La Gaia Scienza - La Rivolta degli Oggetti - Teatro India (Roma)

Scritto da  Domenica, 10 Novembre 2019 

A quarantatre anni di distanza dalla sua apparizione sui palchi dello storico locale Beat 72, Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari e Alessandra Vanzi, fondatori della compagnia “La Gaia Scienza”, uno dei gruppi di teatro più interessanti tra la seconda metà degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, riportano in scena il loro “La rivolta degli oggetti”, spettacolo manifesto dell’avanguardia anni ’70, affidandone il viaggio nel futuro a tre giovani attori, loro alter ego. “Nato nel clima di estrema libertà artistica della controcultura romana degli anni Settanta, lo spettacolo restituisce, agli spettatori di oggi, proprio quello spazio utopico di creatività e circolazione del pensiero che ne aveva favorito la creazione.

 

LA GAIA SCIENZA - LA RIVOLTA DEGLI OGGETTI
di Vladímir Majakóvskij
testi e regia Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari, Alessandra Vanzi
interventi scenografici Gianni Dessì
con Dario Caccuri, Carolina Ellero, Antonino Cicero Santalena
tecnico luci Tiziano Di Russo
assistente di produzione Ottavia Nigris Cosattini
produzione Fattore K. 2019 in coproduzione con Teatro di Roma - Teatro Nazionale,
Romaeuropa Festival e Emilia Romagna Teatro Fondazione


Un volto giallo, colore caro a Majakovskij, osserva il bianco dei candidi abiti dei suoi tre generosi, momentanei portavoce. Un sentiero d’argento si srotola verso il proscenio, offre loro una direzione, che pare solida, affidabile; si accartoccia, invece, sotto i loro passi. Un timido rosso, della rivoluzione che fu, lancia loro un flebile SOS, sussurra il senso dei vent’anni a contemporanee, smarrite generazioni, che lasciano penzolare “nei viali petrosi il volto striato della noia impiccata. Il grigio scuro dei cappotti li avvolge, forse li protegge, di sicuro li rapisce, li possiede, versa in loro il virus del poeta. Il nero dei gatti, gatti secchi, neri, da accarezzare. Solo quello, ci raccomanda Vladìmir, ci potrà salvare!

I corpi di Carolina, Dario ed Antonino vengono attratti dal legno del palco, corrono, danzano, scoppiettano, come scintille nel fuoco si inseguono, si dividono, si abbandonano al volere del poeta, scrollandosi di dosso la polvere di un presente, deluso dalle mancate promesse della società che poteva essere ma non le è stato permesso - “tra i fumi del vino, un vecchietto rugoso piangeva sul pianoforte”.

Già nel 1919, Majakovskij ci metteva in guardia dal consumismo, senza, fortuna sua, sapere quanto le nostre anime avrebbe corrotto: “nel continente delle città si sono nominate signore e avanzano per cancellarci, spietate, le cose.” Una rivoltella, che non si rivolta, un violino privo di corde a cui aggrapparsi, una fune aggrovigliata, gialla, sospesa, in attesa. Una vetta, un pulpito, una presa di distanza, da scalare, con costanza: “ho cancellato la differenza fra volti familiari ed estranei”.

Con un’arrembante, delicata, cavalcata, i tre performer sospirano le voci che ci rimangono nascoste in gola, si cercano, con la libertà che noi raramente ci concediamo, disegnano discorsi da non fare. “Per voi va bene, ma io che ci faccio con questo dolore?” “Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica”, diceva Friedrich Nietzsche. Torniamo ad ascoltarla, la musica.

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 17, sabato 2 novembre ore 19
Biglietti: intero 20€, ridotto 18€, scuole e studenti €14
Durata spettacolo: 60 minuti

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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