La fanciulla con la cesta di frutta - Villa Ada, Roma Fringe Festival 2016 (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 07 Settembre 2016 

Controversa questione: chi è l’artista? Il pittore o il soggetto che ha ispirato l’opera? E cosa succederebbe se a chiarire il dubbio sul rapporto tra modello e pittore provassero i quadri stessi, improvvisamente animati? E' il vivace ed originale spunto da cui prende vita “La fanciulla con la cesta di frutta”, spettacolo di Marco Celli e Francesco Colombo. Un gioco teatrale, un racconto d'arte in chiave moderna ottimamente interpretato dai giovani attori dell'Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.

 

Compagnia The Ghepards presenta
LA FANCIULLA CON LA CESTA DI FRUTTA
un'idea di Marco Celli e Francesco Colombo
testo e regia di Francesco Colombo
con Grazia Capraro, Marco Celli, Adalgisa Manfrida, Michele Ragno

 

Scena: una sala del Museo Borghese, davanti alla celebre tela di Caravaggio. Visitatori che vanno e vengono, flash di macchine fotografiche, chiacchiericcio. Poi l'ora di chiusura, il giro di controllo del sorvegliante, il silenzio. Ecco allora, la più classica fantasia bambinesca - come nella favola dello Schiaccianoci con i giocattoli che di notte si animano, come nella saga di Harry Potter in cui i soggetti dei quadri si spostano da una tela all'altra: cosa farebbe un quadro se prendesse vita?

Nel silenzio del museo, proprio il fanciullo con la canestra di frutta inizia a muoversi nella sua cornice dorata e a parlare. “Nessuno mi conosce, nessuno sa chi sono, nessuno si ricorda di me”, inizia così il monologo del fanciullo. E' il siciliano Marco Minniti, scelto come modello da Caravaggio e pittore lui stesso. Il suo è un lamento sulla triste condizione che lo vede imprigionato in una cornice per l’eternità. Da qui ha inizio il curioso e fantasioso esperimento proposto da Marco Celli e Francesco Colombo nel loro “La fanciulla con la cesta di frutta”, piacevole scoperta all’interno della variegata quinta edizione del Roma Fringe Festival 2016.

E la domanda centrale del testo arriva subito: se il modello ritratto nell'opera è il soggetto dell’arte, allora non è proprio egli stesso Arte? E quindi, chi è l’opera? Chi è l’artista? Il soliloquio diventa presto un surreale dialogo tra il fanciullo dipinto e il suo creatore (entrambi interpretati da Marco Celli), due voci che si sovrappongono, due anime, Caravaggio e Minniti, che condividono la stessa cornice e lo stesso eterno destino. Presto i ruoli si invertono e il Minniti ritratto da Caravaggio lascia il posto al Minniti pittore quando, come in un gioco di scatole cinesi, entra in scena un Gesù stravagante e sopra le righe accompagnato da un angelo desideroso di far peccato e da uno senza parole. Sono le tre creature di Minniti, i protagonisti del suo dipinto “Le Stigmate”.

Ad animare la scena/spazio espositivo arriveranno presto anche l'autoritratto di Van Gogh, una ballerina di Degas, un taglio di Fontana e Monna Lisa. Ognuno con dubbi e domande irrisolte sulla sua situazione e un punto di vista personalissimo sulla questione, chi perseguitato dalla vita eterna in una tela, chi rappresentato diverso da com'è, chi al di sopra della questione (perché nell'autoritratto pittore e modello coincidono!), chi grato - come la ballerina che vuol solo, sempre, ballare. Tutti consegnati alla fama da quelle pennellate.

In uno spazio d'azione ridotto, i quattro giovani attori dell'Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” sono bravi soprattutto per mimica facciale e gestualità. Marco Celli, a lungo immobile e perfetto nella postura del fanciullo, si fa apprezzare nel concitato doppio confronto Caravaggio/Minniti; Adalgisa Manfrida è l'angelo smanioso e passionale e poi la romantica, comica, fanciullesca ballerina di Degas; Grazia Capraro passa dall'angelo che si esprime a gesti ad un'inquieta Ophelia-Elizabeth Siddal; Michele Ragno, infine, sa ben esasperare gli aspetti caricaturali nei ruoli di Gesù e di Vincent Van Gogh rendendoli divertentissimi.

“La fanciulla con la cesta di frutta” è uno spettacolo giovane, fresco nella sua semplicità. Prende ritmo minuto dopo minuto, abbatte la barriera tra attori e pubblico e mantiene la verve fino al finale, riservato ad una Gioconda altera e lapidaria. E' un gioco teatrale, un racconto d'arte in forma moderna.

Andato in scena per la prima volta nella sua forma ridotta per la rassegna ContaminAzioni, festival di esperimenti teatrali degli allievi dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, lo spettacolo ha poi debuttato in forma integrale al Teatro dell’Orologio a settembre 2015.

 

Roma Fringe Festival 2016 - Villa Ada, via di Ponte Salario 28 (Roma)
Repliche dello spettacolo: palco B 2/9 ore 19.30, 5/9 ore 21.20, 6/9 ore 23.10
Biglietti: 6 € ogni spettacolo
Apertura botteghino: ore 18.30

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Marta Volterra, Ufficio stampa HF4
Sul web: www.villaada.org - www.romafringefestival.it

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