze è sulla sinistra; è rifatto e si indovina la stoffa pregiata del copriletto verde. Tutto è in tinta con la tappezzeria. Sulla destra, una sorta di chaise longue dove, annoiato e silenzioso, è allungato il corpo di Brick. Continua a bere, assente, incurante del racconto minuzioso che la moglie Maggie gli fa della serata che si sta svolgendo nell'attiguo salone per festeggiare il compleanno del padre di Brick, un ricco imprenditore che si è fatto da solo. Per l'occasione è venuto il fratello di Brick, Gooper, con i suoi quattro pargoli, “quattro scimmie urlanti”, e la moglie, il “mostro di fertilità”, nuovamente incinta.

Col procedere del racconto di Maggie, si delinea un che di velenoso, di rancoroso, un' invidia strisciante nei confronti della famiglia del cognato. Ma non c'è privacy in quella ricca casa e presto gli ospiti si spostano dal salone nella stanza della coppia, che da diversi anni non riesce ad avere bambini. Poco a poco cadono i veli di una intera vita e appare la mancanza di amore che ha soffocato tutti i personaggi.

Il primo a mentire forse è proprio Brick, che affoga nell'alcool il suicidio del suo migliore amico, atleta professionista come lui, con il quale aveva una relazione ambigua. Brick, per non ammettere a se stesso quello che non può accettare, incolpa la moglie della morte dell'amico; per punirla non la desidera né la tocca. La madre di Brick non vuole ammettere l'alcolismo del figlio, loda la cognata e i suoi pargoli, anche se non li sopporta. Il vecchio padre crede nel referto medico appena arrivato e pensa di avere una seconda vita. Non sa che il referto è stato truccato dal figlio Gooper che vuole ereditare tutto. Il reverendo ed il medico, pur solo di passaggio durante la festa, lasciano scie negative.

Maggie, la gatta, ha avuto una vita povera ed ora non vuole mollare il posto nella società dei ricchi. Gioca con tutta la sua sensualità, come una gatta, per unirsi al marito che l'allontana e dare un erede al suocero. Tutto è menzogna, interesse, ipocrisia. La regia ha voluto attualizzare leggermente l'epoca: non siamo alla fine degli anni Cinquanta, ma in tempi più recenti, dove comunque c'è ancora posto per “Una gatta sul tetto che scotta”, vista l'attualità dei temi trattati, non ultimo quello dell’ omosessualità repressa. Vinicio Marchioni, pur nel suo ruolo inizialmente minimo, rivela la sua grande capacità attoriale.

 

Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 800914350, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: feriali ore 20,45; domenica ore 15,30; lunedì riposo
Biglietti: poltronissima Prestige € 35; poltronissima € 32; poltrona € 23; Under 26 € 15
Durata dello spettacolo: 1 ore e 40 minuti (atto unico)

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Rita Cicero Santalena, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it

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