La distanza da qui - Teatro Sala Uno (Roma)

Scritto da  Sabato, 12 Aprile 2014 

Dal 4 al 13 aprile. Sullo sfondo dell’implacabile povertà di prospettive esistenziali e dell’alienazione socio-culturale di una periferia degradata, si dipanano le drammatiche vicende che precipiteranno un microcosmo familiare e i satelliti che vi gravitano attorno in una spirale senza uscita di sofferenza, violenza ed auto-annientamento, sino ad una disgregazione progressiva ed ineluttabile. Neil LaBute con “La distanza da qui” affonda uno sguardo disincantato e provocatorio nel lacerante vuoto di valori della cultura americana, nelle derive ad aberrazioni indotte dalla crescita in un contesto abitativo disagiato in adolescenti completamente abbandonati a loro stessi, privi di aspirazioni, principi e sostegno. Il collettivo Drao - giovane compagine impegnata nella promozione e distribuzione di opere di discipline artistiche eterogenee, animata da intenso entusiasmo, desiderio di sperimentazione e scambio reciproco tra i suoi componenti - magistralmente diretto da Marcello Cotugno, porta in scena nella suggestiva cornice del Teatro Sala Uno uno spaccato di vita realistico e lancinante, attraverso un'opera di drammaturgia contemporanea di rara virulenza ed originalità.

  

 

LA DISTANZA DA QUI
di Neil LaBute
traduzione Marcello Cotugno e Gianluca Ficca
con (in o.a.) Elia Bei, Federica Carruba Toscano, Alessandro Formica, Alessia Giuliani, Alessandro Lui, Rachele Minelli, Sara Pantaleo, Enrico Sortino
regia Marcello Cotugno
aiuto regia Nicole Calligaris, Beatrice Tomassetti
scenografia Francesco Scandale
disegno luci Giuseppe Romanelli
costumi Cecilia Iommi
colonna sonora a cura di Music#Theatre

 

 

DistanzaL' intreccio narrativo, sufficientemente aggrovigliato e denso di efficaci espedienti e imprevedibili virate a sorpresa da avvincere saldamente l'attenzione dello spettatore, prende corpo in un non meglio precisato contesto suburbano, tra centri commerciali, fast food, aree di parcheggio e appartamenti trasandati dove tutto si respira fuorchè un'idillica atmosfera da nido familiare.


Ne è protagonista l'adolescente Darrel (Alessandro Lui), bulletto improvvisato che nasconde dietro una corazza di intemperanza e trasgressione un coacervo di fragilità e cicatrici mai risanate; facciamo la sua conoscenza incontrandolo, sin dall'incipit del racconto, al fianco dell'amico fraterno di sempre Tim (Elia Bei), ragazzo più mite e introverso, dall'animo generoso e sempre disponibile, timoroso nel rapportarsi con il gentil sesso, in pratica l'esatto rovescio della medaglia rispetto all'amico guascone e fin troppo sicuro di sè. Nella prima scena li scorgiamo allo zoo - location che riaffiorerà a più riprese nel corso delle vicende, sino all'epilogo in cui verrà proprio qui simbolicamente a chiudersi il cerchio - dinanzi alla gabbia degli scimpanzè che vengono da loro goffamente sbeffeggiati; stufi di questo inconcludente passatempo, raggiungono il centro commerciale dove Darrel dovrebbe incontrare la fidanzata Jenny (Rachele Minelli), alla quale lo lega un rapporto burrascoso, tempestato di troppi silenzi e incomprensioni, infestato da inquietanti fantasmi del passato che non tarderanno a fare ritorno.


Se questo legame d'affetto si palesa immediatamente come ormai logoro, forse addirittura già prossimo al capolinea, non meno confortante appare il retroterra domestico del protagonista. La madre Cammie (Alessia Giuliani) mostra nei suoi confronti una raggelante indifferenza, troppo impegnata a tentare strenuamente di mandare avanti la baracca e soprattutto a gozzovigliare col giovane ed appassionato amante Rich (Enrico Sortino). Quest'ultimo, reduce da un passato in guerra che l'ha segnato profondamente ed oppresso dai sacrifici della sua quotidianità di operaio, tra le mura casalinghe assume un ruolo dominante, non scevro di volgarità e violenza, millantando un'attenzione alle dinamiche familiari e una volontà di conquistare l'amicizia e fiducia di Darrel, che scopriremo essere solo una facciata di apparenza eretta per nascondere ben altre inconfessabili verità. Infine, a stravolgere ulteriormente gli equilibri già precari di questo gruppo di individui molto difficilmente etichettabile come "famiglia", l'invasione della sorellastra Shari (Federica Carruba Toscano) con neonato al seguito; il bambino, il cui padre si è rapidamente dissolto nel nulla o forse non è mai stato neppure identificato con sicurezza, annienterà gli estenuati nervi di coloro che lo circondano con il proprio ininterrotto pianto, unico strumento per attirare l'attenzione e le coccole che nessuno gli riserva, neppure la madre distratta da giorni che si trascinano in una frustrante indolenza, privi del benchè minimo obiettivo. Ma forse ad annientare in maniera ben più radicale la stabilità in bilico di queste anime insofferenti non saranno i naturali strepiti di una creatura indifesa, ma piuttosto l'egoismo ed il carnale infantilismo della sua prorompente mammina...


DistanzaUn sotterraneo torrente di tensione, menzogne, rabbia e brutalità serpeggia inesorabile annodando i destini di tutti i personaggi, pronto a esondare drammaticamente: in maniera del tutto fortuita Darrel scopre, da un improbabile quanto grottesco impiegato di un canile (Alessandro Formica), che la sua ragazza Jenny alcune estati prima l'ha tradito e a testimoniare questo imperdonabile affronto esisterebbe addirittura un video porno in cui lei , consenziente, dopo l'atto sessuale viene picchiata con una gragnuola di pugni sferrati selvaggiamente nel suo stomaco. Questa rivelazione devasta la debole psiche del giovane protagonista il quale, in un cortocircuito di follia e disperazione, pur di arrivare ad una confessione da parte di Jenny, la convoca assieme a Tim allo zoo di fronte alla vasca dei pinguini: in una borsa sportiva ha adagiato l'indifeso neonato e, se non gli verrà raccontato esattamente cos'è accaduto, minaccia di scagliarlo furiosamente nelle gelide acque della vasca; la verità risulterà però ancor più atroce di quanto presagito: una gravidanza non voluta, la subitanea decisione di interromperla, il sesso come merce di scambio per ripagare gli animaleschi pugni che conducano al desiderato aborto. Accontentato nel suo bisogno di chiarezza ma non potendo sopportare il devastante impatto di questa scoperta, il ragazzo condannerà comunque il fagottino a morte ineludibile, dandosi immediatamente dopo ad una fuga senza ritorno che lo porti ad una necessaria e salvifica "distanza da qui".


Ad alleviare l'insostenibile senso di dolore e sconfortante rassegnazione che permea questo epilogo senza margini di speranza o redenzione, la scena conclusiva: Jenny e Tim si danno appuntamento nuovamente all'infausto zoo, per tentare quanto meno di recuperare il corpicino inanimato dell'innocente sacrificato sull'altare di una società priva di valori, umanità e rispetto per le basilari esigenze dell'individuo. Un incontro che sembra suggerire lo scaturire di un barlume di affetto e comunione emotiva, che forse consentirà di squarciare l'ottundente coltre di angoscia che li attanaglia e andare oltre, offrendo una seconda possibilità, un riscatto che in fondo già avevano da lungo tempo inconsciamente ricercato.


Un testo teatrale indubbiamente complesso, per articolazione, tematiche e linguaggio drammaturgico: Neil LaBute, come di consueto, non concede sconti nell'addentrarsi tra i più labirintici vicoli ciechi delle passioni umane; come contraltare, lo spettatore che sappia abbandonarsi alla sua arte con la giusta ricettività ed apertura mentale, può esser certo che riceverà in cambio un livido e realistico ritratto dei nostri tempi, delle assurdità e devianze che distorcono le relazioni affettive, finanche i più ancestrali legami tra madre e figlio, sotto l'influenza di una crisi economica, sociale ed esistenziale di proporzioni pandemiche.


DistanzaLa traduzione di Marcello Cotugno e Gianluca Ficca preserva intatta la potenza espressiva del testo originale "The Distance From Here" del 2002, mentre la regia dello stesso Cotugno ne esalta i tratti essenziali, con talune pennellate di originalità: i dialoghi incalzanti e corrosivi che forse rappresentano l'elemento più caratteristico dello stile di LaBute; la fine caratterizzazione con cui vengono delineati tutti i personaggi, anche quelli minori, contrapponendo alla brutalità delle loro parole ed azioni, degli istantanei palpiti di delicatezza, riflessione e commozione che li arricchiscono di sfumature e complessità; estrosa ed indubbiamente particolare l'idea di lasciare in scena gli attori durante l'intervallo tra i due atti, a riposare sdraiati in giacigli improvvisati, per poi risvegliarsi con profumate tazze di caffè caldo all'inizio del secondo segmento dello spettacolo.


Mirabile la calibrata orchestrazione tra tutti gli elementi della messa in scena, dalle luci di Giuseppe Romanelli che prediligono colori acidi tra il ghiaccio ed il verde perfettamente congeniali alle atmosfere lisergiche delle vicende narrate, alla colonna sonora a cura di Music#Theatre che dirompe nella dicotomia tra l’hard rock degli ACDC, il grunge dei Nirvana e le sonorità più rarefatte di Nils Frahm ed Olafur Arnalds, dai costumi di Cecilia Iommi che ben descrivono l'ordinaria quotidianità in un contesto di marginalità periferica sino alla scenografia di Francesco Scandale che si plasma e rimodella continuamente sotto l'occhio dello spettatore, smontata e rimontata con fluidità dagli stessi attori a sottolineare un piacevole senso di artigianalità del vissuto scenico.


I giovani interpreti appartengono tutti al Collettivo Drao (ad eccezione di Alessia Giuliani, interprete, tra l’altro, di "Bash", primo testo di LaBute portato in Italia da Cotugno nel 2001), realtà che sta conquistando sempre maggiori visibilità ed apprezzamento grazie al talento dei suoi componenti e alla loro capacità di lavorare in sinergia prefiggendosi un obiettivo artistico comune. In "La distanza da qui" dimostrano tutti grande generosità sul palcoscenico, intensità nell'aderire al sofferto vissuto dei personaggi di LaBute e solida credibilità attoriale. In particolare meritano un vigoroso elogio le interpretazioni dei due protagonisti Alessandro Lui - che veste i panni di Darrel con persistente tensione recitativa, ricchezza di sfumature ed un carisma davvero sorprendente, vista la giovanissima età - ed Elia Bei - che dimostra grande sensibilità nell'accostarsi alle innumerevoli sfaccettature del personaggio di Tim. Un plauso anche a Federica Carruba Toscano - sensuale, ironica e capace di gestire con grande agilità interpretativa il repentino cambiamento di registro che contraddistingue il personaggio di Shari - e ad Enrico Sortino - che, sotto la superficie di macho donnaiolo e ruvido di Rich, svela tutta la sua forza e versatilità attoriale allorchè in un toccante monologo rievoca i giorni trascorsi in guerra, ricordando più che le sanguinose battaglie le colorate vetrine dei giocattolai artigiani di quelle terre lontane e gli aquiloni fatti innalzare vertiginosamente in cielo. Infine come non citare il cameo esilarante offerto da Alessandro Formica nel ruolo dello strampalato, e forse anche vagamente pericoloso, commesso di un canile; un personaggio che stempera ottimamente la drammaticità del punto di snodo della narrazione che lo vede protagonista, regalando fragorose risate al pubblico.


Distanza

 

"La distanza da qui" costituisce un perfetto esempio di tutto ciò che il teatro dovrebbe essere: un perfetto connubio tra un testo di qualità, una regia attenta e creativa ed interpreti capaci di coniugare spessore recitativo e contagioso entusiasmo. Assolutamente da tenere d'occhio dunque gli artisti di Drao, che sicuramente sapranno sorprenderci nuovamente con i prossimi passi del loro percorso, tra cui ricordiamo:


- "Belena" - regia di Gianni Spezzano, con Alessandro Formica; corto teatrale in scena lunedì 14 aprile ore 17.30 al Teatro Argot Studio (Roma)


- "La settima verità" - regia di Gianni Spezzano, con Alessandro Lui; corto teatrale in scena mercoledì 16 aprile ore 17.30 al Palazzo Braschi (Roma)


http://www.saltinaria.it/news-spettacoli/teatro-news/all-in-chiamata-alle-arti-under-25-dominio-pubblico.html


- "Battuage", secondo spettacolo della compagnia Vuccirìa Teatro (di cui fanno parte i membri di Drao Joele Anastasi, Enrico Sortino e Federica Carruba Toscano), in scena al Teatro dell'Orologio (Roma) dal 2 al 4 maggio nell'ambito della rassegna Dominio Pubblico


http://www.saltinaria.it/news-spettacoli/teatro-news/vucciria-teatro-debutta-battuage-teatro-orologio-roma.html

 

 

 

 

Teatro Sala Uno - Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/70475672, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: ore 21, domenica ore 18

 

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Dalila Romeo
Grazie a: Ufficio stampa Antonino Pirillo
Sul web: www.drao.it - www.salauno.it

 

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP