La coscienza di Zeno - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Alice Palombarani Domenica, 07 Aprile 2013 

Dal 2 al 14 aprile in scena al Teatro Quirino “La coscienza di Zeno”, di Tullio Kezich, per la regia di Maurizio Scaparro, con Giuseppe Pambieri nel ruolo del protagonista sveviano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Compagnia del Teatro Carcano presenta
Giuseppe Pambieri in
LA COSCIENZA DI ZENO
di Tullio Kezich
dal romanzo di Italo Svevo
con Enzo Turrin, Giancarlo Condè
e con (in ordine alfabetico) Silvia Altrui, Livia Cascarano, Guenda Goria, Marta Ossoli, Antonia Renzella, Raffaele Sinkovic, Anna Paola Vellaccio, Francesco Wolf
scene Lorenzo Cutuli
costumi Carla Ricotti
musiche Giancarlo Chiaramello
regia Maurizio Scaparro

 

 

Lo spettacolo in scena al Quirino è la trasposizione in chiave teatrale del romanzo di Italo Svevo. Il dramma è una retrospettiva della vita di Zeno che, per obbedire allo psicoanalista, si sforza di ricostruire il proprio passato; alternando momenti di lucidità ad altri di follia, egli confessa le proprie intenzioni in un misto di realtà e menzogna.
La struttura drammaturgica non è lineare ma si spezza in tanti momenti quanti sono le scene: cominciando con una scena cornice in cui Zeno racconta allo psicoanalista la propria vita, si passa al ritiro da parte del dottore, o meglio al suo allontanamento dalla mente dello stesso Zeno, la quale può ora estendersi all’intero palco. La vita del protagonista riaffiora continuamente: i ricordi prendono forma facendo rivivere i fantasmi del passato; sarà con loro che Zeno dovrà fare i conti.
Ecco quindi la ricostruzione dei rapporti col padre, del vizio del fumo, dell’amicizia con il perfetto borghese Giovanni Malfenti, dell’innamoramento per Ada e Augusta, della (finta) amicizia con il giovane e audace Guido Speier verso cui, in realtà, Zeno nutre inconsci impulsi ostili. Facendo leva sui comportamenti ambigui del protagonista, l’attore Giuseppe Pambieri riesce a far emergere il senso di colpa del personaggio; colpa che affligge uno Zeno dedito alla costruzione di alibi con l’intento di pacificare la propria coscienza, nascondendo e giustificando gli impulsi assassini verso Guido.
L’effetto straniante della “malattia” di Zeno in contrasto con la perfezione borghese evidenzia quanto la presunta “sanità” sia fuorviante, punto d’orgoglio su cui incardinare le proprie certezze, incrollabili e al contempo fragili.
La capacità di Zeno di manipolare le scene a proprio piacimento, in quanto l’intero spettacolo è un viaggio all’interno della sua psiche, giustifica il congelamento dell’azione, permettendo di aggiungere un po’ di brio alla rappresentazione. Le questioni dell’adattamento e della suddivisione in scene avrebbero potuto fornire nuove chiavi di lettura e l’opportunità di creare un dramma fedele al testo e assieme inedito, tuttavia sembra che sia stata preferita la strada della conformità all’originale, per un dramma che evita di rileggere il romanzo con occhio nuovo; da qui la cadenza troppo regolare delle scene, talvolta prevedibili, che si susseguono.
La scarsa spontaneità della recitazione ha avuto tuttavia la capacità di captare l’atmosfera rigida e contegnosa della Trieste di inizio Novecento, e l’esclamazione sveviana “la vita non è né brutta né bella, ma è originale!” potrebbe apparire come uno slogan. La scenografia è funzionale e dà forma alla metafora di “apertura” della mente al pubblico, annunciando i quadri che sono contraddistinti da vasti elementi scenografici.
La dichiarazione della presunta guarigione da parte di Zeno, al termine della confessione, permette una finale identificazione tra personaggio e scrittore, dando luogo a una lucida e terribile riflessione sulla natura parassita dell’uomo costruttore di ordigni; la predizione di una catastrofe cosmica che disinfetterà la Terra, riducendola a una nebulosa vagante nello spazio, è un dramma nel dramma, una punta di diamante degna di nota che dà vita a un momento di grande tensione e pathos.
“La coscienza di Zeno” indaga il confine tra malattia e normalità, tema caro agli scrittori del Novecento che ci trascina verso Pirandello e Joyce, rivelando l’insicurezza e l’angoscia umana e l’opera laboriosa di continuo inganno con cui giustifichiamo noi stessi.
Forse che il segreto della follia stia nel fingere di essere sani?

 

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
numero verde 800013616, botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, giovedì 4 e mercoledì 10 ore 16.45, venerdì 5 ore 16.45 e ore 20.45, giovedì 11 ore 16.45 e ore 20.45, sabato 13 ore 16.45 e ore 20.45, tutte le domeniche ore 16.45
Biglietti: platea € 32 (ridotto € 27), I balconata € 26 (ridotto € 22), II balconata € 21 (ridotto € 18), galleria € 15 (ridotto € 12)

 


Articolo di: Alice Palombarani
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio Stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

 

 

 

 

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