La dodicesima notte - Teatro Carignano (Torino)

Scritto da  Domenica, 31 Maggio 2015 

A seguito del successo riscosso nei maggiori teatri d’Italia, Carlo Cecchi approda al Teatro Carignano di Torino con “La dodicesima notte’’ di William Shakespeare, opera sulla quale il regista aveva già avuto occasione di riflettere nell’anno 1992. Lo spettacolo, che si avvale della brillante traduzione di Patrizia Cavalli, viene riproposto in un formato fresco e godibile grazie sopratutto a un cast di giovani attori che insieme concorrono a realizzare una piacevole commedia corale fondata sul gioco degli scambi e sull’equivoco. Una scenografia astratta composta da un minimale fondale nero viene animata dall’utilizzo di abiti colorati e dalla presenza di musicisti che concretizzano una commedia volutamente molto dinamica e leggera, che rifugge dalla pretesa di essere realistica o illustrativa. La follia che percorre l'intero spettacolo trova il suo capro espiatorio nel più pazzo dei personaggi, il maggiordomo Malvolio, interpretato dal bravissimo capocomico Carlo Cecchi, che porta in scena un personaggio eternamente in bilico tra il comico e il drammatico. L’immancabile lieto fine vedrà l’inganno vinto dalla forza dell’amore.

 

Produzione Marche Teatro teatro stabile pubblico
in collaborazione con Estate Teatrale Veronese presenta
LA DODICESIMA NOTTE
di William Shakespeare
traduzione Patrizia Cavalli
regia Carlo Cecchi
con Remo Stella, Giuliano Scarpinato, Rino Marino, Eugenia Costantini, Davide Giordano, Federico Brugnone, Barbara Ronchi, Daniela Piperno, Vincenzo Ferrara, Loris Fabiani, Carlo Cecchi, Giuliano Scarpinato, Dario lubatti
disegno luci Paolo Manti
musicisti Luigi Lombardi d’Aquino, Sergio Colicchio, Alessandro Pirchio, Alessio Mancini, Daniele D’Ubaldo
musiche di scena Nicola Piovani
scena Sergio Tramonti
costumi Nanà Cecchi
disegno luci Paolo Manti

Personaggi e interpreti
Orsino, Duca d’Illiria: Remo Stella
Valentino, gentiluomo al servizio del Duca: Giuliano Scarpinato
Ufficiale al servizio del Duca: Rino Marino
Viola, poi Cesario: Eugenia Costantini
Sebastiano, fratello gemello di Viola: Davide Giordano
Capitano della nave naufragata: Rino Marino
Antonio, altro capitano di mare e amico di Sebastiano: Federico Brugnone
Olivia, Contessa: Barbara Ronchi
Maria, sua cameriera personale: Daniela Piperno
Sir Toby, zio di Olivia: Vincenzo Ferrera
Sir Andrew, protetto di Sir Toby: Loris Fabiani
Malvolio, maggiordomo di Olivia: Carlo Cecchi
Fabian, al servizio di Olivia: Giuliano Scarpinato
Feste, buffone di Olivia: Dario lubatti

 

Carlo Cecchi, dopo il successo riscosso nei maggiori teatri d’ Italia, porta al Teatro Carignano di Torino la sua personale rivisitazione de “La dodicesima notte’’. Il testo è definito dalla maggior parte degli studiosi come esempio di commedia perfetta, per merito del suo calibrato gioco di scambi, inganni ed equivoci che crea una trama ricca di intrecci e colpi di scena, i quali si risolvono abilmente in un epilogo in cui trionfa il tanto atteso lieto fine.

Lo spettacolo si avvale di una scenografia molto semplice e minimale, caratterizzata da un fondale nero come la notte e da una pedana rotante centrale che diviene la principale metafora del gioco dello scambio che muove l’intera vicenda, stratagemma già utilizzato dallo stesso Cecchi sei anni prima nello spettacolo di Pirandello “Sei personaggi in cerca d' autore’’. Da entrambi i lati della pedana, parzialmente visibili al pubblico, siedono i musicisti che eseguono dal vivo le composizioni di Nicola Piovani, che si sposano perfettamente con le parole rotonde e giocose che caratterizzano la traduzione di Patrizia Cavalli.

L’utilizzo della musica costituisce uno degli aspetti più significativi dello spettacolo, da semplice sottofondo di accompagnamento viene elevata a motore portante della messinscena, tanto da venir utilizzata dagli attori per esporre al pubblico le proprie riflessioni nei confronti della vicenda. L’ambientazione buia e scura è inoltre animata ed impreziosita dall’utilizzo di costumi variopinti (realizzati da Nanà Cecchi) che concretizzano quell’idea di carnevale che Carlo Cecchi tanto ricerca per tutta la durata della rappresentazione. L’impatto visivo appare dunque volutamente astratto e posticcio ma possiede tutte le caratteristiche di un gioco che non vuole essere assolutamente nascosto allo spettatore, ma che al contrario intende invece mostrare tutti i propri trucchi.

Il nucleo del racconto scespiriano è universalmente conosciuto. In un terribile naufragio la giovane Viola approda nella regione balcanica dell' Illiria senza il suo fratello gemello con il quale era partita e, per sopravvivere, decide di entrare alle dipendenze del Duca Orsino, in quanto lo considera uomo valoroso e saggio. In questo frangente Viola decide di travestirsi da uomo e di farsi chiamare Cesario; in questo modo riesce a diventare paggio del Duca, del quale però finisce per innamorarsi. Il Duca è tuttavia invaghito della Contessa Olivia e utilizza Cesario/Viola per recapitarle dei messaggi d’amore. Disgraziatamente la Contessa si innamorerà proprio di Cesario e Viola si ritroverà così al centro di un bizzarro triangolo amoroso. Un inaspettato colpo di scena fa poi arrivare in Illiria il fratello gemello di Viola, Sebastiano, in realtà anche lui sopravvissuto al naufragio; i due fratelli si ricongiungono e Viola potrà finalmente confessare il suo amore al Duca mentre la Contessa vivrà felice insieme a Sebastiano.

Barbara Ronchi, prestando il proprio volto alla Contessa Olivia in maniera impeccabile e delineandolo come personaggio dalle molteplici sfumature, risulta essere una delle interpreti più convincenti dello spettacolo; Remo Stella ed Eugenia Costantini, seppur attori conosciuti e apprezzati, abbracciano invece una recitazione più monocorde ed eccessivamente sicura nei panni del Duca e di Viola, dimenticando quella dimensione comica sottesa allo spettacolo che avrebbe richiesto un registro interpretativo più pazzo e frizzante.

Questa vicenda viene considerata consuetamente come plot principale ma Carlo Cecchi, come egli stesso spiega nelle note di regia, decide volutamente di conferire maggiore importanza alla sotto-trama del racconto, che considera addirittura più importante e interessante del filone principale: si tratta delle vicende che si intrecciano alla Corte di Olivia, dove lo zio ubriacone, il cretino di campagna, la dama di compagnia e il folle decidono di giocare un tiro mancino al maggiordomo Malvolio, personaggio antipatico e arrogante che non perde occasione per mettersi in mostra e per considerarsi superiore ai propri compagni. Gli amici architettano così di far trovare al maggiordomo una finta lettera d’amore in cui la contessa esprime tutto il suo passionale amore nei suoi confronti.

La scelta di attribuire minore importanza all’equivoco amoroso per concentrarsi maggiormente sul vero nucleo comico della vicenda costituisce senza dubbio la carta vincente dello spettacolo, in quanto materializza in scena un carnevale animato da veri e propri personaggi-maschere: allegri, leggeri e bravissimi a portare avanti quel gioco di spassosi fraintendimenti che si pone alla base dell’intera rappresentazione. Le prove recitative offerte in questo secondo filone risultano più incisive rispetto al primo, specialmente nel caso dei ruoli di Sir Toby e Sir Andrew, interpretati da Vincenzo Ferrera e Loris Fabiani, che delineano due personaggi comici e brillanti, colpevoli solo in alcuni passaggi di esser eccessivamente caduti nella tentazione della macchietta. Non da meno anche l’interpretazione di Dario lubatti (il folle), la cui recitazione risulta a metà strada tra quella della maschera napoletana e quella malinconica dei personaggi da tragedia.

Il vero mattatore dello spettacolo è però Carlo Cecchi, nel ruolo del maggiordomo Malvolio, il quale viene delineato come un personaggio talmente pomposo e superbo da divenire in definitiva un riuscitissimo carattere da farsa; la sua recitazione sin dalle prime battute riesce a dipingere di un tocco più frizzante e leggero un lavoro teatrale dallo stile sino a quel momento non compiutamente inquadrabile. Lo stesso Cecchi ha affermato più volte che l’aspetto interessante del suo ruolo risiede proprio nell' essere lo snob, l’antipatico e alla fine l’unico capro espiatorio e unico personaggio drammatico.

Lo spettacolo, pur ricco di premesse e caratterizzato da aspetti enormemente interessanti ed originali, lascia però in qualche modo il nucleo shakespeariano nascosto sotto la superficie senza riuscire ad esprimere appieno il suo grande potenziale.


Teatro Carignano - Piazza Carignano, 6, 10123 Torino
Per informazioni e prenotazioni: telefono 011/5169555 - numero verde 800235333
Orario spettacoli: martedì e giovedì ore 19.30; mercoledì, venerdì, sabato ore 20.45; domenica ore 15.30; lunedì riposo
Biglietti: Settore A intero € 36, ridotto di legge (under 25 – over 60) € 33; Settore B intero € 30, ridotto di legge (under 25 – over 60) € 27
Durata: 2 ore e 30 minuti con intervallo

Articolo di: Michela Bottanelli
Grazie a: Carla Galliano, Ufficio stampa Fondazione del Teatro Stabile di Torino
Sul web: www.teatrostabiletorino.it

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