La gatta sul tetto che scotta - Teatro Ambra Jovinelli (Roma)

Scritto da  Venerdì, 13 Marzo 2015 

Fino al 15 marzo - “La gatta sul tetto che scotta”, il dramma di Tennessee Williams Premio Pulitzer 1955, torna a teatro. All’Ambra Jovinelli di Roma, Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni, coppia unita in un matrimonio infelice senza sesso né figli, ricoprono i ruoli che furono di Elizabeth Taylor e Paul Newman nella famosissima versione cinematografica. Ipocrisia, sessualità, denaro e famiglia sono i cardini di un testo potente che svela il volto drammatico di un nido familiare intriso di bugie, rancori e convenzioni sociali. Arturo Cirillo porta in scena uno spettacolo ben confezionato che però manca del graffio dell’originale.

 

Compagnia Gli Ipocriti - Fondazione Teatro della Pergola presentano
LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
di Tennessee Williams
con Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni
e con Paolo Musio, Franca Penone, Salvatore Caruso, Clio Cipolletta, Francesco Petruzzelli
regia di Arturo Cirillo
traduzione Gerardo Guerrieri
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Pasquale Mari
musiche Francesco De Melis

 

E’ sempre coraggioso e insieme rischioso portare in scena un grande classico. Nel caso di “La gatta sul tetto che scotta”, poi, ogni nuova rappresentazione va a confrontarsi non solo con il peso dell’opera originaria (dramma che valse al drammaturgo statunitense Tennessee Williams il suo secondo Premio Pulitzer dopo “Un tram che si chiama desiderio”) ma anche con il celeberrimo film del 1958 diretto da Richard Brooks. Ad interpretarlo erano due mostri sacri, Elizabeth Taylor e Paul Newman, entrati nell’immaginario collettivo e perfetti protagonisti.

Oggi, nello spettacolo in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma fino al 15 marzo, il regista Arturo Cirillo ha deciso di puntare su due nomi amati dal grande pubblico. Grazie a loro la sala è piena ma il livello di rischio si alza, perché il teatro non nasconde nulla, anzi rivela ciò che un montaggio efficace o la possibilità di ripetuti ciak riescono a celare. Ecco allora che Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni, chiamati per essere i punti di forza dello spettacolo, si rivelano invece anelli deboli. La Puccini, apprezzato volto televisivo e cinematografico di numerose figure femminili come Elisa di Rivombrosa, Oriana Fallaci e Anna Karenina, è qui alla sua prima esperienza teatrale. Per il debutto in palcoscenico si è messa in gioco con un ruolo non facile e l’impegno e la passione nell’interpretazione sono apprezzabili ed evidenti. Ma la sua Maggie non convince, così nervosa nei movimenti e forzata nella voce roca, e la recitazione impostata non lascia trasparire i cambi d’atteggiamento della donna e la moltitudine di emozioni discordanti che turba la sua anima. Anche Marchioni che, pur avendo raggiunto la popolarità grazie alla serie TV “Romanzo Criminale”, ha invece alle spalle una formazione teatrale con registi come Luca Ronconi e che già si è calato in un dramma di Williams con “Un tram che si chiama desiderio” diretto da Latella, stavolta non lascia il segno. Il suo personaggio vive una vita vuota e falsa nascondendo dietro alcol e lunghi silenzi i suoi tormenti ma l’interpretazione monocorde ne lascia trasparire ben poco. Nel resto del cast spiccano Paolo Musio e Franca Penone, nei ruoli dei genitori del protagonista, impetuosi e sopra le righe.

Il sipario si apre sulla stanza da letto di Brick e Maggie, unica ambientazione dell’intero dramma. La scena di Dario Gessati, curata e di bell’impatto, richiama nei colori accesi, nelle linee pulite e nell’inquadratura dal taglio cinematografico i dipinti di Edward Hopper. E, in effetti, il dramma di Williams altro non è che il quadro di un interno, uno spaccato di vita familiare che, esattamente come in Hopper, va a raccontare la grande provincia americana degli anni Cinquanta e la solitudine che si cela dietro le mura domestiche.

Maggie “la gatta” è una donna infelice e frustrata, ancora innamorata del marito nonostante la scarsa considerazione che sfocia nel disprezzo che ne riceve; non si dà pace e non si dà per vinta ed é pronta a sopportare, a mentire, a nascondere e a vivere in solitudine ma anche a rivendicare in ogni modo la propria felicità, addirittura costruendo una vita di bugie. Brick é un ex sportivo rassegnato e afflitto che annega il suo fallimento nell'alcol e che vive ormai passivamente la propria vita. Maggie e Brick sono sposati ma non hanno figli e non si sfiorano nemmeno. Tra loro aleggia l'ombra del miglior amico di lui, morto suicida: una tragedia da cui Brick non si é più ripreso e che porta con sé dubbi e segreti mai rivelati. Contrapposta alla coppia infelice c’è poi quella composta dal fratello di Brick e da sua moglie: coppia realizzata agli occhi della società e della famiglia (lui è un avvocato rampante e la prole è numerosa), ambiziosa e determinata ad accaparrarsi l'eredità del padre malato. Proprio questi è in realtà la figura intorno a cui ruota tutto: uomo autoritario, duro, misogino, dispotico, eppure capace di lasciarsi andare al suo lato più umano e comprensivo in un intenso confronto/scontro a cuore aperto con il figlio Brick. E’ il giorno del suo compleanno e quando tutta la famiglia si riunisce per festeggiare il capofamiglia, ancora inconsapevole della gravità del suo male, la riunione diventa occasione per svelare tutti i segreti e le verità nascoste.

La famiglia ritratta da Tennessee Williams è il trionfo dell'ipocrisia, delle bugie e delle apparenze. L’affetto rimane soffocato, ogni personaggio ha un’anima tormentata: dalla solitudine, dal senso di colpa, dalle menzogne, dalla cupidigia o dalla gelosia. Ciascuno vive il proprio dramma personale; sogni e desideri forse covano sotto, sepolti dalla tragicità della vita, ma ciò che emerge è una coralità di conflitti e rancori. Tutto si svolge all’interno in un’unica famiglia, in una sola stanza, claustrofobico spazio in cui si rinchiudono i tormenti dei protagonisti. Il testo di Tennessee Williams si rivela ancora, a distanza di 60 anni, potente e sostanzioso: Arturo Cirillo lo confeziona bene, grazie anche alla bella scena d’interno e ai costumi di Gianluca Falaschi, sgargianti ed accurati, che perfettamente si intonano al contesto scenico. Si avverte però la mancanza di un guizzo nelle interpretazioni o di una visione registica più creativa che dia allo spettacolo quello slancio in più capace di lasciare un segno.

 

Teatro Ambra Jovinelli - piazza Gugliemo Pepe 43-47, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83082884 - 06/83082620, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghini: dal martedì al sabato ore 10/19 - domenica ore 11/16 - lunedì riposo
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17, sabato 7 marzo ore 16:30 e 21
Biglietti: poltronissima € 32 - poltrona € 26 - I galleria € 22 - II galleria € 17
Durata spettacolo: 1 ora e 45 minuti senza intervallo

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Maria Letizia Maffei, Ufficio stampa Teatro Ambra Jovinelli
Sul web: www.ambrajovinelli.org

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP