La commedia di Gaetanaccio - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Domenica, 24 Febbraio 2019 

Dal 19 febbraio al 10 marzo. Debutto nazionale al Teatro Eliseo, 40 anni dopo la prima rappresentazione, per “La Commedia di Gaetanaccio” del grande Luigi Magni. Una classica commedia musicale in romanesco, dal sapore amaro e sarcastico, con Giorgio Tirabassi e Carlotta Proietti divisi tra Fame, Amore e Morte in una Roma antica e sempre attuale.

 

Produzione Teatro Eliseo presenta
Giorgio Tirabassi e Carlotta Proietti in
LA COMMEDIA DI GAETANACCIO
di Luigi Magni
musiche originali Gigi Proietti, Piero Pintucci, Luigi Magni
con Carlo Ragone, Elisabetta De Vito, Daniele Parisi, Marco Blanchi, Enrico Ottaviano, Matteo Milani, Pietro Rebora, Martin Loberto e Viviana Simone
musicisti in scena Massimo Fedeli (piano e fisarmonica), Diego Bettazzi (clarinetto/flauto), Stefano Ratchev (violoncello), Claudio Scimia (violino/chitarra), Alessandro Vece (violino/mandolino/piano)
costumi e burattini Santuzza Calì
scene Fabiana Di Marco
light designer Umile Vainieri
sound designer Manuel Terralavoro
vocal coach Maestro Massimo Fedeli
coreografie Ilaria Amaldi
regia Giancarlo Fares

 

La storia di Gaetanaccio, burattinaio ambulante realmente esistito nella Roma papalina, torna a vivere sul palco a quarant'anni dalla prima, famosa e unica edizione di un classico della tradizione popolare. Gigi Proietti, che nel 1978 al Teatro Brancaccio ne fu regista, compositore delle musiche e protagonista, oggi, la sera del debutto, siede in platea per assistere a questa storica ripresa e per applaudire la propria figlia, Carlotta Proietti, convincente nei panni della protagonista femminile, e un simpatico e perfetto Giorgio Tirabassi in quelle che furono le sue vesti. Undici attori e cinque musicisti in scena, ricchi costumi, colori e l'attenta regia di Giancarlo Fares per uno spettacolo di qualità, nella più classica tradizione della commedia musicale italiana. E naturalmente, prima di tutto il resto, il testo perfetto di Luigi Magni, colto e popolare, leggero seppur pieno di rimandi e citazioni, ironico e amaro. In ogni scena e battuta sono vividi i tratti distintivi del grande autore: la ricostruzione d'epoca in costume di una Roma raccontata tra satira e analisi storica, il dialetto romanesco, un affresco di personaggi che si muovono tra cinismo e buoni sentimenti, l'ironia popolana sempre sottesa di una vena malinconica, le condizioni miserabili del popolino sopraffatto dagli abusi del potere e del clero corrotto, mentre il Tevere scorre eterno e accoglie chi non ce la fa. Le musiche originali dello stesso Magni, di Proietti e di Piero Pintucci, eseguite dal vivo, allo stesso modo mescolano dialetto, toni allegri e temi amari, risultando più efficaci nei momenti più intimi e drammatici, come nella “Ninna Nanna senza cena”, in “Me viè da piagne” o nel “Tango della morte”.

Giorgio Tirabassi che, ottimo nel ruolo, oltre all'esperienza ha la classica ironia romana e rimanda di tanto in tanto ai toni ben noti del suo predecessore, interpreta il protagonista. Ghetanaccio, ispirato al vero Gaetano Santangelo, era un burattinaio romano dell'epoca, abituato a portare il suo castello di marionette sempre in giro per palazzi e piazze per intrattenere popolani, nobili e prelati con spettacoli fatti di battute scurrili, spirito popolare e allusioni poco velate ai potenti del tempo che molto spesso gli causarono la prigione. Una vita di stenti e “una fame, poveraccio, che se la vedeva coll’occhi”, eppure Gaetanaccio non perde la speranza, non smette di intonare serenate sotto la finestra della sua Nina né di sognare un futuro d'amore con lei, non scende a compromessi, non si piega davanti al potere e all'ingiustizia, persevera nel voler vivere di arte e di teatro nonostante i divieti imposti, viene arrestato, prende continuamente bastonate eppure resta spavaldo, irriverente, giocoso.

Nina, attrice in cerca di fortuna e innamorata di Gaetanaccio, è una popolana, sognatrice e di buon cuore seppur concreta e ferma davanti alla durezza della vita. In Carlotta Proietti trova la giusta indole e un'interpretazione naturale e convincente anche nel canto. Insieme, Nina e Gaetanaccio, condividono la Fame - bisogno primario quanto l'Amore - resistono, lottano, cercano la vita, nonostante tutto, e aspirano alla bellezza e alla poesia come unica salvezza.

È buono il lavoro d'insieme degli attori, anche se un apprezzamento particolare meritano Elisabetta De Vito che con bella voce e interpretazione dà corpo alla Morte, entità estratta ma presenza reale che compare inesorabile e ironica a monito di una vita fugace e che altrettanto ironicamente viene schivata, e Carlo Ragone che veste la maschera di Fiorillo, “figlio” di Pulcinella, che piomba a casa di Gaetanaccio come voce della coscienza ed ha le movenze di una vera marionetta.

E, poveri potenti corrotti ingenui che siano, marionette sono un po' tutti i personaggi: i pupazzi che il burattinaio fa muovere nei suoi spettacolini per gridare il proprio dissenso (così come anche il vero Ghetanaccio che creò e rese famosa la maschera di Rugantino) e i burattini viventi, manovrati dal potere o nascosti dietro maschere di facciata. Una similitudine che trova conferma nei bellissimi burattini (opera di Santuzza Calì) che d'impatto sul finale calano dall'alto, spiccatamente uguali ai personaggi. Interessante in questo senso anche la bella scenografia curata da Fabiana Di Marco che ricostruisce ponti e fiume, palazzi e interni, e che racchiude il tutto in una sorta di evocativa cornice, come una scena nella scena all'interno della quale si muovono gli attori, nei bei costumi di Santuzza Calì e nelle coreografie semplici e mirate di Ilaria Amaldi.

In fondo, comunque, l'intero spettacolo e testo di Magni sono anche un atto d'amore verso il Teatro che per Gaetanaccio, per Nina, per tutti i miseri teatranti, e anche per noi, rappresenta la fantasia, la poesia, la libertà di esprimersi, di essere altro, di sognare, arte da salvare e non abbandonare. C'è un finale felice, quindi, che sconfigge la morte e festeggia la vita e che arriva dopo l'accusa verso una giustizia oppressiva e che nel prologo, con l'annuncio dell'editto papale a proibire ogni attività ritenuta sovversiva e inutile, aveva mostrato una sconcertante attualità di temi. Ieri e oggi, diverse epoche e linguaggi, precise questioni.

“Sudditi fedeli, sete richiamati alla penitenza e al ravvedimento. Penitenza perché tutti, più o meno, avete sbajato a sottovalutà er pericolo. Ravvedimento perché, sia pure scausalmente, con atteggiamenti leggeri e permissivi, ne avete fatorito il dilagarsi. In conseguenza, è reso obbligatorio il precetto pasquale… Sono proibite alle donne le vesti attillate perché invereconde, la vaccinazione delle crature perché diabolica e l’innesto delle piante, perché alterando il disegno armonico del creato, è contronatura. Ma, soprattutto, vengono soppresse tutte quelle presunte attività culturali le quali che, quando va bene, non servono a gnente”.

 

Teatro Eliseo - Via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: lunedì ore 13/19, dal martedì al sabato ore 10/19, domenica ore 10/16
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20; mercoledì e domenica ore 17; sabato 23 febbraio doppio spettacolo ore 16 e ore 20
Biglietti: da 15 € a 35 €
Durata spettacolo: 2 ore compreso intervallo

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Maria Letizia Maffei e Antonella Mucciaccio, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.com

TOP