La filosofia nel boudoir - Biennale Teatro 2020 (Venezia)

Scritto da  Sabato, 26 Settembre 2020 

Fabio Condemi torna a Venezia, dove nel 2017 si era guadagnato una menzione speciale alla Biennale College Teatro - Registi Under 30. E lo fa portando una prima assoluta, “La filosofia nel boudoir”. Dopo Pier Paolo Pasolini e Robert Walser, il drammaturgo e regista ferrarese mette in scena un altro autore “disturbante”, il controverso Marchese de Sade. Preparato al Teatro India di Roma nell’ambito del progetto produttivo e abitativo Oceano Indiano, lo spettacolo è già in programmazione dall’1 all’11 ottobre all’India e, dal 9 al 13 dicembre, al Teatro Astra di Torino.

 

LA FILOSOFIA NEL BOUDOIR
di Donatien-Alphonse-François de Sade
traduzione e adattamento Fabio Condemi
regia e drammaturgia Fabio Condemi
drammaturgia dell’immagine, dispositivo visivo e costumi Fabio Cherstich
progetto sonoro Igor Renzetti
luci Camilla Piccioni
assistente ai costumi Marta Montevecchi
composizioni vocali Elena Rivoltini
con Carolina Ellero, Marco Fasciana, Candida Nieri, Gabriele Portoghese, Elena Rivoltini
assistente alla regia Marco Fasciana
produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale e Teatro Piemonte Europa
nota Lo spettacolo prevede scene di nudo

 

Atto quarto: “Nascondi(no)”. Dopo la regia, l’attore/performer e le drammaturgie, la direzione artistica di Antonio Latella prevedeva per questa edizione della rassegna teatrale veneziana il tema della censura. L’invito era quello ad «uscire dall’ovvietà di questa proposta per pensarla come valore “alto” da proporre al pubblico e agli operatori». Fabio Condemi, dopo aver diretto “Bestia da Stile” e “Jakob Von Gunten”, sceglie di declinare questo tema attorno allo scandalo: prosegue così il suo lavoro di ricerca attorno a una formazione fuori dai canoni dominanti.

“La filosofia nel boudoir, o I precettori immorali - Dialoghi destinati all'educazione delle giovani fanciulle” è un dialogo drammatico-filosofico pubblicato nel 1795 in una Francia che aveva appena conosciuto la sua prima rivoluzione. Saint-Ange e Dolmancé si dedicano alla liberazione della vergine Eugénie dai moralismi che fino ad allora le sono stati inculcati. Nei secoli, al testo sono stati attribuiti connotati erotici, pornografici e socio-politici. Restituendo dignità alla bisessualità, all’omosessualità e alla ricerca del piacere sia per l’uomo che per la donna, il libertinismo veniva allora offerto come strumento di liberazione e difesa dal sistema di sfruttamento appena deposto e dalle sue armi morali. Dopo aver fatto gridare allo scandalo per due secoli, il soggetto di Sade non sembra affatto fuori dal tempo oggi, quando al malessere delle vittime di un Ancien Régime di fatto riemerso o mai tramontato vengono proposti i facili palliativi di un ritorno ad un medioevo misogino e omofobo, xenofobo e bigotto. Di questa amara attualità possono essere rivelatori gli applausi concessi a fine spettacolo, prolungati ma mediamente timidi e comunque partiti con un’esitazione pregna d’imbarazzo. Se non altro, qualcuno potrebbe aver mal digerito la feroce critica della religione cristiana che Condemi non ha certo censurato dalla versione di Sade, censura arrivata invece - si rassicurino gli animi più suscettibili - rappresentando un’orgia con le sole voci.

Sebbene il testo settecentesco esasperi l’edonismo fino a un cieco e crudele individualismo non contestualizzabile nell’immediato da chiunque, in scena lo sbrigliare l’inseguimento del piacere propone anche delle implicazioni più facilmente digeribili: “non dobbiamo stupirci della diversità delle nostre fattezze più della diversità delle nostre passioni” invita a pensare a quanto siano forzati e indotti l’insofferenza e l’odio per le differenze. Non spieghiamo qui, invece, i paralleli tra il piacere e… l’ecologia.

E bucolica è - la vediamo fin dall’inizio - una porzione significativa dello scenario, che oltre un giardino incolto regala agli occhi, in penombra sul fondale, due realistici pini marittimi che ben si abbinano con un’introduzione leopardiana. Minima ma originale e funzionale la scenografia, che segue e sottolinea forme geometriche elementari. Da sottolineare sono anche la scelta di non utilizzare microfoni e quella di proiettare dei lucidi su un paravento: accanto a delle diapositive mobili che rievocano un insegnamento tutto novecentesco, non mancano degli abili giochi con le immagini, svolti in diretta fino a condire un soggetto classico con gocce di una più contemporanea performance; è proprio così che in un paio di passaggi vengono offerti - accompagnati da assoli vocali a cappella particolarmente degni di nota - dei collage nei secoli e tra i continenti, a omaggiare e détournare l’arte rinascimentale, il cubismo e l’arte pop.

Alternando lezioni di grammatica, estetica, composizione e storia (più - jolly - un epilogo su cosa farsene oggi di Sade), i maestri contestano all’arte di avere nei secoli assecondato il solo piacere di un occhio maschile. Gli esempi portati in scena in una carrellata di lucidi appaiono molto efficaci nel dimostrarlo. Nella sua messa in scena di “La filosofia nel boudoir”, però, pur nell’osare ripetute e a volte coraggiose scene di nudo, Condemi mostra a tratti un atteggiamento per certi versi simile a quello che il testo contesta e di cui potrebbe forse liberarsi di più. Come ci si forma fuori dai canoni dominanti? Come si supera la censura?

 

Teatro Piccolo Arsenale - Arsenale, 30122 Venezia
Biennale Teatro 2020 - 48° Festival Internazionale del Teatro
Per informazioni e prenotazioni: telefono 041/5218711, fax 041/5218843, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: 17/09/2020 ore 21.30
Biglietti: intero 20€, ridotto (studenti / under 26) 14€
Durata spettacolo: 90 minuti

Articolo di: Silvio Cristiano
Grazie a: Emanuela Caldirola, Ufficio stampa Biennale Teatro Venezia
Sul web: www.labiennale.org/en/theatre/2020

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