La febbre del sabato sera, il musical - Teatro Nazionale (Milano)

Scritto da  Martedì, 23 Ottobre 2012 
La febbre del sabato sera

Dal 18 ottobre al 27 gennaio. Dopo una settimana di ‘duro’ lavoro il memorabile Tony Manero (come dimenticarsi John Travolta) indossa i pantaloni bianchi a zampa e le scarpe con la zeppa e si prepara per avere la febbre del sabato sera. Re della pista da ballo, assieme a Stephanie vuole tentare il difficile passo verso le luci di Manhattan e… beh, come finisce lo sanno tutti. Il musical è tratto da un film leggendario e ora a Milano, a fare da colonna sonora, alcune rivisitazioni di Stayin’ Alive, Night Fever e You should be dancing tutte da ballare.

 

 

Stage Entertainment, Teatro Nazionale presentano
LA FEBBRE DEL SABATO SERA – IL MUSICAL
regia di Carline Brouwer
supervisione e arrangiamento musicale Phil Edwards
coreografie Chris Baldock
scene e video CJ Hofelt
costumi Cocky Van Huijkelom
direttore casting e regista associato Chiara Noschese
traduzioni e adattamento testi Franco Travaglio
direttore musicale Simone Manfredini
con Gabrio Gentilini (Tony Manero), Marina Maniglio (Stephanie Mangano), Laura Panzeri (Annette), Filippo Strocchi (dj Monti), Lucianna de Falco (Flo Manero), Sebastiano Vinci (Frank Manero Sr), Giacomo Buccheri (Frank Manero Jr), Massimiliano Pironti (Bobby C), Luca Santamorena (Double J), Giuseppe Verzicco (Joey), Samuele Cavallo (Gus)

 

Tony Manero è arrivato a Milano e tutto quello che porta con sé è così talmente tanto travolgente che persino la Statua della Libertà, che fa da sfondo alle scene delle sue bravate, sembra indossare i pantaloni a zampa.
Dopo Sister Act Stage Intertainment porta al Teatro Nazionale di Milano la Saturday Night Fever e non poteva fare scelta più azzeccata. Non c’è uno spettatore fermo sulla poltroncina della platea durante le hit leggendarie dei Bee Gees che fanno da colonna sonora, una versione semi italianizzata di Stayin’ Alive, Night Fever, You should be dancing e questo è positivissimo. Per il pubblico che balla - perché ce n’è bisogno, di un po’ di trasporto, leggerezza e divertimento in questo periodo storico così in crisi - per la cultura, per la società (che per poco più di due ore si dimentica di tutto e batte le mani a ritmo) e per il teatro (pienissima la sala le prime due sere). Positivo anche per il musical che per una volta non ha stravolto del tutto le canzoni originali del film (che si sono conquistate un Grammy Award ai tempi) evitando la scelta di tradurle del tutto in italiano, ‘vizio’ un po’ antipatico che abbiamo noi per questo genere di spettacolo. Molte cose sono nella nostra lingua (d’altronde bisogna renderlo comprensibile a tutti, così si riesce a portare a teatro proprio tutti, davvero) ma molti reef sono immutati e questo regala a Tony Manero e alla sua banda una marcia in più. Così da far cantare anche noi che guardiamo, da far ricordare ai più grandi le serate passate in discoteca, da coinvolgere tutti, da perdonare, allora, anche qualche versione un po’ troppo smielata (in italiano, certo) di Tragedy o How deep is your love.
Gabrio Gentilini (Manero), classe 1988, ha stoffa da vendere, sa ballare, sa cantare, sa sedurre con un sex appeal degno di un assolutamente non compianto John Travolta rispetto al quale ha solo un anno in meno di quando, nel 1977, l’attore hollywoodiano, allora venticinquenne, interpretò lo stesso ruolo destinato a diventare un fenomeno generazionale.
Divertenti i dialoghi durante i pasti con la sua troppo tradizionale famiglia, di origini italiane, in una Brooklyn degli anni 70, e seducenti le sue mosse di ogni sabato sera al 2001 Odissey, il paradiso, in cui Dj Monti suona (l’attore Filippo Strocchi adotta trovate quasi da cabaret che con la sua voce intonata fanno di lui uno degli interpreti più degni di nota). Qui Tony conquista ogni ragazza e tutti i machi della situazione vorrebbero essere come lui.
Tra una camicia e l’altra e capelli perfettamente laccati, abilissimi giochi di luce e scenografici in continuo movimento seguono in sincronia i diversi mood che si alternano sul palco: lo sballo, l’amore, il tradimento, il bullismo, la paura di una vita che non è proprio come la si voleva se si è giovani, futuri padri e con un lavoro che non si sa bene quale sia. Poi la casa e le litigate, la discoteca e le conquiste, la strada e il sogno di Manhattan dove tutto è possibile. E la musica, tanta, trascinante, merito dell’orchestra dal vivo.
L’unico neo, proprio a volerne trovare uno, sta nei costumi. Perfettamente in stile anni 70, ovviamente, cinture, collane, grandi colletti di camicie sbottonate al punto giusto e dai richiami stratosferici, ma si sarebbe potuto osare di più, soprattutto sul dancefloor dove tutto è esplosivo, così anche colori e fantasie avrebbero potuto esplodere ancora.
Tuttavia la capacità ed il talento dei 30 e passa giovanissimi artisti regalano un pacchetto divertente da scartare piano piano e che fa venire voglia, quando si esce da teatro, con la giacca addosso, di andare a ballare. Piuttosto anche mentre si aspetta l’autobus per tornare a casa, ma di farlo.
Oltre all’entusiasmo, quello che resta è l’immagine ben chiara di un mito che ha segnato la storia. Una febbre che davvero ha colpito in tutto il mondo e che ancora non passa. Qualche curiosità? In Malesia, ad esempio, il Saturday Night Fever è stato vietato dal governo perché ritenuto causa di disordini sociali. A Rio de Janeiro, invece, consideratevi fortunati se vi danno del ‘manero’. Il termine, utilizzato di frequente, che nasce proprio dal cognome di Tony a seguito del suo spropositato successo, è diventato sinonimo di ‘figo’. Una febbre che fa il giro del mondo, insomma, come speriamo questo musical dopo il trionfo a Milano.

 

Teatro Nazionale - via Giordano Rota 1, 20145 Milano (ex Piazza Piemonte 12)
Per informazioni e prenotazioni: box office 848/448800

 

Articolo di: Andrea Dispenza
Grazie a: Emanuela Schintu, Ufficio stampa MNItalia
Sul web:
www.teatronazionale.it

 

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